22 Febbraio 2010

Una gara da talent show Troppo potere al popolo del televoto

SANREMO. Ha vinto Valerio Scanu con "Per tutte le volte che" che più sanremese di così non si può. Qualcuno se ne sorprende? Oltre all’ ex massaia Antonella Clerici, promossa dalla valanga di ascolti tv, oltre ai talent show, c’ è un’ altra donna che lascia un segno indelebile nella storia della kermesse: è Maria De Filippi che per la seconda volta vede primeggiare un pupillo di Amici (lo scorso anno Marco Carta) nella vetrina più importante della canzone italiana. Questa la conseguenza di un meccanismo di preferenze incontrallabile come il televoto che in ogni caso – e al di là di qualche legittimo sospetto sulla sua trasparenza – ha reso possibile il secondo posto di Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici e il terzo di Marco Mengoni, proveniente da X Factor. Si Scanu che il Trio di Pupo erano stati bocciati dalla giuria demoscopica dell’ Ariston mercoledì e il loro ripescaggio c’ è stato proprio quando la gente ha cominciato a votare da casa. La canzone di Scanu era molto debole e si è un po’ rigenerata col supporto di Alessandra Amoroso nel venerdì dei duetti. Di ben maggiori favori ha potuto usufruire il Trio di Pupo cui è stato concesso di cambiare un verso della canzone in una delle performance, di concedere la parola all’ ospite Marcello Lippi sebbene non fosse permesso, di mandare continuamente in onda gli annunci de "I raccomandati". Il testo e la musica di "Italia amore mio", giustamente definita da Nino D’ Angelo "una chiavica", in quel contesto è riuscita a fare incetta di preferenze tra quanti puntano sulla tradizione, sulla retorica e sugli esasperati patriottismi. Mengoni, il nostro prefererito tra i tre finalisti ha portato al Festival una canzone, "Credimi ancora", più legata alla modernità con uno stile vocale abbastanza originale. Netta sconfitta invece, sempre sul fronte del voto, dei brani di più alto valore nonostante la giuria della Sanremo Festival Orchestra avesse fatto volare nelle prime due posizioni Malika Ayane e Simone Cristicchi. La cantante di "Ricomincio da qui", si è potuta consolare con il Premio della Critica Mia Martini mentre all’ interprete di "Meno male" e Irene Grandi ("La cometa di Halley") resta la soddisfazione di aver portato al Festival due canzoni di notevole impatto. Quello del televoto, dunque, è il meccanismo che ha privato il Festival di vincitori più degni. Ieri ne ha dovuto prendere atto anche il direttore artistico Gianmarco Mazzi: «Sembra il sistema più democratico e giusto – ha spiegato – ma favorisce artisti che appartengono a determinate zone d’ Italia». E c’ è da registrare anche la presa di posizione del Codacons che ha chiesto la sospensione dei risultati e il sequestro dei tabulati relativi ai voti che hanno determinato i primi tre classificati. La sessantesima edizione della rassegna lascia comunque alcune significative eredità per il futuro: la prima riguarda la musica che è tornata centrale senza crolli negli ascolti. Anzi: si è verificato proprio il contrario visti gli ottimi numeri Auditel; si è abbassata l’ età media dei campioni e si sono recuperate ampie fasce di pubblico giovanile; si può fare a meno di Paolo Bonolis perchè la Rai ha in scuderia talenti in grado di reggere confronti coi suoi "numeri"; si deve abbandonare il ricorso al televoto almeno nella fase finale lasciando a una giuria di qualità – quella della Sanremo Festival Orchestra andrebbe benissimo – il compito di attribuire il titolo finale. Il Sanremo 2010 lascia anche l’ eredità di una una filosofia dello spettacolo forse un po’ casereccia, ma sostanziale, efficace e con buoni ritmi. Un’ immagine, comunque, rimarrà indelebile: la rivolta degli orchestrali, quegli spartiti gettati per terra quando si sono conosciuti i nomi dei finalisti. Un gesto di coraggio e dignità professionale.
 

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