Cose da Festival
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fonte:
- Il Messaggero
SANREMO – Cose da Festival. Nella notte in cui il voto manda a casa un paio delle cose migliori (per esempio il duo Nicolai-Di Battista e Tricarico, oltre alla Zanicchi e agli Afterhours), affidando al televoto il ripescaggio di Al Bano e Sal Da Vinci, a fare la parte del leone all’Ariston è proprio la musica in una strana parata di padrini chiamati a sostenere i loro figliocci (in un caso veri e propri figli), ma hanno finito in più di un caso per oscurarli, rispolverando i loro successi. Inevitabile con Pino Daniele che, data una mano alla nuova proposta Silvia Aprile, ha illuminato il palco con Quando e Napul’è. Inevitabile con Zucchero, Maurizio Vandelli, Dodi Battaglia e Fio Zanotti che, dopo aver accompagnato la figlia di Sugar, Irene, si sono scatenati in una carrellata bollente di rhythm’n’blues. Inevitabile con la splendida Ornella Vanoni che ha ricordato Tenco (Vedrai, vedrai) e Mino Reitano con Una ragione di più, dopo aver duettato con la vivace Simona Molinari. E inevitabile con un Gino Paoli che ha messo in gioco gioielli come La gatta e Il cielo in una stanza dopo aver sostenuto Malika Ayane. A distaccarsi nella categoria è, comunque, Karima: scoperta da Amici, ha trovato sulla strada il genio del pop Burt Bacharach, che le ha confezionato la migliore produzione del lotto e, ieri, ha duettato con lei e Mario Biondi. Il Festival, per ora, ha assegnato un titolo, quello del concorso web, andato alla napoletana Ania con Buongiorno gente. Il primo, vero vincitore, però, è Bonolis. Basta guardarlo in faccia: ha l’aria trionfante del salvatore della patria canora che sa di aver allontanato il Festival dal guado. Lo si vede dalla sicumera con cui si muove sul palco (ieri si è lanciato a cantare Imagine a un Kevin Spacey che lo guardava seduto su uno sgabello, quindi si è sbaciucchiato con Laurenti). E, quando non è sul palco, si toglie la soddisfazione di rispondere per le rime «a chi spera in un’agonia disperata». Dalla sua la forza dei numeri: anche la seconda serata, la più debole, ha tenuto, 12,4 milioni di spettatori, il 41,6 di share, cioè nove punti in più dell’edizione scorsa, due meno del penultimo Baudo, ma undici sotto al Bonolis del 2005. Festival rianimato col contributo della crisi economica che tiene in casa gli italiani (negli ascolti i nuclei più numerosi appartengono alle famiglie anziane e a quelle disagiate). Con il conduttore l’ha sfangata anche la Rai, che si era avventurata in un rinnovo costoso della convenzione con il Comune (9 milioni di euro l’anno) e ora si ritrova un marchio rivalorizzato. E finisce per avere ragione pure Del Noce, il direttore di rete, che ha da sempre sostenuto la necessità di cambiare ogni anno il timoniere del Festival. Quando non l’ha fatto (lo scorso anno con Baudo) c’è stato il patatrac. Così si capisce quando Bonolis allontana ogni ipotesi di fare il tris: «Vorrei godermi questa situazione. Quello che sarà del futuro non lo so». Saranno dolori per chi gli succederà. Intanto si dedica alla sua creatura, rivendica la centralità della musica, ma sono le polemiche a fiorire. Ieri si è messa di traverso anche la Fimi, la federazione delle major discografiche: chiede l’intervento della finanza e il blocco del televoto. Poi il Codacons ha presentato un esposto alla Procura di Roma sullo stesso tema. Sbotta e sacramenta, Paolo quando lo viene a sapere. La Rai nega che ci sia modo di influenzare seriamente il televoto. Solo che il Foglio insiste e pubblica on line la testimonianza di un manager che racconta di aver ricevuto da un call center l’offerta di 20 mila voti in cambio di 20 mila euro per aiutare il suo artista. Insomma, sul meccanismo si alza il sospetto, mentre si infuriano anche i produttori dei finalisti del concorso web, perché la Rai non ha la minima intenzione di farli compartecipare agli utili (per esempio quelli del televoto). Poi c’è il Vaticano che continua a non apprezzare il Bonolis 2. Alle stroncature Paolo ha risposto in modo secco: «E’ giusto avere opinioni diverse, l’importante è che, sia per la tv come per la vita, si rispetti la volontà degli altri» con evidente riferimento alle polemiche sul caso Englaro. Ieri la Cei, sulla sua agenzia di stampa Sir, per bocca di Don Padrini, ha bollato il Festival che trasmette della società italiana «quell’immagine banale e falsa, confezionata ogni giorno dalla tv».
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