25 Settembre 2009

CHE BUSINESS QUEL TELEVOTO

PICCOLO SCHERMO ALL’INCASSO CHE BUSINESS QUEL TELEVOTO
 

 
Telefonate e sms per scegliere un concorrente o partecipare a un quiz. Un rito tv sempre più diffuso. E un giro d’affari da 15 milioni che arricchisce emittenti e operatori telefonici Gerry Scotti sfodera un bel sorriso e sul teleschermo appare la domanda per il pubblico a casa: i re di Roma erano cento o sette? Per partecipare al difficile quiz di ‘Chi vuol essere milionario’ è sufficiente inviare un sms al numero in sovrimpressione. Il costo è di un euro, in palio ce ne sono mille. E poco importa se non indovini, perché al programma cult di Canale 5 puoi vincere lo stesso. è la democrazia del televoto, ultima frontiera dei format che fanno audience e su cui scommettono sempre di più Rai e Mediaset per questa stagione autunnale. Dilaga fra teenager e massaie, ma anche fra i professionisti, perché dalla poltrona di casa (o dall’ufficio grazie alla web tv) ormai puoi fare di tutto: partecipare a un concorso mentre fai zapping, votare la reginetta del reality preferito, scrivere il copione del ‘Grande Fratello’ e cacciare il rompiscatole dalla Casa, oppure far piangere in diretta il cantante di ‘X-Factor’ frantumando con un messaggino i suoi sogni di gloria. Il tutto rigorosamente a pagamento. C’è una domanda, però, che sugli schermi della tv non è mai apparsa. Quanto sfila dalle tasche degli italiani il televoto e dove finiscono i soldi? Se provi ad alzare la cornetta, stavolta per chiedere i conti a gestori di telefonia o reti televisive, la risposta è sempre la stessa. Tim, Vodafone, Wind e Tre, così come le società di produzione dei programmi più votati, non si sbottonano: "Sono dati riservati, non intendiamo diffonderli", ripetono da Roma a Milano. Uno studio esiste, distribuito soltanto fra gli operatori del settore. Si tratta dell’Osservatorio Mobile Content & Internet, elaborato al Politecnico di Milano e che ‘L’espresso’ ha potuto visionare. Fa una radiografia dettagliata del fenomeno, con un dato che emerge su tutti: il numero di televotanti in Italia è raddoppiato fra il 2007 e il 2008, erodendo nei mesi introiti al mercato oceanico della telefonia. E passando da 7,4 milioni di euro di fatturato, ai 15 milioni medi attuali. Possono sembrare cifre ridotte, se paragonate al bilancio globale dei contenuti a pagamento acquistati via cellulare, che ha sfiorato i 745 milioni di euro, ma non è così. Quel 2 per cento della torta ha stupito gli esperti e fa sempre più gola ai network, "che ormai inseriscono nei budget una voce specifica di entrata, al fianco della normale pubblicità", confermano sia in Rai che a Mediaset. E questo perché il boom di utenti si è registrato in un periodo in cui il resto del business è stagnante. "Significa che crescerà ancora", prevedono i direttori di rete. Già adesso sono decine di migliaia gli italiani che, ogni giorno, si attaccano al cellulare per televotare il proprio idolo o vincere un’auto di lusso. Con punte record di quasi due milioni in una sola sera, come nella finale di ‘Amici di Maria De Filippi’. La regina dei programmi interattivi è Endemol, la società olandese che ha esportato in Italia il ‘Grande Fratello’. Ma a scommettere sempre più sul fenomeno c’è anche Magnolia, che firma ‘L’eredità’ e ‘L’isola dei famosi’, la Fascino di Maurizio Costanzo, così come Bibi Ballandi, che produce ‘Ballando con le stelle’. Tutte trasmissioni dove la votazione da casa è il piatto forte."Il giro d’affari è in continuo aumento: ci sono quiz facilissimi che spingono i telespettatori a mandare sms, senza capire che, proprio come in un casinò, alla fine vince sempre il banco, cioè la trasmissione", avverte Antonio Bosco dell’Adiconsum."I giovani sono il target che sembra essere percentualmente più interessato". L’identikit del televoto-dipendente è confermato dalle statistiche che girano sui tavoli dei responsabili di palinsesto. Nel 2008 gli utenti unici sono stati un milione, con punte di 15 mila al minuto nelle serate chiave dei reality show. Il fruitore medio ha meno di 40 anni, età che sale fino a 65 quando si tratta di fare una telefonata, anziché inviare un sms. "A digitare sul cellulare sono più le donne (52 per cento) degli uomini, dalla casalinga alla laureata", puntualizzano gli esperti. A spartirsi gli incassi ci sono, invece, gli operatori telefonici, le reti televisive, i titolari dei format e i produttori dei programmi, oltre alle società private che gestiscono il software per la raccolta dei voti. I network appaltano a ditte specializzate la gestione del sistema, e i messaggini vengono smistati su un computer. In genere all’utente il giochetto costa un euro, anche se in realtà si paga di più. L’addebito, infatti, avviene quando dal cervellone giunge l’sms di conferma del televoto, ma a carico del telespettatore c’è già da conteggiare l’sms di invio, che di solito costa attorno ai 12 centesimi. Di tutto il giro di affari, circa il 40 per cento finisce nelle tasche dell’operatore di telefonia mobile da cui è partito il messaggino, con guadagni proporzionali al market share, ovvero alla quota di mercato della compagnia. "Guida la classifica Tim, che occupa circa il 38 per cento, poi c’è Vodafone che si attesta attorno al 30 per cento", spiegano al ministero delle Comunicazioni. Il resto se lo dividono Wind e Tre. Sulla trasparenza del sistema alcuni dubbi sono stati sollevati. è vero che le operazioni avvengono sotto il controllo di un notaio, ma da Emanuele Filiberto ‘reuccio-ballerino’ in coppia con Natalia Titova a ‘Ballando con le stelle’, fino alle polemiche per Marco Carta trionfatore ad ‘Amici’ e poi vittorioso a Sanremo, passando per le rivelazioni di Lele Mora sul podio di Walter Nudo sull”Isola’, i fan dei reality e dei talent show denunciano "brogli e stranezze". Da una parte le trasmissioni col televoto si moltiplicano e diventano dei veri e propri cult. Dall’isola dei naufraghi, alla scuola di cucina, ai talent show per aspiranti cantanti e ballerini, fino a quelli sportivi. I numeri in sovrimpressioni invitano chi è a casa a votare, votare e votare ancora. Scegli tu chi sarà il vincitore. E così si formano club di fan, tifo organizzato, gruppi sul web, il passaparola gira nelle scuole e in discoteca. Gli idoli sono lì, a portata di messaggino. Nessuno bada più a un fatto: tutto questo si paga. E quando non c’è un concorrente da nominare o un danzatore da giudicare, arriva il concorso a premi. Una domanda da nulla, saprebbe rispondere anche un bambino. Il prezzo non sembra un granché, di solito è un euro, per l’estrazione che premia il fortunato. In palio soldi, ma anche televisioni al plasma, viaggi da sogno, cellulari da cui mandare altri sms. Intanto, nelle casse della trasmissione entrano centinaia di migliaia di euro. Ogni giorno. è a questo punto che qualcuno se ne accorge. Dopo avere ricevuto una superbolletta, da centinaia di euro, tutti accumulati mandando messaggini al solito numero, quello del Gf piuttosto che dell’Isola. Così le prime ‘vittime’ del televoto passano al contrattacco e si rivolgono alle associazioni dei consumatori.  "Ma noi non possiamo fare altro che chiedere al governo norme più severe e paletti certi per uscire dal Far West", dice Carlo Pileri dell’Adoc, mentre il Codacons aveva addirittura lanciato lo sciopero delle televotazioni per ottenere da Rai e Mediaset i tabulati ufficiali. In Italia manca, infatti, una legge che regoli il settore e fissi il numero massimo di chiamate dalla stessa utenza, come avviene in Inghilterra dove il televoto è gratis. Una lacuna che porta anche a un secondo fenomeno, che sta prendendo piede, il "tele-doping", l’utilizzo cioè di call center per spingere il proprio idolo nel reality, così da incassare maggiori introiti dai contratti di pubblicità. Un giro d’affari, secondo i consumatori, che porterebbe ad accordi sotterranei fra gli agenti di artisti e vip in gara, produttori e operatori telefonici, con pacchetti di voti acquistati in blocco e scaricati sui sistemi informatici a ritmi di 200 al minuto. "Nell’ambiente televisivo è stato denunciato più volte, anche all’ultima edizione di Sanremo", spiega Pileri. Gestori e reti televisive respingono entrambe le accuse. "Non c’è nessuna pubblicità subliminale, né particolari campagne che rendano il telespettatore un fanatico", ribattono. è il gioco che è vincente, piace l’idea di poter decidere le sorti dei propri idoli, è un po’ come entrare dentro la tv. Per fare luce su eventuali storture, comunque, lo scorso aprile l’Adoc ha presentato un esposto alla Polizia postale proprio sul televoto record dell’ultima edizione di ‘Amici’, "dopo avere ricevuto decine di proteste in cui i telespettatori segnalavano di non essere riusciti a inviare la preferenza durante la finale e nelle puntate precedenti". Nessuna truffa nemmeno stavolta, si difendono i gestori di telefonia mobile e le trasmissioni sotto accusa, che tirano in ballo l’effetto Capodanno, quando il cellulare va in tilt e i messaggi di auguri arrivano il giorno dopo. "Nei contratti c’è scritto che questa possibilità esiste. La cosa certa è che, se l’sms non viene conteggiato, non c’è alcun addebito". E mentre lo dicono, una nuova trasmissione con televoto conquista il palinsesto. Altro numero di telefono, altri paladini, altri incassi. I televotanti delusi hanno formato gruppi su Facebook e discutono sui blog. C’è anche chi rivuole indietro i soldi spesi senza garanzia di effetti pratici sul destino del proprio paladino. A leggere bene i regolamenti delle trasmissioni più seguite, in effetti, una falla nel sistema c’è. Corrisponde al trasferimento dei dati dai gestori telefonici alla società informatica che effettua il conteggio finale, cioè quando si decide chi resta e chi viene eliminato. Un passaggio al quale le associazioni di consumatori "non hanno mai potuto partecipare, pur avendolo richiesto", denunciano in coro. Il tutto in assenza di un ente di controllo, visto che né il ministero né il Garante verificano la conta dei voti. "Il potere dell’Agcom in materia è piuttosto ridotto", dicono all’Authority. Vigilare sulla trasparenza delle votazioni a pagamento significa soltanto controllare che i costi massimi di chiamata restino sotto i limiti di legge e che le tariffe del servizio vengano indicate, quando il numero va in onda. Nessuna competenza, invece, sul computo finale, quello che determina la vittoria o la sconfitta del concorrente in gara. E che è costato ai televotanti milioni di euro fra sms e telefonate.
 

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