24 Marzo 2010

Commercio, l’ anno nero “Chiuse 28 mila imprese per la crisi dei consumi”

Confcommercio e Confesercenti «Ripresa lenta va accelerata»

TORINO La domanda di beni da parte delle famiglie nell’ ultimo triennio è calata del 5,6%, con quelli durevoli e semi-durevoli più penalizzati, dice Confcommercio. La spesa, insomma, stante la contrazione, diventa sempre più obbligata: affitti, sanità, assicurazioni, protezione sociale, alimentari. La riprova della contrazione si ha anche dal quadro del commercio. Tra il 2005 e il 2009 gli esercizi di minori dimensioni hanno perso il 2,9% in valore di vendite (mentre gli ipermercati crescono, anche se in modo contenuto), e in un solo anno, lo scorso, «28 mila imprese sono scomparse, di cui 16 mila negozi di vicinato», è ancora un dato di Confcommercio. «La crescita è troppo modesta e fragile, bisogna accelerare la ripresa per uscire velocemente dalla crisi» lancia l’ allarme il presidente della confederazione, Carlo Sangalli, che parla di una crescita dei consumi dell’ 0,5% nei dieci anni e prevede per il 2010 «un segno positivo dello 0,6% e dello 0,8% per il pil». La preoccupazione è che «a fronte di consumi in affanno e di un incremento della disoccupazione si possa innescare una spirale che può produrre effetti pericolosi». Da qui, la richiesta di una politica «attenta a rilanciare la spesa delle famiglie e a irrobustire la crescita». Il discorso non può non cadere sul dl sugli incentivi. «Il nostro giudizio è positivo per tutto ciò che va verso in questo senso, ma bisogna incrementare le risorse per dare la possibilità di una svolta», dice Sangalli. Più trancianti i pareri del Codacons, che parla di contributi «così irrisori che non riusciranno nemmeno a dare fiato ai settori incentivati», e di Adusbef e Federconsumatori, che sottolineano «l’ inadeguatezza della manovra» e chiedono «una detassazione di 1.200 euro annui per le famiglie a reddito fisso, da lavoro e da pensione e un blocco delle tariffe». Sangalli, insieme col presidente di Confesercenti Marco Venturi, con il quale ieri a Torino ha fatto fronte comune, guarda alle Pmi. «Bisogna mettere in campo risorse che consentano alle piccole e medie imprese, che costituiscono il 98% del tessuto imprenditoriale italiano e rappresentano il 40% del Pil nazionale, di irrobustirsi». Oltre a «una buona politica e buone riforme, a cominciare da quella fiscale». Così facendo, proprio da qui, 4 milioni d’ imprese e 8 milioni di partite Iva, potrebbe arrivare «un contributo a una crescita accelerata».

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