5 Dicembre 2009

“Uscita inopportuna, non si può sparare nel mucchio”

Le associazioni di categoria bacchettano il sindaco.  Anche la Codacons critica: «Si getta discredito sui commercianti»

 DOPO i ventilati aumenti di Tia e Cosap e le voci di un trasferimento dei banchi di San Lorenzo, le categorie economiche sono passate dall’euforia per la nuova amministrazione a crescenti e sempre più frequenti mal di pancia. L’ultima uscita del sindaco Matteo Renzi, per nulla apprezzata dai commercianti, risale a ieri e riguarda «le pizze di plastica» e «le montagne di gas che chiamano gelato». «Ma quali pizze di plastica» commenta Riccardo Roselli, coordinatore di Cna.com. «Se ci sono dei problemi, risolviamoli insieme. Ma non va bene sparare sul mucchio. Una volta si prendono di mira i mercati, un’altra le pizzerie». «Forse qualcuno metterà in vendita roba di pessima qualità sottolinea Roselli ma per questo ci sono i Nas e gli organi competenti, che hanno il compito di controllare e sanzionare chi non è in regola. Non fa bene alla città criminalizzare certi settori. Ricordiamo che Firenze vive di commercio, turismo e artigianato. E se le aziende chiudono, poi saranno più gravi anche i grattacapi che avrà il Comune sul bilancio». «Piuttosto che queste uscite inopportune del sindaco conclude Roselli sarebbe meglio avviare una campagna al contrario, mettendo in evidenza e premiando le attività che tengono alto il nome di Firenze». Più cauto il direttore di Confesercenti Firenze, Alberto Marini, dal quale pure si leva qualche critica. «Sul fatto che si debba puntare sulla qualità dichiara siamo tutti d’accordo. Ma è un discorso, questo, che va legato ad un ripensamento complessivo della città. Gli affitti alti hanno allontanato dal centro e fatto chiudere molti esercizi storici. Al loro posto è arrivato chi si può permettere di sostenere queste locazioni. E spesso si tratta di attività che vendono prodotti scadenti. Ma la colpa non è certo dei commercianti». La bassa qualità è, dunque, anche una conseguenza del libero mercato, che, oggi più che mai, visti i tempi di crisi, ha alimentato il low cost. «I commercianti sono strangolati dalla crisi», sottolinea Daniele Locchi, vicepresidente di Confcommercio Firenze e presidente di Vivacity. «Se si vuole qualità, e noi siamo i primi a volerla, se si vuole combattere il degrado, e noi siamo i primi a farlo, occorre che ci siano le condizioni. I commercianti devono fare il loro lavoro, ma anche l’amministrazione. Aumentare le tariffe, ad esempio, non fa altro che aggravare la situazione di crisi delle piccole imprese e quindi alimentare il circolo vizioso per cui più c’è crisi e più l’offerta della città peggiora e si indebolisce. Occorre dunque una collaborazione fattiva tra il Comune e il tessuto produttivo. E’ facile additare la piccola impresa come fonte di degrado, più difficile è metterla in condizione di offrire del buon gelato e della buona pizza in una situazione simile».  E’ d’accordo Silvia Bartolini, presidente di Codacons Toscana, che spiega: «Molti locali sono stati costretti a ridurre le spese e il personale e anche la qualità dei prodotti è di conseguenza calata. In particolare, nella zona più turistica, tra la stazione, via Martelli e via Calzaiuoli, ci sono dei bar che vendono tramezzini di brutto aspetto, che costano fino a 4 euro, o pizze surgelate altrettanto care». «Ma non mi sembra che addirittura l’80% delle strutture del centro storico, come ha detto il sindaco prosegue la Bartolini venda prodotti scadenti. E’ una cifra ingenerosa. Si rischia di gettare discredito su quei commercianti che operano al meglio e che sono la maggioranza».  «Lo conferma il fatto conclude che il Codacons riceverà al massimo una o due segnalazioni l’anno da parte di consumatori che si lamentano per aver mangiato male a Firenze. Piuttosto, c’è chi rimane scontento per i prezzi alti, ma molto raramente per la scarsa qualità».

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