30 Dicembre 2008

Un Natale povero. Ma chi lo dice?

Sull’andamento delle vendite è scontro aperto tra governo, Codacons e Italia dei Valori. Il temuto crollo sembra scongiurato e dai saldi potrebbero arrivare sorprese positive La notizia è che per ora non c’è notizia, nel senso che è troppo presto per parlare dell’andamento dei consumi natalizi, visto che le festività non si sono ancora concluse e il tempo materiale per raccogliere i dati non c’è stato. Eppure da giorni non si fa che polemizzare su quanto siano calate le vendite.  Ad aprire le ostilità ci ha pensato il Codacons, che nel giorno di Santo Stefano ha lanciato l’allarme: nel periodo natalizio c’è stata, hanno detto, una flessione dei consumi del 20%. Un allarme fatto proprio anche da esponenti dell’Italia dei Valori. A stretto giro di posta è arrivata la replica del premier. Silvio Berlusconi ha gettato acqua sul fuoco spiegando che i dati sono in linea con quelli degli altri anni e non si è verificato nessun crollo. Per sapere chi ha ragione bisognerà attendere i dati ufficiali, ma alcuni dubbi si possono chiarire già adesso.  Per quanto riguarda i dati del Codacons (-23% abbigliamento e calzature; -10% giocattoli; -25% addobbi per la casa), si tratta di «un aggiornamento delle stime diffuse lo scorso 27 novembre», hanno spiegato dall’associazione guidata da Carlo Rienzi. «Le nostre previsioni sono state integrate con i dati congiunturali di Istat, Confindustria e Banca d’Italia che sono emersi nell’ultimo mese», hanno spiegato, «e abbiamo aggiornato le stime sull’andamento dei consumi alimentari da -5% a stabili». Stime e previsioni, dunque, e non dati ufficiali. «Per quelli bisognerà attendere almeno i primi giorni dell’anno nuovo», è stato spiegato da Confcommercio. Qualche indicazione più precisa arriva da Confesercenti, che tende a escludere il temuto crollo. «In base alle nostre proiezioni per alcuni settori non è andata per niente male, soprattutto per quanto riguarda i giocattoli e gli alimentari», ha spiegato a MF-Milano Finanza Mauro Bussoni, vicedirettore generale dell’associazione. Hanno retto l’urto della crisi anche settori storici dei consumi natalizi, come profumeria e hi-tech, che hanno una domanda rigida sotto le festività natalizie. «Le previsioni che sono state fatte, a nostro avviso, sono state molto più negative rispetto ai primi riscontri sul campo. Per quanto riguarda i viaggi, per esempio, non solo il comparto ha tenuto, ma si è speso di più rispetto all’anno passato», ha aggiunto Bussoni. Intanto ieri la Confcommercio ha presentato il calendario dei saldi invernali, che inizieranno dal prossimo 2 gennaio. E anche in questo caso si è verificato il solito balletto di cifre. Se per i commercianti saranno 15,8 milioni le famiglie che acquisteranno prodotti in saldo per una spesa di quasi 7 miliardi di euro, le associazioni dei consumatori parlano di «situazione drammatica» con una spesa che si ridurrà del 30%. Anche in questo caso bisognerà attendere la chiusura della stagione per vedere se hanno avuto la meglio le previsioni apocalittiche o quelle volte all’ottimismo. «Qualche sorpresa in positivo ci potrebbe comunque essere», ha sottolineato Bussoni, «ormai gli italiani hanno imparato ad aspettare i saldi e gli acquisti di beni non necessari vengono concentrati durante questo periodo. Percepiamo una grande attesa».

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