8 Maggio 2008

Un chiodo ferma Milano per cinque ore

Elio Catania, presidente di Atm, la società che gestisce i trasporti
pubblici del milanese, espone sulla sua scrivania un piccolo chiodo. Un
pezzo di metallo arrugginito che per quindici anni è stato fissato sul tetto
di una galleria della seconda linea della metropolitana. Una vite che alle
8.40 del ventiquattro aprile scorso si è staccata, provocando un corto
circuito che ha fermato tutti i treni in circolazione. Risultato:
metropolitana bloccata per più di quattro ore, migliaia di persone che si
riversano nelle strade per trovare un altro mezzo di trasporto, traffico nel
caos e, di conseguenza, città praticamente paralizzata. Per colpa di un
chiodo. Elio Catania lascia quell’oggetto sulla sua scrivania per una
ragione precisa. Un anno fa, quando se ne andò da Trenitalia per diventare
il numero uno di Atm, non avrebbe mai potuto pensare che per quindici anni a
nessuno fosse mai venuto in mente di fare un giro in galleria per dare una
controllata alle tubature dell’acqua. Bastava passare con un bastone e dare
dei colpetti al soffitto per capire che c’era qualcosa che non andava. O,
semplicemente, si potevano fare due conti per capire che, su un migliaio di
viti vecchie vent’anni, una prima o poi avrebbe finito per cedere. Da notare
che queste canaline sono state sistemate esattamente sopra i cavi dell’alta
tensione. Se se ne rompe una, il disastro è assicurato. Il problema, dicono
da anni i sindacati, è che la manutenzione nei "tube" della MM è diventata
un ricordo. La regola fino a un anno fa era quella di intervenire solo
quando qualcosa si rompeva. Un sistema che nel giro di pochi anni ha reso
stazioni e gallerie fatiscenti, oltre che pericolose. Tanto che, come visto,
ormai basta una vite fuori posto per fermare tutti i trasporti della città.
Per guai peggiori, poi, sarebbe sufficiente aspettare qualche anno. Così il
metodo è stato accantonato dalla nuova dirigenza, che oggi è in prima fila
nel denunciare il vecchio sistema. Per dirne una, dopo il guasto del
ventiquattro tutti i chiodi sono stati ribattuti nottetempo dai tecnici
dell’Atm. Il presidente ha preteso di stabilire con esattezza il tempo di
"vita media" di ogni bullone, e di effettuare controlli serrati. Gli
investimenti, dicono i ben informati, verranno presto raddoppiati: flotta
rinnovata e metrò messi in sicurezza. Esattamente quanto richiesto dalle
associazioni di consumatori.  Il presidente del Codacons Marco Donzelli
bollava l’incidente di aprile come "l’ennesima dimostrazione che le
metropolitane di Milano richiedono investimenti straordinari e convogli
nuovi. Quel giorno migliaia di persone sono giunte in ritardo sul posto di
lavoro. Chi risarcirà questo danno provocato ai pendolari?". Ovviamente
nessuno, ma almeno ora ci si sta muovendo per cambiare. Per ora non c’è che
da sperare che tutti i chiodi arrugginiti reggano. La situazione, come è
ovvio che sia, fa infuriare prima di tutto Catania che nel suo primo anno di
"mandato" ha cominciato a pianificare una piccola rivoluzione della rete.
Occorre ripensare l’intera linea di trasporti, non si può pensare di
ospitare decine di migliaia di visitatori dell’Expo senza avere dei mezzi
pubblici efficienti. Per ora si procede con alleanze strategiche con altre
società del settore, per esempio la torinese GTT. Servirebbe, si dice da
anni, una società che gestisse i trasporti di tutta la Provincia di Milano,
non solo del Comune. In attesa che si decida di effettuare cambiamenti
strutturali, non c’è che da lavorare sui tanti particolari. Orari
modificati, cellulari in galleria e tram "jumbo" da cacciare dal centro.
Lunghi decine di metri, bloccano il traffico se usati nei viottoli vicino a
piazza Duomo. Anche questo, quando sono stati progettati, non è venuto in
mente a nessuno. Per fare tutto ciò, ovviamente, servono più soldi e in
parte si troveranno dando la caccia a chi non paga il biglietto: un
passeggero su cinque secondo alcune ricerche. Atm ha previsto di raddoppiare
il numero di coloro che si occupano del controllo dei biglietti e della
sicurezza di chi chi circola sui mezzi. Già ad agosto è partita una campagna
di reclutamento interno tra il personale disposto ad abbandonare la guida
dei mezzi per entrare nello staff che vigila sui tram e in metropolitana.
L’obiettivo finale è arrivare nel prossimo triennio ad avere settecento
nuovi mezzi, tra autobus, minibus, filobus, tram e treni. Dal punto di vista
finanziario, il piano d’impresa prevede investimenti per 900 milioni di euro
entro il 2010.

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