24 Luglio 2010

Vendite al dettaglio in calo a maggio dell’ 1,9% annuo

Vendite al dettaglio in calo a maggio dell’ 1,9% annuo
 

 
ROMA A maggio le vendite al dettaglio hanno registrato -1,9% su base annua. E’ il secondo ribasso consecutivo da inizio anno, il dato è certificato dall’ Istat che lo definisce negativo, anche perchè si confronta con il periodo più buio della crisi. Gli acquisti per pranzo e cena segnano -2% e crescono le preoccupazioni dei commercianti, soprattutto i piccoli. Anche a confronto con aprile, c’ è stata una contrazione (-0,3%). Inoltre, i cordoni della spesa si sono stretti sia per il non food (-2% su anno, -0,4 su mese) sia per il food, (-2% su anno, -0,1 su mese). Rispetto a maggio 2009 i cali maggiori hanno riguardato Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-5,2) e Abbigliamento e pellicceria (-4,5). Solo due tra i principali comparti merceologici sono in positivo: Supporti magnetici e strumenti musicali (+3,6%) ed Elettrodomestici, tv, radio e registratori (+1,6). Guardando ai canali di vendita, gli affari vanno male quasi ovunque, ma sono i negozi di vicinato (-2,9%) a risentirne di più. Nella grande distribuzione, dove il ribasso è meno consistente (-0,5%), scontano le difficoltà maggiori gli ipermercati (-1%), seguiti dai discount alimentari (-0,8%). Il calo è, invece, più lieve per i supermercati (-0,5%). Le imprese più grandi se la cavano (oltre 50 addetti +0,1%), mentre quelle piccole e medie sono ancora alle prese con la crisi (fino a 5 addetti -3,1%, da 6 a 49 -3,3). Per le associazioni dei commercianti si tratta di dati preoccupanti: secondo Confcommercio sulla «battuta d’ arresto delle vendite» pesa «il calo del potere d’ acquisto», per la Confesercenti «il calo ripetuto e significativo» è allarmante anche perchè interessa gli alimentari, «normalmente sono stabili». Sulla stessa linea i consumatori del Codacons, che evidenziano come in Italia «Uno su tre ha problemi ad acquistare cibo». Confagricoltura conferma i timori, sottolineando che nei primi 5 mesi la flessione subita dai prodotti per la tavola (-1,2%) sia sei volte maggiore di quella segnata dal «non food (-0,2).

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox