23 Luglio 2010

Un rapporto di Censis e Confcommercio: il Pil nel 2010 farà solo +0,7 per cento

 L’ Istat: in Italia emergenza consumi  Un italiano su due rinuncia alle vacanze

Il Codacons: 15 milioni di persone ai limiti hanno dovuto cambiare abitudini alimentari

Continuano ad arrivare numeri che confermano la profondità della crisi. Dice l’ Istat che nel 2009 il reddito complessivo delle famiglie italiane è diminuito del 2,6%. Di conseguenza c’ è stato un drastico calo dei consumi, pari all’ 1,9% doppiamente grave perché c’ era già stato un -0,8% l’ anno precedente). Si può notare, scorrendo i numeri, che il regresso dei consumi è stato meno pronunciato di quello dei redditi, e questo si spiega col fatto che certi consumi indispensabili (cibo, bollette, istruzione dei figli) non si possono ridurre; perciò in qualche misura si continua a consumare intaccando i risparmi. Infatti l’ Istat rileva che la capacità di risparmio si è assottigliata di 0,7 punti percentuali scendendo all’ 11,1%, cioè «il valore più basso dall’ inizio degli Anni Novanta». Evidentemente si tratta di una media fra chi ha risparmiato un po’ meno e centinaia di migliaia di famiglie che sotto i colpi delle crisi non sono state in grado di risparmiare proprio niente. Secondo l’ associazione di consumatori Codacons c’ è una quota di popolazione composta da 15,5 milioni di italiani sulla soglia della povertà che si indebitano non solo per spese di lungo termine come la casa, la salute o la macchina, ma anche per acquistare il cibo. Come prima misura «queste persone rinunciano a comprare i prodotti più costosi, meno carni rosse e più pasta insomma. Una situazione da Terzo Mondo». L’ Istat segnala pure che nel 2009 le imposte a carico delle famiglie sono diminuite del 3,1%. Al miglioramento hanno concorso il -2,9% del gettito Irpef, il -5,8% sui redditi da capitale (in particolare -70,3% sul risparmio gestito) e la riduzione dei contributi sociali versati dalle famiglie agli enti di previdenza e ai fondi pensione. Insomma si pagano meno tasse e contributi non perché siano stati decisi dei tagli ma semplicemente perché si guadagna di meno e questo riduce la base imponibile. Tutti questi dati dell’ Istat, va notato, riguardano il 2009, quindi si può sperare che nel 2010 con la ripresa economica già avviata le cose vadano meglio. Ma una ricerca fatta insieme da Censis e Confcommercio stima che nel primo semestre i consumi siano cresciuti appena dello 0,4%, e il cane si morde la coda, perché pochi consumi significano a loro volta un prodotto lordo debole, che infatti (sempre secondo Censis-Confcommercio) crescerà quest’ anno appena dello 0,7%. Ci vorrà del tempo per avviare davvero una spirale virtuosa in cui i consumi e il Pil si sostengano a vicenda; ancora nel 2011 lo studio prevede un prodotto lordo italiano in recupero di appena l’ 1%. Nel rapporto si legge che «il quadro generale di incertezza, dovuto anche al susseguirsi di notizie di crisi finanziarie e possibili default di conti pubblici, si riverbera negativamente sul clima di fiducia delle famiglie che raggiunge il minimo dal gennaio 2009. Ben il 68% delle famiglie prevede per i prossimi mesi consumi stabili», e qui bisogna intendere: consumi stabili rispetto al livello già bassissimo toccato nell’ ultimo anno. Confcommercio segnala che addirittura il 58% degli italiani non andrà in vacanza. Purtroppo il Centro studi di Confindustria valuta che «la ripresa globale è destinata a frenare: dopo la potente accelerazione nella prima metà del 2010, i prossimi mesi si delineano di assestamento». Frenare, sia chiaro, non significa arretrare, infatti il Csc precisa che non vede «rischi di ricadute recessive». In Italia la produzione industriale ha fatto +13,0% negli ultimi tre mesi rispetto al corrispondente periodo dell’ anno scorso. Ma questo ancora non basta al recupero dai crolli del 2008 e 2009. Anche la Federalberghi, come Confcommercio, valuta che circa metà degli italiani quest’ estate non andrà in vacanza; i numero delle due associazioni non corrispondono esattamente ma la tendenza è la stessa. Secondo gli albergatori il 54,9% degli italiani non viaggerà per risparmiare, e fra questi il 46,8% sarà costretto a casa dalla mancanza assoluta di denaro. In tale contesto è paradossale la crescita del giro d’ affari: +20%. «Questo aumento – spiegato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca – non è determinato da una crescita del turismo ma dall’ incremento delle notti da 10 a 12 e soprattutto dei costi del viaggio e degli spostamenti interni al Paese»: pedaggi autostradali +5,5%, biglietti ferroviari +12,7% e carburanti +13,3 per cento.

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