19 Giugno 2007

Un tempo c`era la telefonata “muta“

ROMA – Un tempo c`era la telefonata “muta“, quella che all`altro capo del filo nascondeva un molestatore. Oggi anche la “molestia“ si è aggiornata, e all`apparecchio c`è sempre qualcuno che vuole venderti servizi e prodotti. Pubblicità via cavo, in qualsiasi orario, rigorosamente sulla linea di casa, il cosiddetto “teleselling“. Ma come può succedere di ricevere tutte queste telefonate indesiderate se l`utente ha chiesto riservatezza e niente scocciature? La diffusione delle chiamate provenienti dai call center delle società più note del nostro Paese è così invasiva che è dovuto entrare in azione il garante per la privacy, Francesco Pizzetti. Questa volta non è stato un blitz dai toni leggeri. Il responsabile del servizio di protezione dei nostri dati personali si è munito della collaborazione della Guardia di finanza, ha chiamato gli ispettori del suo ufficio e li ha inviati a controllare i call center di mezza Italia. Irregolarità a raffica, consensi del cittadino violati, banche dati ottenute con chissà quale artificio. Gli investigatori della nostra privacy hanno stilato una top ten della violazione e hanno imposto ad alcune delle principali aziende italiane di rimettersi in regola entro tre mesi, altrimenti rischieranno una denuncia penale. Cinque i provvedimenti inviati a gestori telefonici e società che operano in qualità di call center per conto degli stessi gestori e di altre importanti aziende: Fastweb, Tele2, Telecom Italia, Tiscali e Wind. Il Garante ha prescritto nei loro confronti una serie di misure affinché venga rispettata la riservatezza e gli altri diritti degli utenti. Innanzitutto, gestori e call center dovranno interrompere l`uso indebito di numeri telefonici raccolti e utilizzati a scopi commerciali senza il previsto consenso da parte degli interessati, regolarizzare le banche dati informando gli utenti e ottenendo il consenso all`utilizzo dei dati per scopi pubblicitari, informare con la massima trasparenza gli utenti anche al momento del contatto sulla provenienza dei dati e sul loro uso. Oltre a registrare la loro volontà di non essere più disturbati (e rispettarla), e interrompere l`uso illecito di dati per attivare servizi non richiesti, come segreterie e linee internet veloci. L`uso illecito di dati personali dovrà essere interrotto entro il 5 luglio, informando l`Autorità del garante sullo stato di adempimento delle misure richieste, di carattere organizzativo, tecnico e procedurale, che andranno comunque adottate al più tardi entro il 10 settembre. Pena, contestazioni più drastiche. A far decidere al Garante che la misura era colma sono state le oltre duemila segnalazioni arrivate nell`ufficio di piazza Montecitorio da parte di cittadini esausti dalle continue telefonate di fornitori di servizi di comunicazione elettronica e call center che volevano sempre vendere qualcosa. Inoltre, l`utente spiegava che, pur avendo rifiutato i servizi offerti al telefono, alla fine se l`era ritrovato ugualmente attivato. In più, appariva abbastanza chiaro che l`operatore si era fatto anche una tabella sulle abitudini della persona chiamata: gli orari di rientro a casa, il momento in cui qualcuno avrebbe finalmente risposto. Prima di arrivare a emettere i provvedimenti l`Authority aveva già avvertito le società che stavano commettendo delle irregolarità. Erano partite le prime sanzioni, 44, ventidue delle quali già definite con un pagamento di oltre 130 mila euro. A dicembre erano state annunciate le ispezioni ed è scattato il blitz ad aprile scorso, in contemporanea in tutta Italia. Davanti agli ispettori e alla Finanza, gli operatori del call center sembra abbiano alzato le spalle. “Ci fate vedere le banche dati? Ci mostrate la lista dei consensi avuti dai cittadini?“, richieste che avrebbero trovato una serie di ammissioni di “colpevolezza“. L`abuso è stato registrato ed è partito il provvedimento. Verrà rispettato per la pace di chi non ne può più di vedersi offrire linee super veloci, enciclopedie e corsi di inglese? La decisione presa dal consiglio della privacy è stata accolta con favore dalle associazione dei consumatori. “Il 70 per cento dell`attività del Codacons è legato a questioni che riguardano la telefonia – ricorda il responsabile telecomunicazioni del coordinamento delle associazioni per la difesa del consumatore – Ogni giorno solo nella sede di Roma ci arrivano dalle 4 alle 6 segnalazioni che riguardano le telefonate pubblicitarie. Il fenomeno è nato nel 2000 e da allora è andato crescendo ed estendendosi con la voltura dei servizi di call center e la vendita dei dati personali“.

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