29 Marzo 2009

Scandalo televoto Truffe e complotti da Sanremo al Gf

Scandalo televoto Truffe e complotti da Sanremo al Gf Un giro d’affari di 15 milioni di euro il 20% per Amici

 Ma voto o non voto, col televoto? Da anni il dubbio serpeggia malefico nella mente di milioni di teleutenti inquieti. "Non è che alla fine spendo io e decidono loro?", si chiede dal proprio divano l’abbonato dopo aver fatto chiamate e inviato sms per buttar fuori quello e salvare quell’altro. Poi si trova a leggere di scandali, di truffe, di possibili complotti legati al fantasmagorico mondo della votazione telematica democraticamente, nazional-popolarmente affidata allo spettatore che segue da casa. Prendiamo ad esempio l’eclatante caso del Fabrizio Corona improbabile contadino eliminato pochi giorni or sono dal reality di Canale 5 "La fattoria". Polemiche a go go. In tanti, seguendo la diretta, si accorgevano a un certo punto che qualcosa non tornava. Il Corona, ben prima che il pubblico televotasse, si lasciava scappare frasi che avrebbero in qualche modo lasciato intuire la sua imminente esclusione. Anche la conduttrice e l’inviata, Paola Perego e Mara Venier, parevano alludere con certi loro oscuri commenti a strani risvolti già decisi a tavolino, in barba al giudizio e agli intendimenti della platea collegata via satellite. Apriti cielo. L’avvocato Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, interveniva immediatamente: "Molti telespettatori hanno messo in dubbio la regolarità del televoto che ha portato all’esclusione dal gioco di Fabrizio Corona". E aggiungeva: "Visto che la partecipazione alla votazione ha un costo – si richiede un esborso di 1 euro Iva inclusa per chi chiama da telefonia fissa – abbiamo ritenuto doveroso, nell’interesse dei consumatori che hanno espresso il loro voto, di chiedere a Canale 5 quale sia la società responsabile della votazione a distanza…". Mediaset rispondeva precisando che "il giudizio del pubblico è l’unico criterio che determina il successo o l’insuccesso dei concorrenti e ribadisce che ogni singolo televoto pesa e può cambiare l’esito finale della gara", e che, durante la puntata incriminata, "ogni singolo voto, come di consueto, è stato attribuito a un’utenza e registrato". Versione supportata dal commento di Belen Rodriguez, attuale compagna dell’ex fattore ora nuovamente fotografo: "Non penso che il televoto sia truccato. Fabrizio è uscito perché o lo ami o lo odi". Ecco, fosse solo un fatto di sentimenti, di opinioni, pazienza. Se uno potesse televotare col pensiero nessuno avrebbe polemiche da sollevare o tabulati da verificare o notai da consultare. Il fatto è che il giochino del far pesare il proprio giudizio di tele-fruitore digitando numeri e codici può costar caro. Certe dispute del passato ci ragguagliano sulle cifre. Nel 2008, l’Adoc, il sindacato dei consumatori, si scagliò contro "Amici", il talent-show di Maria De Filippi. L’Associazione intravedeva manovre poco chiare e domandava spiegazioni, gli autori del programma parevano nicchiare. Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, affermava: "Tramite i nostri legali abbiamo richiesto di poter visionare il regolamento della trasmissione. Tuttavia non abbiamo ricevuto risposte dalla produzione. Tale mancanza di trasparenza può influire sull’andamento del voto…". L’Adoc stimava in circa 3 milioni di euro gli introiti di "Amici" grazie al televoto (gli spettatori-elettori avrebbero inviato almeno 180 mila sms a puntata). E aggiungeva, Pileri: "Secondo le nostre stime, il televoto in Italia ha un giro d’affari di circa 15 milioni di euro, di cui circa il 20% riteniamo spetti al programma Amici. L’Adoc ha raccolto numerose testimonianze di ragazzi che hanno speso anche 235 euro per puntata". Ma quando il gioco si fa duro, altro che telefonata da casa: c’è gente che mobilita interi call center. Striscia la Notizia, durante l’ultimo Festival di Sanremo, ha mandato in onda l’intervista di una responsabile di call center che svelava: "Ho avuto delle richieste da parte di concorrenti del "Grande Fratello", di "X Factor", e soprattutto Sanremo è stata una vera e propria guerra". Ovvero: "Il cliente commissiona un numero di voti necessario per scalare la classifica o per raggiungere un determinato posto. Partono una valanga di votazioni attraverso le linee telefoniche fisse oppure attraverso un sistema di sms di carte prepagate ricaricate. In un giorno si possono raggiungere vette di 7.500 voti con una spesa di circa 7.000 euro".  Il presidente del Codacons Carlo Rienzi chiedeva fulmineamente di "bloccare subito il televoto". Ma allora, gridarono migliaia di televotanti, andava bloccato anche quando Lele Mora investiva 25 mila euro per far vincere a Walter Nudo l’Isola dei Famosi, e chissà quante altre volte. Ma che fai, di punto in bianco fai scomparire quello che alcuni hanno definito come "il metodo più democratico che ci sia per far interagire il pubblico con la televisione", all’improvviso elimini "lo strumento che contribuisce a finanziare i faraonici montepremi dei reality"? è una parola. A proposito: c’è chi sui blog rimpiange i bei tempi in cui – si era nel bel mezzo del Sanremo del 1998 – si televotava al modico prezzo di 127 lire più iva. Ma anche quella volta, polemiche a non finire: i numeri abbinati a quattro artisti (Gazzé, Soerba, Quintorigo, La Medica), andarono in tilt. Pure lì, alla fine, la stessa domanda: ma voto o non voto, col televoto?
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox