7 Febbraio 2002

Viaggio della speranza per Letizia

Viaggio della speranza per Letizia


Va a Londra la studentessa contagiata dalla «mucca pazza»

PALERMO. Nuovi accertamenti a Londra, poi il ritorno a casa, per continuare la terapia e sperare, confortata dall`affetto della sua famiglia. Per Maria Letizia, la studentessa di 23 anni siciliana, alla quale è stato diagnosticato il primo caso sospetto in Italia della variante umana del morbo di Creutzfeldt-Jakob, si preparano tempi duri. Non si sa ancora se la ragazza, che vive a Menfi in provincia di Agrigento, sia a conoscenza del proprio stato di salute, ma i familiari sono irremovibili: «Non vogliamo che lo sappia dalla stampa». Per questo chiedono che Maria Letizia possa godere del “diritto alla riservatezza“ scandisce le parole uno dei fratelli, Giuseppe, con la voce rotta dall`emozione. A nome di tutta la famiglia legge ai giornalisti una dichiarazione nella stanza del sindaco di Menfi Vincenzo Lotà. «Oggi – continua il giovane – sulle condizioni di mia sorella esiste un sospetto e non una certezza. Mia sorella è sottoposta attualmente ad accertamenti e per questo la nostra famiglia chiede che mia sorella, da paziente, abbia diritto alla riservatezza prevista dalla legge, che ci era stata assicurata sia dai medici di Palermo che dalle autorità di Roma, riservatezza purtroppo violata. Sono qui per chiedere a giornali e tv di recuperare una sensibilità finora mancata».
Un appello lanciato dal cuore della Valle del Belice, da un paese a pochi chilometri dal Canale di Sicilia in provincia di Agrigento, dove Maria Letizia abita insieme con il papà operaio edile in pensione, la mamma casalinga e altri cinque fratelli, commercianti nel settore della ristorazione. Un dramma familiare cominciato nel mese di settembre, quando la ragazza cominciò ad avvertire i primi malesseri. Il dolore alle gambe si è trasformato rapidamente in disturbi alle articolazioni e alla parola. Ma l`attività intellettiva, per il momento, è integra. «Tanto che pochi giorni fa ha sostenuto un esame alla facoltà di Scienze della formazione a Palermo – racconta il professor Federico Piccoli, il neurologo del Policlinico che la segue fin dal suo primo ricovero a Palermo – È una ragazza piena di vita, intelligente, vivace e brillante negli studi». Ma il dolore di aver dovuto comunicare il verdetto alla famiglia resta: «È una bella famiglia, unita, ma il colpo è troppo forte. Quando ho parlato con loro per confermare la diagnosi erano tutti presenti, mancava solo lei. Avevano preferito lasciarla a casa. La madre è distrutta, il padre è un uomo molto forte, una persona eccezionale e i fratelli hanno mostrato una grande forza d`animo. In un certo senso erano già preparati, perché avevamo spiegato che i sintomi lasciavano presagire il peggio».
Le speranze restano aggrappate alla cura che stanno sperimentando i medici inglesi. «I nostri colleghi dell`Institute of Neurology del London University College vogliono fare ulteriori accertamenti, anche se l`esito dell`esame istologico compiuto su un frammento di tonsilla ha confermato la diagnosi – continua Piccoli – Per questo la ragazza andrà a Londra, ma l`assunzione del farmaco, per via orale, sarà proseguita qui, sotto il controllo della nostra equipe». Il Policlinico ha già chiesto l`autorizzazione al ministero di potere utilizzare la “quinacrina“, non commercializzata in Italia.
Il timore che possa dilagare l`allarme contagio in Sicilia desta preoccupazione soprattutto fra allevatori e dei commercianti. «Non si può parlare di allarme mucca pazza in Sicilia – afferma l`assessore regionale alla Sanità Ettore Cittadini – Le carni sono sicure e vengono sottoposte a severi controlli, anche se il periodo di incubazione della malattia è di 5-7 anni, per cui la retroattività non ci può mettere al riparo da ciò che è avvenuto negli anni precedenti». Scettico sulla possibilità che questo caso sia legato al fenomeno della macellazione clandestina, è il sindaco di Menfi. E anche la Confcommercio, le autorità sanitarie e veterinarie escludono un allarme contagio, mentre il Codacons ha presentato alla Procura di Palermo una denuncia contro ignoti per tentato omicidio.

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