1 Marzo 2011

Sportello Civis: Educazione ambientale

L’educazione ambientale è il proposito organizzato di
insegnare la struttura e l’organizzazione dell’ambiente naturale e, in
particolare, educare gli esseri umani a gestire i propri comportamenti
in rapporto agli ecosistemi, allo scopo di vivere in modo sostenibile,
senza cioè alterare del tutto gli equilibri naturali, mirando al
soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la
possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie. I
temi dell’ambiente sono, dunque, strettamente legati con quelli dello
sviluppo economico e con la necessità di educare l’umanità a tenori di
vita rispettosi degli equilibri naturali. Risparmiare
energia vuol dire salvaguardare l’ambiente e l’educazione ambientale ci
insegna, appunto, a razionalizzare la gestione delle risorse
energetiche.

Tutto il mondo si sta svegliando per seguire un principio elementare: le materie prime e le risorse non sono illimitate ed eterne.
Gli Stati Uniti, non a caso, investono miliardi di dollari nella “Green
Economy” e nello sviluppo delle fonti di energie rinnovabili e
l’Europa, con il pacchetto clima-energia, 20/20/20 sta offrendo
consistenti incentivi allo sviluppo delle energie pulite invitando anche
il nostro paese, entro il 2010, ad alimentarsi per il 20% con fonti
rinnovabili, a ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra ed a
portare al 20% il risparmio energetico. Il nostro paese, inoltre, con la
sottoscrizione del protocollo di Kyoto, firmato nel 1997, si era
impegnato a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 6,5 rispetto
al 1990 ma si è ritrovata a consumarne circa il 10% in più per cause
inspiegabili. Ma senza oltrepassare la frontiera, anche la Comunità
Europea è intervenuta al fine di rendere più efficiente l’utilizzo dei
servizi energetici con la direttiva Europea 2006/32/CE, impegnando gli
stati membri ad adottare misure urgenti di risparmio energetico in grado
di abbattere i consumi del 9% dal 2008. Anche l’aumento del prezzo del
barile di petrolio ha stimolato le grandi potenze mondiali a ragionare
sulla diversificazione della produzione energetica che, oltre al
vantaggio ed alle colossali opportunità economiche, potrebbe incentivare
la creazione di numerosi posti di lavoro. Ma senza ragionare in termini
globali, ciascuno di noi, con piccoli accorgimenti quotidiani, potrebbe
realizzare consistenti risparmi energetici. Si pensi che, il 30% circa
dell’energia prodotta in Europa viene assorbita dal consumo energetico
di elettrodomestici ed ormai è argomento quotidiano che l’energia
prodotta con fonti fossili altera il clima perché comporta l’emissione
di gas in atmosfera. A tal fine, sono stati pubblicati, sul sito della
comunità europea, alcuni consigli ed idee per risparmiare energia e
risorse.

Uno strumento di risparmio, è il programma per telefonini mobGAS., in grado  di informare il consumatore  sul rapporto tra le attività quotidiane  e le emissioni di gas serra.
Il programma calcola e confronta le emissioni di gas serra e segnala la
valutazione del comportamento dell’utente secondo il protocollo di
Kyoto e l’impatto delle attività quotidiane (trasporti, cucina,
illuminazione, apparecchi elettronici) sull’ambiente, offrendo al
contempo, consigli pratici su come ridurre tale impatto.

La comunità europea, inoltre, ha lanciato nel 1992, per incoraggiare
la produzione e il consumo di prodotti e servizi ecologici nell’Unione
europea, il marchio comunitario di qualità ecologica, contrassegnati dal simbolo di un fiore.
Tutti i prodotti contrassegnati da questo marchio sono controllati da
organismi indipendenti, secondo rigorosi criteri ecologici e di
rendimento che tengono conto delle principali ripercussioni ambientali e
delle proprietà ecologiche del prodotto nel corso del suo ciclo di
vita. Tra i prodotti  figurano detergenti, elettrodomestici,
prodotti cartacei, tessili, casalinghi, prodotti per il giardinaggio,
lubrificanti, come pure servizi turistico-alberghieri ed in tale
contesto, nel 2009, la commissione ha premiato le imprese europee che
diffondono il messaggio ambientale. L’attribuzione del marchio negli
alberghi, indica che la struttura ricettiva limita il consumo di acqua e
di energia, riduce la produzione di rifiuti e utilizza fonti di energia
rinnovabili.

Ciò significa che una risposta educativa deve fondarsi,
prevalentemente, sul principio, come anticipato, che le risorse non sono
illimitate e che ogni spreco irrazionale deve essere obbligatoriamente
ridimensionato ai limiti consentiti dalla natura stessa.

L’educazione ambientale richiede, oltre all’investimento di denaro,
anche l’investimento di energia, le uniche fonti, forse, che non sono
sprecate e l’ambiente favorevole a tali cambiamenti, è, senza ombra di
dubbio, la scuola. Lo sviluppo, la crescita ed il riconoscimento
dell’importanza di maturare secondo un’etica ed una visione
“ecosistemica” potrebbe educare i giovani a riconoscere l’interazione
fra processi e percorsi soggettivi e sollecitazioni ambientali, al fine
di sviluppare una cultura ed una coscienza ecologica equilibrata.
Molte sono, quindi, le cause che ci inducono a ritenere che non bisogna
vivere nel privilegio di vedere le catastrofi dall’alto perché anche
piccoli gesti quotidiani contribuiscono a favorire e migliorare il
nostro vivere sociale. In primo piano, fare un acquisto consapevole
potrebbe diventare il punto di partenza ed il motore del proprio e
dell’altrui benessere, perché non basta fare bene ma bisogna anche farlo
bene. In tale direzione, la Comunità Europea ha introdotto ed
armonizzato le misure nazionali in relazione alla pubblicazione di
informazioni sul consumo di energia e di altri risorse essenziali degli
apparecchi domestici, permettendo al consumatore di scegliere gli
elettrodomestici sulla base della loro efficienza energetica.

La Direttiva Europea 92/75/CE (recentemente sostituita  dalla Direttiva 2010/30/CE) nello specifico, ha introdotto per ogni elettrodomestico, l’obbligo di una etichettatura con i relativi dati del consumo energetico. Tale
intervento consente ad ogni consumatore di valutare a priori e
confrontare il rapporto tra il prezzo di acquisto del bene con il
risparmio nel corso della vita media dell’elettrodomestico. Il risparmio
energetico ed economico di ogni famiglia, oltre che uno stile di vita,
deve diventare una battaglia morale che non si può combattere con i
guanti di seta, ma usando piccoli ed indispensabili accorgimenti
quotidiani, che vengono suggeriti per conseguire i migliori risultati.
Si pensi che ogni macchinario obsoleto consuma molto più di un
macchinario nuovo e che dall’efficienza degli elettrodomestici dipende
la possibilità di risparmiare una buona parte dell’energia media che una
famiglia consuma annualmente. Si stima, infatti, che circa il 66%
dell’energia disponibile nella materia prima, viene dispersa e la
corrente elettrica viene prodotta in centrali distanti dai luoghi di
consumo e causa perdite per circa il 7% del totale ma, considerando che
la felicità è frutto di sventure evitate, alcuni consigli potrebbero
ritornarci utili, realizzando immensi risparmi energetici ed economici.
Sostituire una lampadina ad incandescenza con una lampada a risparmio
energetico, consente di risparmiare sino all’80% circa di energia e se
utilizzata per 5 ore al giorno, potrebbe durare sino a 6/7 anni circa.
Si comprende che il costo iniziale comporta un risparmio di esercizio
molto più alto, riducendo, al contempo, le emissioni di anidride
carbonica.

Ed ancora l’acqua potabile. Il D.Lgs. 31/2001, recependo la direttiva europea 98/83/CE, disciplina il campo delle acque potabili e definisce anche i criteri ed i parametri analitici ai quali un’acqua deve uniformarsi per essere definita potabile.
Ebbene, se ognuno di noi facesse analizzare l’acqua dei nostri condotti
si potrebbe evitare inquinamento ambientale all’atto dello smaltimento
dei contenitori (vetro, plastica e cartone politenato). Infatti, una
bottiglia di plastica, se gettata nell’ambiente, a biodegradarsi impiega
sino a 450 anni  ed una bottiglia di vetro impiega sino a 4
secoli. Ed ancora, una gomma da masticare impiega ben 5 anni, una
lattina in alluminio 200 anni, una sigaretta con filtro in mare circa 5
anni, un sacchetto di plastica, sino a 1.000 anni, un pannolino usa e
getta sino a 450 ore, un barattolo, sino a 50 anni, un cartone del
latte, sino a 3 mesi, un giornale sino a 12 mesi ma per evitare di
inquinare l’ambiente basta un secondo. Insomma, la crisi mondiale è
direttamente proporzionale allo sviluppo economico che per sopravvivere
ha bisogno di un sempre maggior numero di scambi di beni e servizi. Per
scambiare un bene bisogna produrlo ed indi consumarlo e smaltirlo e lo
smaltimento dei rifiuti richiede l’impiego di ulteriore energia. Ma
tutto ha un limite, anche le passioni umane. Per conservare e
risparmiare le risorse naturali della Terra bisognerebbe ridurre
drasticamente la quantità delle scorie, l’inquinamento dell’aria e
dell’acqua e il riciclaggio dei rifiuti potrebbe
rappresentare una opportunità intelligente, anche per mettere a frutto
le nostre risorse creative. Anche la Comunità Europea promuove ed
incoraggia il settore del riciclaggio dei rifiuti al fine di reintrodurre
i rifiuti nel ciclo economico sotto forma di prodotti di qualità con
l’intento di introdurre criteri standard di efficienza per le operazioni
di recupero e criteri che permettano di distinguere i rifiuti dai
prodotti.

Oltre al discorso dei rifiuti, una fonte di inquinamento, sono le polveri sottili.
A Milano, per esempio, dal 2002 è migliorata la qualità dell’aria ma
rimane il problema, appunto, delle polveri sottili, derivanti
prevalentemente dal traffico e dal riscaldamento, che hanno superato i
limiti previsti anche dall’unione Europea. E’ stata, infatti, registrata
la concentrazione di PM 10 nell’intervallo tra 131 e 163 giorno, a
fronte del limite massimo previsto agli stati membri di 35 giorni
l’anno. Ridurre il traffico e quindi l’impiego di combustibili fossili,
potrebbe essere una valida soluzione. A tale proposito, è stato
elaborato, dall’associazione Amici della Terra Lombardia, il progetto Bici-mat,
ovvero l’utilizzo delle biciclette elettriche ricaricabili attraverso
la fonte solare, ovvero un pannello solare fotovoltaico (fonte “La città del Sole”, Equilibri).
Ciascuno di noi, quindi potrebbe contribuire con piccoli gesti a
migliorare il proprio stile di vita a partire, per esempio,
dall’utilizzo della bicicletta o dei mezzi pubblici come strumenti
alternativi all’auto. Per contribuire alla riduzione dell’inquinamento
bisognerebbe anche utilizzare con moderazione l’acqua in bottiglia
perché, per produrre e commercializzare l’acqua confezionata serve
energia e una volta usate, le bottiglie si trasformano spesso in
rifiuti. Tra gli altri suggerimenti “verdi” ciascuno di
noi dovrebbe preferire la doccia al bagno perché si realizza un consumo
fino a quattro volte inferiore di energia, non bisognerebbe lasciare
gli elettrodomestici in standby perché continuano a consumare energia ed
occorrerebbe staccare la spina del caricatore del cellulare perchè
consuma elettricità anche quando il telefono è scollegato.

Altro rimedio, relativo al riscaldamento, riguarda l’edilizia bio – energetica che consiste nell’utilizzo dell’involucro edilizio senza l’aggiunta di elementi estranei alla struttura architettonica.
Tale trasformazione del modo di costruire, potrebbe realizzare una vera
centrale solare mediante l’utilizzo di finestre semi riflettenti
aumentando le temperature superficiali delle pareti verticali. Altra
soluzione al consumo di energia combustibile per i riscaldamenti è il teleriscaldamento.
Nello specifico, tale rimedio è stato utilizzato nella provincia di
Milano e rappresenta un rimedio in grado di produrre minori emissioni di
CO2 e salvaguardare il pianeta da un potenziale e tanto discusso,
surriscaldamento globale e quindi cambiamento climatico. Si tratta,
infatti, di calore prodotto da un impianto di co-generazione a gas metano in grado di produrre energia e calore, simile alle fonti di energia “pulite” con un risparmio cifrato e registrato di circa 133 euro l’anno.

Dal punto di vista normativo, l’impatto ambientale è stato regolamentato con Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 numero 152, recante “Norme in materia ambientale”, in attuazione della legge 15 dicembre 2004, n. 308. La normativa in esame disciplina  le
procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la
valutazione d’impatto ambientale (VIA) e per l’autorizzazione ambientale
integrata (IPPC) e regola la difesa del suolo e la lotta alla
desertificazione, la tutela delle acque dall’inquinamento e la gestione
delle risorse idriche, la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti
contaminati, la tutela dell’aria e la riduzione delle emissioni in
atmosfera ed infine, la tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente.
La tutela dell’ambiente è stata, negli anni, fonte di innumerevoli
incontri, dibattiti e convegni e proprio la normativa in esame ha come
obiettivo la promozione dei livelli di qualità della vita umana,
da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle
condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e razionale delle
risorse naturali.

Il decreto, in attuazione della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001,
concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e
programmi sull’ambiente, ha, inoltre, come finalità, tra gli altri,
quello di  garantire un elevato livello di protezione
dell’ambiente ed il pieno recepimento delle direttive comunitarie in
materia di valutazione di impatto ambientale e di semplificarne le
procedure, anche al fine di introdurre un sistema di controlli efficaci.
Particolare attenzione viene rivolta alla potabilità delle Acque ed alla tutela quantitativa della risorsa e risparmio idrico al fine di consentirne un consumo idrico sostenibile.  Capisaldo della norma è la premessa che le acque costituiscono una risorsa da tutelare ed utilizzare secondo criteri di solidarietà e “qualsiasi
loro uso e’ effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle
generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale”.

La parte quarta del decreto legislativo, disciplina la questione della gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati, al fine di assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi. Le disposizioni in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera sono disciplinate dall’articolo 267
e seguenti e dettano le regole di prevenzione e limitazione delle
emissioni in atmosfera di impianti e attività. Nello specifico, si
stabiliscono i valori di emissione, le prescrizioni, i metodi di
campionamento e di analisi delle emissioni ed i criteri per la
valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite,
secondo gli obiettivi derivanti dal Protocollo di Kyoto.
La normativa di cui alla parte quinta del decreto, intende favorire la
riduzione delle emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti e
determinare l’attuazione di tutte le più opportune azioni volte a
promuovere l’impiego dell’energia elettrica prodotta da impianti di
produzione alimentati da fonti rinnovabili, ai sensi della normativa
comunitaria e nazionale vigente ed in particolare, della direttiva 2001/77/CE e del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, determinandone il dispacciamento prioritario.

L’ultima parte della normativa, invece, disciplina le norme in materia di tutela risarcitoria  contro i danni all’ambiente. La norma specifica che “è
danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile,
diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata
da quest’ultima”. Viene chiarito che, i danni ambientali, secondo la direttiva 2004/35/CE,
sono i danni arrecati all’ambiente acquatico (coperti dalla
legislazione comunitaria in materia di gestione delle acque), alle
specie e agli habitat naturali protetti a livello comunitario dalla
direttiva “Uccelli selvatici” del 1979 e dalla direttiva “Habitat” del 1992 e la contaminazione dei terreni che crea un rischio significativo per la salute umana. In buona sostanza, per danno ambientale si intende il deterioramento,
in confronto alle condizioni originarie, provocato alle specie e agli
habitat naturali protetti dalla normativa nazionale e comunitaria, alle
acque interne, mediante azioni che incidano in modo significativamente
negativo sullo stato ecologico, alle acque costiere ed a quelle
ricomprese nel mare territoriale, al terreno, mediante qualsiasi
contaminazione che crei un rischio significativo di effetti nocivi sulla
salute umana a seguito dell’introduzione nel suolo, di sostanze nocive
per l’ambiente.

Il principio di responsabilità si applica ai danni
ambientali e alle minacce imminenti di danni, laddove sia possibile
stabilire un rapporto di causalità tra il danno e l’attività in
questione. Ai sensi dell’articolo 301 “in applicazione del
principio di precauzione (…), in caso di pericoli, anche solo
potenziali, per la salute umana e per l’ambiente, deve essere assicurato
un alto livello di protezione”. Sancisce, inoltre, che “quando
un danno ambientale non si e’ ancora verificato, ma esiste una minaccia
imminente che si verifichi, l’operatore interessato adotta, entro
ventiquattro ore e a proprie spese, le necessarie misure di prevenzione e
di messa in sicurezza”. L’operatore ha inoltre l’obbligo di
adottare tutte le iniziative praticabili per controllare, circoscrivere,
eliminare o gestire in altro modo, qualsiasi fattore di danno, allo
scopo di prevenire o limitare ulteriori pregiudizi ambientali ed effetti
nocivi per la salute umana.

Il decreto, inoltre, dispone che “chiunque realizzando un fatto
illecito, o omettendo attività o comportamenti doverosi, con violazione
di legge, di regolamento, o di provvedimento amministrativo, con
negligenza, imperizia, imprudenza o violazione di norme tecniche,
arrechi danno all’ambiente, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo
in tutto o in parte, e’ obbligato al ripristino della precedente
situazione e, in mancanza, al risarcimento per equivalente patrimoniale
nei confronti dello Stato”.

I criteri di quantificazione del danno all’ambiente contenuti nella parte sesta del D.Lgs. n. 152 del 2006 sono stati integrati dall’ art. 5 bis del D.L. 25 settembre 2009 n. 135, recante “Attuazione della direttiva 2004/35/Ce – Procedura di infrazione n. 2007/4679, ex art. 226, Trattato Ce”,
anche se, tutt’oggi, la normativa recepita, presenta numerosi profili
di incompatibilità e lacune rispetto alla disciplina comunitaria. Tra le
principali novità della riforma si sottolinea la nuova imputabilità al responsabile nella causazione del danno, oltre al risarcimento per equivalente patrimoniale nei confronti dello Stato, anche l’effettivo ripristino della precedente situazione mediante l’adozione di misure complementari e compensative.
Nonostante i fattivi interventi, permane ancora il problema irrisolto
della forfetizzazione del danno ambientale pecuniario e tra gli altri
anche un orientamento, confermato da una interpretazione
dottrinaria,  secondo cui, la responsabilità dell’inquinatore
potrebbe addirittura prescindere dall’esistenza di un rapporto di causa
tra l’attività inquinante e il pregiudizio ambientale.

Tra le iniziative a tutela ambientale, occorre ricordare l’approvazione del Decreto Sistri del 17 dicembre 2009, ovvero un “sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti”
che obbliga i soggetti coinvolti nella gestione dei rifiuti speciali a
trasmettere telematicamente  ad un sistema informatico centrale
tutte le informazioni relative alle operazioni anche di trasporto,
mediante l’adozione di un sistema di rilevamento satellitare. Il sistema
è gestito dal comando carabinieri per la tutela dell’ambiente in
attuazione del decreto legislativo 152/2006, recante “Codice dell’ambiente” e prevede che i
soggetti coinvolti nella gestione di rifiuti speciali comunichino la
quantità e le caratteristiche qualitative dei rifiuti oggetto della loro
attività, mediante il Sistri. Inoltre, ai sensi dell’articolo 212 del decreto legislativo 152/2006, è stato istituito un apposito “albo gestori ambientali”.

Nell’ambito dei rifiuti, inoltre, recentemente,  sono state
avviate numerose iniziative dal Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare. È stata infatti approvato, il 16 aprile 2010,
il decreto legislativo che recepisce la direttiva rifiuti della Comunità Europea, numero 2008/98/CEE
ed ha proposto un quadro giuridico volto a controllare tutto il ciclo
di rifiuti, dalla produzione allo smaltimento, al recupero ed al
riciclaggio e l’Italia è stato uno dei primi Paesi Europei a recepire la
“Direttiva rifiuti”, prima del termine previsto
dall’UE. Il decreto legislativo, in particolare, definisce gli strumenti
in grado di ridurre l’uso di risorse naturali vergini attraverso
l’utilizzo di materie prime secondarie derivanti dai rifiuti. Inoltre,
esso individua gli obiettivi di riciclaggio da raggiungere entro il 2020
(la carta, i metalli, la plastica e il vetro), anche attraverso la
raccolta differenziata. Obiettivo del decreto, così come previsto dalla
normativa comunitaria, è il  rafforzamento della tracciabilità dei rifiuti, al fine di conoscere, preventivamente, le quantità e tipologie di rifiuti generati in Italia, prevedendo al contempo, un sistema sanzionatorio che, in ossequio a quanto richiesto dalla direttiva comunitaria, sarà in grado di  prevenire e reprimere reati ambientali legati alla gestione dei rifiuti.

Recentemente è stato approvato, definitivamente il “Dl rifiuti” numero 196/2010, ovvero il “Piano per l’emergenza rifiuti”,
pubblicato il 20 gennaio 2011 sul sito del Ministero dell’Ambiente e
della tutela del territorio e del mare. Il decreto, tra gli altri, oltre
a mirare a semplificare la procedura per la costruzione degli impianti e
la  soppressione delle discariche di Cava Vitiello, Pero Spaccone e
Valle della Masseria, affronta la questione relativa al ciclo reale dei
rifiuti, imponendo ai comuni di adempiere agli obiettivi minimi di
raccolta differenziata Inoltre, si stabilisce che, qualora “si
verifichi la non autosufficienza del sistema di gestione dei rifiuti
urbani non pericolosi prodotti in Campania, tale da non poter essere
risolta con le strutture e dotazioni esistenti nella stessa Regione, il
Governo promuove un accordo interregionale volto allo smaltimento dei
rifiuti campani anche in altre regioni”. Anche se in verità, uno
dei pochi rimedi utili al nostro paese sarebbe il riciclaggio e la
raccolta differenziata, il decreto prevede lo stanziamento di 150
milioni di euro di fondi Fas per la realizzazione dei piccoli impianti
di trattamento anche al fine di ridurre i volumi conferiti nelle
discariche. Il decreto, inoltre, ha come obiettivo la individuazione di
strumenti che consentiranno di ridurre l’uso di risorse naturali vergini
attraverso l’utilizzo di materie prime secondarie derivanti dai
rifiuti. Il tanto discusso provvedimento si prefigge inoltre, di
raggiungere, entro il 2020, come già attuato dalle politiche
comunitarie, l’individuazione degli obiettivi di riciclaggio e di
raccolta differenziata che riguarderanno la carta, i metalli, la
plastica e il vetro, anche al fine di reintrodurli nel settore economico
di produzione e consumo. Si prevedono, inoltre, programmi di
prevenzione volti anche ad individuare la tracciabilità dei rifiuti
pericolosi mediante l’adozione delle misure necessarie imposte dalla
normativa comunitaria, tali da garantire la protezione dell’ambiente e
della salute umana. La tracciabilità dei rifiuti, infatti, permetterà di
conoscere, le quantità, la gestione e tipologie di rifiuti generati su
tutto il territorio nazionale, prevedendo un sistema sanzionatorio, in
ottemperanza alla direttiva comunitaria, anche al fine di reprimere
potenziali reati ambientali connessi alla gestione dei rifiuti.

L’educazione ambientale comprende, oltre ai rifiuti, numerose altre materie e per impatto ambientale si intende l’alterazione
qualitativa e/o quantitativa dell’ambiente, inteso come sistema di
relazioni fra i fattori antropici, fisici, chimici, naturalistici,
climatici, paesaggistici, architettonici, culturali ed economici, in
conseguenza dell’attuazione sul territorio di piani o programmi o della
realizzazione di progetti relativi a particolari impianti, opere o
interventi pubblici o privati, nonche’ della messa in esercizio delle
relative attività. Già, con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 luglio 2010, numero 3887, recante “Immediati
interventi per fronteggiare la situazione di emergenza determinatasi
nel settore dello smaltimento dei rifiuti urbani nella regione
Siciliana”, si era stabilito che “allo scopo di
fronteggiare il fenomeno dell’illecito abbandono dei rifiuti sul
territorio regionale e fermo restando il rispetto della normativa
europea vigente in materia, il Commissario delegato, (…)  dispone
per la rimozione ed il trasporto di cumuli di rifiuti, anche pericolosi,
presenti su aree pubbliche o private, (…) è autorizzato all’affidamento
del servizio a soggetti in possesso della necessaria idoneità tecnica
ai sensi della normativa vigente”.

A livello nazionale il Ministero dello sviluppo economico, di
concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e
del Mare, ha emanato il decreto del 6 agosto 2010, recante “Incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare”. Il
decreto in esame stabilisce i criteri per incentivare la produzione di
energia elettrica da impianti solari fotovoltaici e lo sviluppo di
tecnologie innovative per la conversione fotovoltaica per la concessione
di tariffe incentivanti e prevedendo anche la cumulabilità degli
incentivi, finalizzati alla realizzazione dell’impianto. Tale sistema
prevede, inoltre, un premio aggiuntivo rispetto alle tariffe previste
dal decreto stesso, qualora gli impianti vengano abbinati ad un uso
efficiente dell’energia, conferendo all’Autorità Garante Energia
Elettrica e Gas, il compito di stabilire le modalità, i tempi e le
condizioni per l’erogazione delle tariffe incentivanti e la verifica del
rispetto delle condizioni previste dal decreto.

Sempre in ambito ambientale, recentemente, con decreto legislativo del 13 agosto 2010, n. 155, recante “Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa”,
si è intervenuto per prevedere una zonizzazione del territorio al fine
di effettuare la relativa valutazione della qualità dell’aria
dell’ambiente. Il decreto prevede anche “Piani per la riduzione del rischio di superamento dei valori limite, dei valori obiettivo e delle soglie di allarme”

Sempre tra gli ultimi interventi legislativi, si ricorda il decreto ministeriale del 10 settembre 2010, emanato dal Ministero dello sviluppo economico, che ha individuato le “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”. Il
documento in esame fornisce indicazioni per ridurre l’impatto
paesaggistico ed ambientale delle installazioni di impianti alimentati
da fonti rinnovabili (eolico, solare fotovoltaico, solare termico,
geotermico, idroelettrico ed impianti a biomassa) ed indica le modalità
del processo di autorizzazione (procedimento unico) condotto dalla
amministrazione.

Nello specifico, per il principio di trasparenza
amministrativa, le Regioni o le Province delegate saranno obbligate a
rendere pubbliche, anche tramite il proprio sito web, le informazioni
circa il regime autorizzatorio di riferimento a seconda della tipologia
della potenza dell’impianto e della localizzazione, individuando
l’autorità competente al rilascio del titolo, la eventuale
documentazione da allegare, le modalità e i termini di conclusione dei
relativi procedimenti. Infatti, la costruzione, l’esercizio e
la modifica di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da
fonti rinnovabili, delle opere connesse e delle infrastrutture
indispensabili sono soggetti ad autorizzazione unica rilasciata dalla
Regione o dalla Provincia delegata. Per quanto riguarda l’impatto ambientale, i
criteri di ammissibilità mirano alla salvaguardia dell’ambiente, del
paesaggio, del patrimonio storico ed artistico, delle tradizioni locali e
della biodiversità.

Tra le iniziative che meritano particolare attenzione, è doveroso annoverare la pubblicazione nella GU del “Conto Energia”, ovvero il decreto che stabilisce le novità per il triennio 2011- 2013, prevedendo tariffe incentivanti a favore di impianti che entreranno in esercizio a seguito di interventi di nuova costruzione, rifacimento totale o potenziamento.
Gli incentivi verranno attivati a favore di privati, imprese ed enti
pubblici che installeranno un impianto solare fotovoltaico, cioè un
impianto in grado di generare elettricità dall’energia solare connesso
alla rete elettrica e sarà proporzionale all’energia elettrica prodotta.
Il decreto, inoltre, ha previsto incentivi anche nel caso di
sostituzione delle coperture in amianto o coperture in eternit con i
pannelli solari, riservando anche possibilità di ottenere maggiorazioni
della tariffa incentivante. Il Conto energia presenta comunque alcune
note negative. In primo luogo, gli impianti che entreranno in esercizio
nel 2012 e nel 2013 subiranno un taglio ai contributi tra il 24 ed il
26%, mentre, chi inizierà la produzione di energia pulita dal prossimo
anno, subirà dei tagli tra il 18 ed 20% ma, nonostante i tagli, gli
incentivi nazionali del conto, restano i maggiori d’Europa. In secondo
luogo, allungheranno i tempi burocratici per presentare la richiesta di
incentivo al Gestore servizi energetici (GSE) e per ottenerne la
relativa l’autorizzazione.

Ma tra le forme di incentivazione da fonti rinnovabili, oltre al
Conto Energia ed a i certificati Verdi del GSE, il Ministero dello
sviluppo economico ha messo a disposizione 30 milioni di euro per
finanziare interventi per energie rinnovabili e risparmio energetico nel
mezzogiorno.

n  PROGETTI ED INIZIATIVE NEL CONTESTO NAZIONALE ED EUROPEO

A prescindere dalle riflessioni giuridiche, è doveroso specificare
che numerose sono state le iniziative in ambito ambientale. Si pensi che
già, nel 1997, è stata redatta la “Carta dei principi per l’educazione ambientale orientata allo sviluppo sostenibile e consapevole”, ossia la Carta di Fiuggi.
Il documento nasce dalla promozione, da parte dei Ministeri italiani
della Pubblica Istruzione e dell’Ambiente, sin dal 1987, di intese,
protocolli, circolari, accordi per il coordinamento delle iniziative nel
campo dell’educazione ambientale. Successivamente, nel 2000 venne
istituita la “Carta della Terra” ovvero una
dichiarazione di principi etici fondamentali per la costruzione di una
società globale e responsabile, frutto di un dialogo mondiale, iniziato
nell’ambito delle Nazioni Unite.

Tra i progetti che meritano particolare attenzione bisogna menzionare la proposta per l’approvazione del “Codice Scozzese”,
avanzata dal Ministro dell’energia scozzese, Jim Mather, ovvero un
codice di buone pratiche, sia nella fase di progettazione che in quella
di sviluppo degli impianti eolici.

Il progetto denominato “Good Practice Wind Project”, ha, quindi, come scopo precipuo la promozione dello sviluppo degli impianti eolici in Europa coinvolgendo, tra gli altri, oltre alla Scozia anche l’Irlanda, la Spagna, il Belgio, la Grecia, la Norvegia, Malta e l’Italia.

In generale, bisognerebbe intervenire al fine di semplificare e
standardizzare gli iter burocratici per la concessione delle
autorizzazioni, soprattutto nell’ambito dell’eolico. Nonostante ciò,
l’Italia, nel 2009, ha raggiunto il terzo posto in Europa, sia per
potenza complessiva che per potenza installata dell’eolico e la maggiore
parte degli impianti installati si concentra nel sud Italia ed in
particolare in Puglia.

Come è stato anticipato, il Ministero dell’Ambiente ha sviluppato
numerosi progetti ed interventi mirati a diffondere una sana etica
ambientale. Infatti, scopo di una sana educazione ambientale è il
recupero dell’equilibrio tra uomo e natura ma soprattutto, lo sviluppo
del rapporto culturale tra essere umano ed ambiente. Il nostro sistema,
impoverito da sprechi corposi, frutto di una cultura consumistica e
industriale, ha distrutto gli ecosistemi naturali e gli habitat
esistenti. Per ovviare al rischio di danni incalcolabili all’ambiente e
mistificare la minaccia alla biodiversità, diventano, quindi, necessari
appositi interventi educativi, anche al fine di comprendere il
significato ecologico delle scelte sul modo di consumare, di produrre e
di risparmiare e nello stesso tempo, alla comprensione di quelle regole
comportamentali in grado di  limitare i danni diretti all’ambiente.

Tra gli altri, merita particolare attenzione il programma INFEA (INFormazione Educazione Ambientale) rivolta alle scuole (ultimi due anni della scuola primaria e triennio della scuola media inferiore), con l’obiettivo di sensibilizzare l’intera comunità sui temi legati all’ecologia, al rispetto del territorio ed alla prevenzione della salute, per
un atteggiamento più responsabile ed attento alle proprie condizioni di
vita. Il bando ha previsto contributi per le scuole a favore di
progetti di educazione alla sostenibilità, promovendo corretti stili di
vita e di comportamento in relazione alla comunità scolastica e alla
sostenibilità dello spazio educativo.

Anche l’Unione Europea, con il progetto Bioitaly (Biotopes Inventory Of Italy),
è intervenuta al fine di realizzare uno strumento in grado di
contribuire ad una corretta e cosciente interpretazione e gestione del
territorio, ovvero l’eco-sostenibilità. Il progetto, finanziato dalla Unione Europea, è stato avviato dal Ministero dell’Ambiente attraverso il Servizio Conservazione della Natura, proprio in attuazione della Direttiva Habitat 92/43 del 21 maggio 1992 ed in virtù delle disposizioni della Legge 6 dicembre 1991, n. 394, recante “Legge quadro sulle aree protette” ed è stato avviato al fine di promuovere gli obiettivi di conservazione dell’ambiente per una tutela responsabile. Infatti, le
linee fondamentali del progetto riguardano la raccolta,
l’organizzazione e la sistematizzazione delle informazioni
sull’ambiente, sui biotopi, sugli habitat naturali e seminaturali di
interesse comunitario, con l’obiettivo di individuare specifiche forme
di tutela e gestione degli stessi. Sono stati sviluppate linee
guida per la realizzazione delle diverse fasi e per una gestione
integrata del progetto ed è stata redatta una “Carta della natura” che individua le linee fondamentali di assetto del territorio per l’attuazione delle relative politiche.

Tra le altre iniziative, è stata avviata la “Ecospiaggia 2010”, ovvero una campagna di sensibilizzazione volta a promuovere una corretta raccolta differenziata dei rifiuti.
Il progetto ha previsto il coinvolgimento, su base volontaria e con
partecipazione anche dei consumatori e dei bagnanti, sulla attività di
riciclo dei rifiuti dello stabilimento. È stato stilato un elenco
descrittivo degli stabilimenti aderenti al concorso, pubblicato sul sito
del Ministero, anche al fine di consentire a tutti i cittadini di
scegliere gli stabilimenti balneari che si distinguono per le loro
azioni a tutela dell’ambiente, con particolare riferimento alla raccolta
differenziata dei rifiuti ai fini del riciclo ed in grado di operare
una scelta ecocompatibile.

Il concorso ha previsto anche la premiazione degli stabilimenti più
virtuosi nelle pratiche di raccolta differenziata dei rifiuti, mediante
la consegna di una targa ed il riconoscimento di “Ecospiaggia 2010”. È
stata inoltre proclamata, il 9 maggio 2010, la prima edizione della “Giornata Nazionale della bicicletta” a cui hanno partecipato ben 1410 comuni Italiani,
un’iniziativa voluta dal Ministero dell’Ambiente ed all’uopo, è stato
sottoscritto anche un Protocollo d’Intesa fra Ministero e Comuni per la
promozione di politiche di sviluppo e mobilità sostenibile nelle città
italiane.

Nel comune di Roma, inoltre, è stato avviato il Progetto H.O.R.T.U.S. (Harmoniser les Opérations de Restauration Territorial du paysage Urbain Soutenable) che ha previsto, al suo interno, anche l’organizzazione di un corso di formazione per dirigenti e tecnici addetti alla gestione e alla riqualificazione urbana. Il progetto, tra le altre, ha pianificato la strutturazione di azioni
pilota di sviluppo sostenibile, mediante interventi su aree verdi e sul
paesaggio, orientate alla riqualificazione ambientale delle zone
periferiche delle città del Mediterraneo. Al progetto hanno
partecipato la Grecia, in qualità di capofila con l’Agenzia di Sviluppo
di Atene (AEDA), l’Italia con il Comune di Roma, la Regione Sicilia e la
Provincia di Agrigento, la Francia con l’Istituto Mediterraneo del
Litorale (IML) di Marsiglia, la Spagna con la Provincia di Jaen, la
Tunisia con il Comune di Sfax e la Siria con il Comune di Bosra.
Inoltre, il Comune di Roma ha organizzato, sempre nell’ambito del
progetto, un “Master Internazionale per la gestione e riqualificazione urbana”, al fine di valorizzare
e diffondere il patrimonio di conoscenze tecniche e culturali sulle
tematiche legate all’ambiente, al territorio e all’edilizia.

Ma l’educazione ambientale è anche educazione allo sviluppo
sostenibile e consapevole ed a tal fine, anche i Ministri dell’Ambiente
UNECE (United Nations Economic Commission for Europe) hanno organizzato,
nel 2003 a Kiev, la  conferenza “Ambiente per l’Europa”.
Inoltre, la Commissione economica per l’Europa (comitato per la
politica ambientale), nel maggio 2005, nel corso della conferenza di
Vilnius, ha adottato la “strategia UNECE per l’educazione per lo sviluppo sostenibile”
che ha coinvolto governi, istituzioni educative, associazioni non
governative ed altri portatori di interesse della regione UNECE ed
organizzazioni internazionali. La strategia ha lo scopo di promuovere
l’Educazione per lo Sviluppo Sostenibile (ESS) all’interno della regione
UNECE e parte dalla visione dei valori comuni di solidarietà, equità e
rispetto reciproco e presenta specifici obiettivi e strumenti
d’attuazione. Sono state, inoltre, avviate numerose iniziative dal
Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con il Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e sono state redatte le
“Linee guida per l’Educazione Ambientale e allo sviluppo sostenibile”. Inoltre, è stato avviato un sistema di monitoraggio in grado di favorire la diffusione di una cultura più attenta e rispettosa dell’ambiente per attuare il “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione”,
il piano nazionale sul Green Public Procurement (PAN GPP), adottato
anche dall’Italia per attuare le raccomandazioni della Commissione
europea sulla politica integrata dei prodotti e lo sviluppo del concetto
di ciclo di vita ambientale. Le disposizioni del Green Public
Procurement, unitamente a quelle del Piano d’Azione Nazionale,
rappresentano concreti contribuire anche alla razionalizzazione della
spesa pubblica.

Altro progetto di particolare rilevanza è stato la realizzazione, in Canada, di un impianto di edilizia ecocompatibile. Nello specifico, è stata realizzata una
mini centrale elettrica all’interno di un’abitazione che grazie ai
pannelli fotovoltaici permette la totale indipendenza dai combustibili
fossili. Ma tale progetto era stato già realizzato, due anni
orsono, in Sicilia, a Villafranca Tirrena (in provincia di Messina),
grazie anche al contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con
il progetto Neftih2, ovvero venne costruito un prototipo di casa
ecologica di circa 20 m2 che tra le diverse forme di energie
alternative, aveva utilizzato l’idrogeno. Ci si augura, a tal fine, di
realizzare interi quartieri ecocompatibili.

Un contributo importante, oggetto di numerose aspettative è, inoltre, l’auto elettrica
che, oltre a rappresentare una delle più grandi innovazioni nel mondo
dei trasporti, presenta un grosso contributo al rispetto dell’ambiente
ed il 2012 è stato stimato l’anno di riferimento per il suo lancio
operativo.

Sempre nell’ambito dei trasporti, una iniziativa di particolare interesse è il progetto car-pooling, avviato nel 2009, il quale ha previsto una riduzioni sull’importo del pedaggio autostradale nel caso di condivisione di automobili private tra un gruppo di 4 persone.
Il progetto, oltre a ridurre i costi del trasporto e migliorare la
congestione del traffico, ha ridotto il numero di veicoli in
circolazione ed ha contestualmente promosso la mobilità sostenibile,
riducendo l’inquinamento e migliorando anche i rapporti sociali tra le
persone. Altro utilizzo consapevole delle auto riguarda l’acquisto di
auto previo controllo delle emissioni di CO2 e
controllare regolarmente, per le auto non di ultima generazione, il
motore, i pneumatici e i filtri per contenere le emissioni.

Tra i paesi che fanno la differenza, in campo rifiuti, non potevamo
non menzionare la Germania ed in particolare Berlino, definita come un
modello “verde” di fedele attuazione, non solo delle direttive europee
ma anche del proprio governo federale e regionale. Tra le iniziative che
sono state intraprese a Berlino e che, tra l’altro, hanno contribuito
all’approvazione di un regolamento comunitario, vi è la raccolta domiciliare. Ogni
cittadino, infatti, paga le tariffe sui rifiuti, suddivise per
l’indifferenziato e per l’organico, sulla base della volumetrie dei
contenitori che possiede e sulle relative tempistiche di svuotamento.
Ciò sta comportando una netta riduzione di produzione di rifiuti
indifferenziati ed una maggiore responsabilizzazione degli utenti,
mentre la raccolta del vetro avviene  attraverso i cassonetti,
ricoverati lungo le strade della città. Sempre a Berlino, fin dal 2001
ed a partire dal 2005, è stato deciso il divieto
dell’interramento in discarica di tutti i rifiuti non trattati,
prevedendo che i residui della raccolta differenziata dovranno essere
trattati termicamente o con processi meccanico- biologici prima di
essere avviati ad interramento. Inoltre, sono stati realizzati
dei “punti verdi” a seguito di una ordinanza riguardante gli imballaggi e
contenuta nella legge sui rifiuti, ovvero un meccanismo di tassazione
intelligente, per cui, maggiore è l’entità dell’imballaggio, maggiore
sarà anche l’importo dell’imposta che industriali e commercianti
dovranno pagare per conseguire, appunto, la certificazione marcata
“punto verde”.

Altro rimedio all’inquinamento ambientale in Germania è il sistema,
predisposto nei supermercati, di apposite macchinette per la raccolta
differenziata di bottiglie di vetro o plastica. Nello specifico, per
ogni pezzo depositato, vengono riconosciuti 0,25 centesimi di euro,
somma che verrà poi trasformata in buono d’acquisto per quel
supermercato. In Italia, invece ed in particolare nel comune di
Riomaggiore, è stata avviata un’iniziativa, denominata “Sbottigliamoci”. Il
progetto, che mira a ridurre il consumo di bottiglie d’acqua in
plastica,  ha previsto l’installazione di una serie di erogatori
dove verrà distribuita acqua costantemente controllata, prelevata
direttamente dalla rete urbana, refrigerata ed addizionata di anidride
carbonica, per renderla frizzante ed a diretta distribuzione dei
consumatori. Insomma, un gesto virtuoso e conveniente per un uso
sostenibile delle risorse idriche.

La rivoluzione “verde” ha anche creato nuove figure professionali. L’Energy saving engineer, infatti, ha la
funzione di guidare un’azienda verso la riduzione del proprio consumo
energetico, definisce e prevede tutte la strategia energetica aziendale e
realizza le iniziative necessarie  alla riduzione dell’impatto
ambientale, nonché allo sviluppo ed alla gestione delle attività
relative al risparmio energetico ed alla sicurezza degli impianti
termici.

Tra le iniziative è doveroso citare anche uno studio condotto  dalla Duke University
(nord Carolina), che ha dimostrato che produrre energia tramite
pannelli fotovoltaici, costa meno di qualsiasi altro metodo.
Specificamente, John Blackburn, docente di economia, nel suo articolo “Solar and nuclear costs- the history crossover”,
pubblicato sul sito dell’ateneo, ha stabilito che mentre il costo
di  singolo reattore nucleare è aumentato, il costo del
fotovoltaico subisce costanti diminuzioni. La produzione di energia solare, soprattutto negli Stati Uniti, costa meno di quella nucleare,
evidenziando una netta convenienza delle fonti rinnovabili, rispetto
all’atomo. Secondo l’economista,  solare ed eolico, potrebbero far
fronte alle esigenze energetiche di uno stato come il nord Caroline,
senza le interruzioni di erogazioni dovute all’instabilità di queste
fonti. Se non fosse sufficiente, secondo il Clean Energy Reserch Centre
dell’università della Florida, l’intero cosmo ha un autonomia di riserve
di uranio limitata e stimabile sino al 2050 e secondo il dipartimento
americano, per ovviare al problema, si potrebbero aumentare la
diffusione di reattori autofertilizzanti, oppure estrarre la fonte di
uranio dall’acqua degli oceani , anche se l’operazione sarebbe troppo
onerosa e non potrebbe essere, quindi, sfruttata su larga scala.

Al cospetto di quanto detto, risulta evidente che appare necessario
sensibilizzare la comunità umana a mantenere comportamenti consapevoli e
responsabili per la costruzione di un futuro sostenibile. La
cultura ambientale mira alla promozione della partecipazione e
dell’impegno attivo della comunità per l’ottenimento di un ambiente
salubre e vivibile, incidendo sui fattori di rischio correlati al
degrado ambientale, permettendo, cosi, un’importante azione di
prevenzione per la salute.

Si può, quindi, affermare con coscienza civica che, in Italia, la
materia “educazione ambientale”, anche se ancora non è oggetto di
insegnamento scolastico, è stata uno dei centri focali di interesse
dello Stato che è intervenuto nella costituzione, per valori
naturalistici, scientifici, culturali, estetici, ricreativi ed anche
educativi, di parchi nazionali, parchi regionali, riserve naturali, aree
marine, protetti e tutelati dallo sviluppo umano e dall’inquinamento.
Non possiamo però sottacere sugli effetti dell’inquinamento sull’uomo e sull’ambiente. Nello
specifico, nell’uomo, prolungata esposizione all’inquinamento
atmosferico può causare la riduzione della funzionalità polmonare,
l’incremento delle malattie dell’apparato respiratorio nei bambini, gli
attacchi acuti di bronchite e l’aggravamento degli stati d’asma.
Sull’ambiente, invece, la presenza di sostanze inquinanti nell’aria può
causare gravi danni al patrimonio animale, forestale ed agricolo nonché
alle opere d’arte e ai beni culturali e paesaggistici, come la
distruzione di piccole aree boschili o “smog fotochimico”, oppure
originare le “piogge acide”. Per non discutere poi, dell’effetto serra,
che, con l’emissione in atmosfera di grandi quantità di gas serra,
dovuta alle attività umane, sta generando un effetto serra aggiuntivo a
quello naturale, che tende ad alterare tutti gli equilibri del sistema
climatico. Con la “Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite”
si è cercato di avviare un dialogo costruttivo sui cambiamenti
climatici, a cui hanno partecipato vari paesi del mondo, cercando di
concordare delle strategie comuni di riduzione delle emissioni. La
Convenzione ha attualmente come strumento attuativo il Protocollo di Kyoto
che impone, una volta ratificato, ai Paesi dell’Unione Europea
aderenti, di ridurre complessivamente almeno dell’ 8%, rispetto ai
livelli del 1990, le principali emissioni antropogeniche di gas, capaci
di alterare l’effetto serra naturale del nostro pianeta nel periodo
compreso fra il 2008 ed il 2012.

Altra forma di inquinamento che spesso viene sottovalutata, deriva dal rumore. In particolare, nelle aree metropolitane, l’inquinamento acustico
espone la popolazione ad un deterioramento della qualità della vita e
può comportare danni fisici e psicologici sulle persone. Se consideriamo
che la soglia di udibilità, espressa in decibel, ha un valore da 0-5 e
che la nostra soglia di dolore è maggiore a 130 decibel, si comprende
che, il rumore, oltre una determinata soglia, è fonte di stress e incide
sul nostro benessere psicofisico, sino a provocare, in certi casi,
effetti negativi rilevabili. Si pensi che una conversazione raggiunge
valori pari a circa 100 – 110 dB, una tromba auto, pari a circa 115 –
120 dB, un martello pneumatico e le principali fonti di rumore sono
riconducibili al trasporto su strada, rotaia e aereo, all’ambiente
industriale e ad attività sociali.

Nonostante la corposa legislazione nazionale ed internazionale, bisognerebbe avviare un processo educazionale, a partire dai bambini, mediante l’introduzione
di materiale di insegnamento all’interno delle scuole, anche al fine di
educare i giovani ad un futuro sostenibile, in cui, il rispetto dell’ambiente e l’utilizzo attento delle risorse, possano introdurre “il principio di precauzione”, inteso come Educazione allo sviluppo sostenibile ed il concetto di “bene comune”, anche mediante la realizzazione di contesti sostenibili’e risparmio delle risorse.

 

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Descrizione del progetto

 

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