Codacons e discografici chiedono di bloccare la gara sul web perché sarebbe stata falsata
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fonte:
- Il Secolo XIX
Bufera sul concorso on line: «Voti comprati». La Rai: «La classifica è corretta» Codacons e discografici chiedono di bloccare la gara sul web perché sarebbe stata falsata. Protestano anche i finalisti
Sanremo. Stop al televoto. Lo chiedono Codacons, Fimi, la Federazione industria musicale italiana, e i ragazzi che sognano l’Ariston con la gara online sanremofestival59 dopo la denuncia di "Striscia la Notizia". È guerra aperta sulla trasparenza di questo metro di giudizio che proprio ieri sera ha debuttato al Festival nei ripescaggi. Paolo Bonolis è stupito: ‘«Uno cerca di fare le cose più pulite che può e poi ti si infilano ovunque». A innescare la rivolta è stato un articolo pubblicato su "Il Foglio" e poi ripreso dal telegiornale satirico di Antonio Ricci. Al centro del mirino, secondo l’inchiesta del quotidiano, la possibilità, attraverso i call center, di comprare voti per il proprio artista. Si versa un assegno e si attende che il doping telefonico sortisca il suo effetto sulla classifica. La Rai fa quadrato: «Non c’è nulla di irregolare» dice il capostruttura di Raiuno, Giampiero Raveggi «e da notizie ufficiose sappiamo che i call center non possono lavorare a questo tipo di operazioni, perché ogni numero è individuale. Noi, per una questione di privacy, non possiamo accedere ai numeri. Certo possono esistere operazioni al di sopra della nostra possibilità di controllo ma non credo possano inficiare il televoto. Chi vince lo fa per molti numeri. Non credo che si possa fare questo tipo di spostamento. A Sanremo vince uno, non il secondo o il terzo». La Fimi chiede l’intervento della Guardia di Finanza e chiede alla Rai di sospendere la votazione in attesa di chiarimenti. «Il televoto tramite call center, in un evento come Sanremo, cui sono collegate scommesse, può avere una valenza penale e sconvolge il meccanismo di gara», sostiene Enzo Mazza, presidente Fimi. Il Codacons chiede di bloccarlo subito e annuncia un esposto alla Procura della Repubblica di Roma. «Sono anni che contestiamo il televoto, specie se legato al Festival, dietro il quale si celano gli interessi milionari delle case discografiche» afferma il presidente Carlo Rienzi «e rammentiamo che alterare i risultati dopando il televoto danneggia i telespettatori che spendono soldi per votare l’artista preferito ed è una violazione delle regole sui giochi a premio». Protestano anche i 10 finalisti del concorso online che mettono in discussione i meccanismi di votazione che avvengono con il televoto al costo di 0,75 euro a chiamata con un massimo di dieci chiamate per apparecchio: «Non ci avete dato una lira nonostante il sito abbia generato ricavi tra televoto e pubblicita». Replica Raveggi: «I discografici hanno sottoscritto un regolamento prima dell’inizio della gara. Non sono previste compartecipazioni di utili perché il grosso del costo delle telefonate va al gestore telefonico, il resto serve a pagare anche i costi dell’operazione. Non si possono sottoscrivere accordi e ridiscuterli a cose fatte». Se ne riparlerà per il 2010. Intanto chi ha perso è la musica. [email protected] 20/02/2009 Ma il Luca gay di Povia sarà mica lo stesso cantato dalla Carrà negli indimenticabili versi di "Luca" – «Io ti pensavo tutto il giorno intero/senza tradirti neanche col pensiero/ma un pomeriggio dalla mia finestra/ ti vidi insieme ad un ragazzo biondo/chissà chi era, forse un vagabondo/ma da quel giorno non ti ho visto proprio più». 20/02/2009
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