1 Luglio 2010

Una volta tanto Roma non è “ladrona”.

Una volta tanto Roma non è «ladrona». E se lo è, ha commesso un clamoroso autogol: gli aumenti autostradali che scattano da oggi, infatti, colpiscono in larghissima misura proprio la capitale, al punto che il sindaco Gianni Alemanno ha minacciato un gesto provocatorio: «Se mettono un casello sul Raccordo – ha detto – vado e lo sfondo con la mia macchina». Ma perché il primo cittadino della prima città si è così inalberato? Proprio perché – da oggi – su chi viaggia si abbatte un duplice aumento non uniformemente distribuito, però, sul territorio nazionale. Il primo di questi aumenti è costituito da un generale incremento dei pedaggi autostradali che vanno da un minimo di un millesimo di euro a chilometro, per moto e auto, a un massimo di 3 millesimi per camion e mezzi pesanti. Il secondo, invece – ed è questo il pomo della discordia – è costituito da un esborso di un euro (per moto e auto) o 2 euro (per mezzi pesanti) per tutti coloro che percorrono 22 tratte gestite dall’ Anas e finora gratuite, si tratta di 11 autostrade e altrettanti raccordi autostradali. Questo prelievo verrà per il momento richiesto solo nei punti di raccordo già serviti da caselli, che sono 26 in tutto il patrio suol, di cui 9 però, solo a Roma. In sostanza, chiunque arrivi nell’ Urbe da una autostrada e si immetta sul grande raccordo anulare, incappa nell’ aumento previsto dalla manovra economica del governo. Su questa storia ieri è successo il finimondo, perché una grande quantità di attività artigianali, di servizio e di logistica che servono la capitale, hanno le loro sedi al di là del raccordo, e l’ andirivieni con la città andrebbe a incidere fortemente sui loro bilanci. Confcommercio ha alzato un fuoco di fila contro questa misura e il presidente di Roma e del Lazio, Cesare Pambianchi, ha parlato di «aggressione continua alla capitale d’ Italia». Gli artigiani aderenti alla Cna sono andati oltre e hanno fatto di conto: i diecimila mezzi delle piccole imprese che servono la capitale tirerebbero fuori non meno di due milioni e mezzo l’ anno, forse tre. Apriti cielo: se il sindaco Alemanno minaccia irruzioni fisiche, il presidente della provincia Nicola Zingaretti parla di «un’ ombra leghista che grava su Roma» e che agirebbe esigendo gabelle altrove sconosciute. Renata Polverini, presidente del Lazio, rincara, sottolineando come sia «inimmaginabile un pedaggio sul grande raccordo». E non finisce qui, ovviamente, perché ci sono le associazioni dei consumatori a rinfocolare la pugna, con il Co.di.ci che vuole portare la questione all’ attenzione dell’ Antitrust. Il Codacons, per analoghe ragioni, ha già detto che ricorrerà al Tar. Poiché ad esigere i rincari sarà la concessionaria Autostrade, ma il destinatario finale è Anas, il presidente di quest’ ultima società, Pietro Ciucci, ha detto che «i nuovi pedaggi non rappresentano una stangata, tant’ è che la tratta da Roma a Milano, costerà 50 centesimi in più», e per quanto riguarda il grande raccordo di Roma, «non ci saranno nuovi caselli. Si tratta – ha spiegato – di un pedaggio forfettizzato che verrà pagato dagli utenti in transito alle stazioni finali». Ma ciò che fa arrabbiare i romani è proprio questo.
 

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