8 Marzo 2007

Via lo scatto alla risposta

“Via lo scatto alla risposta? Si può fare“
Cellulari, il ministro Bersani accoglie l`indicazione dell`Authority per le Tlc

MILANO DOPO IL TAGLIO ai costi delle ricariche dei cellulari toccherà allo scatto alla risposta. Un altro balzello che pesa (e molto) sulle nostre tasche di utenti telefonici, non solo dei cellulari ma anche del vecchio, caro telefono fisso. A mettere nel mirino lo scatto alla risposta (cioè i cent che si pagano quando parte la comunicazione, indipendentemente dalla lunghezza della telefonata) è stato l`altro giorno il presidente dell`Autorità per le Tlc Corrado Calabrò e la proposta è stata ripresa, come interessante e da studiare, dal ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani. In pratica, suscitando il consenso delle associazioni dei consumatori, Calabrò ha detto che anche lo scatto alla risposta è un costo anomalo e quindi andrebbe abolito. Così, come ricorda Federconsumatori, le tariffe sarebbero più trasparenti e si risolverebbe anche il problema di dover pagare, oltre al disagio, anche un costo aggiuntivo quando cade la linea e bisogna ripetere la telefonata. L`AUTHORITY delle Tlc ha proposto di inserire il taglio dello scatto nel dl sulle liberalizzazioni in discussione in Parlamento, ma non è detto che si possa farlo. Il relatore, Andrea Lulli, pur affermando di condividere la posizione di Calabrò, ha infatti spiegato ieri che bisogna verificare “se è opportuno e possibile inserire la novità nel decreto legge“ in fase già avanzata di discussione. Comunque, l`esigenza c`è e se l`indicazione arriva dall`Authority va ascoltata. Più o meno sulla stessa linea anche Bersani. “Stiamo esaminando la cosa perchè c`è un punto segnalato dall`Autorità che va verificato in termini di base normativa“, ha spiegato il ministro. Comunque, ha aggiunto, “posso dire che in via generale, come s`è visto anche in altre occasioni, noi siamo molto interessati a che si realizzi un sistema nel quale il governo e l`Autorità, ciascuno nei suoi ruoli e competenze, si ascoltino“. Insomma, anche se non si possono quantificare modi e tempi, la battaglia contro lo scatto alla risposta è cominciata. Una battaglia che come quella contro i costi di ricarica, vede una raccolta di firme on line guidata questa volta da un ventisettenne torinese, Marco Di Stefano. Ma sul fronte delle petizioni si sta muovendo anche il Codacons e da lunedì lo faranno anche i verdi sul sito www.verdi.it. Del resto, lo scatto incide e non poco sulle nostre tasche. I costi variano moltissimo da operatore a operatore, con punte anche di 19 cent e oltre 20 per le chiamate da fisso a cellulari. Lo scatto alla risposta infatti è presente anche nella telefonia fissa (per le urbane e interurbane Telecom è di 7,87 cent) e spesso lo ritroviamo anche nelle cosiddette tariffe flat, dove magari i minuti di conversazione sono gratuiti, ma lo scatto si paga. E ipotizzando, vedi la tabella, una media di 12,5 cent bastano 5 telefonate al giorno per spendere quasi 230 euro all`anno! CHE NON CI SI OCCUPI solo di cellulari ma anche dei balzelli del telefono di casa l`ha denunciato ieri il Codacons che ha calcolato in circa 420 euro all`anno gli oneri impropri, 243 dei quali ascrivibili alla telefonia fissa, a partire dal canone. Ma l`attenzione resta più concentrata sui telefonini. Ieri sono scesi in campo i tabaccai con il presidente della Fit, Giovanni Riso che ha dichiarato come il settore sia pronto alla mobilitazione. “Sulle ricariche telefoniche non accettiamo più aggi da elemosina. Siamo pronti allo sciopero“. “Non è giusto ? ha aggiunto ? che i gestori penalizzino la nostra rete, tenendo presente che, a titolo di esempio, in futuro su una ricarica da 10 euro il tabaccaio, secondo indiscrezioni, percepirebbe un margine medio lordo di circa 25 cent mentre ora ne guadagna mediamente appena 30“. La Cgil, invece, riprendendo l`allarme di Wind, ha avvertito come l`enfasi posta dal governo sugli effetti positivi che riguardano i consumatori non sia accompagnata da un`adeguata consapevolezza degli effetti sui conti economici delle imprese e in particolare su quelle meno redditizie.

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