20 Febbraio 2009

Bonolis non fa in tempo a esultare che gli tocca sempre una brutta gatta da pelare

Bonolis non fa in tempo a esultare che gli tocca sempre una brutta gatta da pelare. Stavolta, dopo i casi Povia, Benigni e Zanicchi, è il "doping telefonico": «un euro a voto, 5.000 voti sicuri per 5.000 euro», la denuncia di Striscia, riportando una notizia già pubblicata su Il Foglio, secondo cui la gara al festival rischia il doping telefonico. Secondo l’articolo «attraverso i call center è possibile comprare voti per il proprio artista. Versando l’assegno e poi sedersi, in attesa che il doping telefonico sortisca il suo effetto sulla classifica, se si è ultimi non si vince, ma se si è ottavi magari si arriva secondi».  «Sono anni che contestiamo il sistema del televoto, specie se legato a manifestazioni come il Festival di Sanremo dietro il quale si celano gli interessi milionari delle case discografiche – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, che chiede di bloccare subito il sistema di televoto – Alterare i risultati delle classifiche "dopando" il televoto danneggia i telespettatori». La questione del televoto effettuato tramite call center «in un evento come il Festival di Sanremo – tuona Enzo Mazza, presidente della Fimi, Federazione Industria Musicale – al quale come è noto sono poi collegate anche delle scommesse, può avere una valenza penale e sconvolge il meccanismo della gara. Ci auguriamo che la Guardia di Finanza possa svolgere un’indagine». Bonolis è allucinato: «Non ci si crede. Uno cerca di fare le cose più pulite che può e poi ti si infilano dappertutto». «Non c’è nula di irregolare», chiosa il capostruttura di Raiuno Giampiero Raveggi.

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