26 Febbraio 2009

Vendita al dettaglio in calo dello 0,6% nel 2008

Vendita al dettaglio in calo dello 0,6% nel 2008 La Ue: «Incentivi all’auto, servono scelte coordinate» COMMERCIO. Istat: solo a dicembre contrazione dell’1,9%, peggior dato degli ultimi 11 anni Frenata dei consumi In salita gli alimentari

 ROMA Consumi in frenata nel 2008. L’anno appena terminato si è chiuso con una flessione delle vendite al dettaglio (-0,6%) senza precedenti negli ultimi undici anni. Il calo dei consumi si è sentito per tutti i prodotti con la sola eccezione degli alimentari, che anzi sono aumentati così come le vendite nella grande distribuzione. Solo a dicembre il commercio al dettaglio ha subito una contrazione dell’1,9%. E mentre cresce la preoccupazione dei consumatori, che tornano a chiedere prezzi più bassi e saldi liberi, la Confesercenti lancia l’allarme per il 2009, che rischia di trasformarsi in un «annus horribilis» per le pmi e l’occupazione. Nel complesso del 2008, secondo i dati diffusi dall’Istat, le vendite al dettaglio sono calate dello 0,6%: non erano mai andate così male dal 1997, da quando cioè è iniziata la serie storica. A pesare sono state soprattutto le difficoltà dei piccoli esercizi (-2%), mentre la grande distribuzione ha chiuso l’anno con un aumento delle vendite (+1%), in particolare grazie alle performance degli hard discount e dei grandi magazzini. Sono aumentati solo i consumi dei prodotti alimentari, mentre per il resto si sono registrati tutti segni meno, con cali particolarmente significativi per elettrodomestici, radio e tv. Ma se il dato dell’Istat è il peggiore degli ultimi 11 anni, secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, per i consumi nel complesso il calo nell’anno si attesta addirittura su un -0,8% reale, ovvero «la peggiore variazione degli ultimi quarant’anni, se si eccettua il 1993». Solo a dicembre le vendite al dettaglio sono calate dell’1,9% (stabili su base mensile), affossate dalla flessione più accentuata dei prodotti non alimentari (-2,7% contro il -0,8% degli alimentari) e delle vendite nei piccoli esercizi (-2,9%, mentre nella grande distribuzione -0,7%). Preoccupati i consumatori, che tornano a chiedere prezzi più bassi e saldi liberi.  Secondo il Codacons, che vede dietro il calo dei consumi del 2008 «l’aumento smisurato» dei prezzi in tutti i settori, l’unica soluzione per salvare il commercio è la riduzione generalizzata dei prezzi di almeno il 20% e la liberalizzazione dei saldi. Adusbef e Federconsumatori, che parlano di situazione «allarmante ed estremamente sottovalutata» tornano a chiedere misure «eccezionali», come l’aumento del potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso per almeno 1.200 euro annui, oltre a «considerevoli» diminuzioni dei prezzi, almeno del 20%, a partire dai generi di prima necessità: senza seri interventi – secondo le due associazioni – le famiglie dovranno mettere in conto un maggior costo per l’alimentazione di 564 euro l’anno. L’Adiconsum chiede che si riducano i prezzi e che non si facciano solo promozioni. Sul fronte dell’industria automobilistica europea, Bruxelles rivolge ai 27 paesi membri una richiesta: va sostenuta dai governi nazionali con azioni «coordinate preventivamente» tra gli Stati membri per evitare che una misura di uno Stato a favore di un produttore abbia ripercussioni negative sui partner e gli altri costruttori. I leader europeo si riuniranno domenica in un vertice straordinario dal quale dovrà uscire anche una procedura concordata per il sostegno al settore dell’auto. L’industria automobilistica in Europa rappresenta, con l’indotto, 12 milioni di posti di lavoro e un fatturato di circa 780 miliardi di euro, a fronte di una produzione annua di oltre 18 milioni di veicoli. Le previsioni sono tutte al ribasso: nel 2009 si stima un crollo delle vendite tra il 12 e il 18%. In materia di rottamazione, «in nessun caso le misure devono ostacolare la libera concorrenza ed avere effetti discriminatori», ha detto il commissario Ue all’industria Gunter Verheugen. 

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