17 Novembre 2009

Tv digitale, caos al debutto

Roma disagi e polemiche nel Lazio Tv digitale, caos al debutto

 Incubo per i romani che subissano di chiamate il call center del Ministero per avere informazioni. Molti cittadini hanno preferito comprare una tv nuova piuttosto che un decoder. Spento il segnale analogico, il passaggio al digitale a Roma e nel Lazio è stato tutt?altro che indolore. La prova del fuoco ieri mattina: come si temeva sono stati tanti i cittadini che hanno riscontrato problemi una volta accesa la televisione e sintonizzato il decoder. Presi d?assalto il call center del Ministero (quasi 50 mila telefonate) e i negozi di decoder e tv di nuova generazione. E si pensa allo smaltimento delle vecchie tv. «Vedo tutte righe, anzi no sono puntini, che devo fare?». Uomini, donne, ma soprattutto anziani, hanno dunque preso letteralmente d’assalto il call center messo a disposizione del Ministero dove sono arrivate migliaia di chiamate, la maggior parte delle quali per lamentare problemi di sintonizzazione del decoder. Giornata faticosa anche per antennisti, tecnici vari e rivenditori autorizzati che si sono trovati a dover rispondere agli interrogativi più diversi: «Come collego il decoder al televisore?», «devo cambiare l’antenna?», «devo buttare via la vecchia tv e acquistarne una nuova?». Le telefonate sono arrivate anche al centralino di molte associazioni dei consumatori. Diverse, ad esempio, all’Adoc dove ad alzare il telefono e chiedere «aiuto» sono stati soprattutto gli anziani.  Al Codacons, che ha presentato ricorso d’urgenza in Tribunale perché venga posticipata la data dello switch-off, e al Codici è stato lo stesso. Forte la denuncia del presidente dell’Adoc Carlo Pileri: «La Capitale è stata abbandonata a se stessa e i romani hanno buttato oltre 300 milioni di euro». Per poi sottolineare che in diversi casi i cittadini hanno richiesto l’intervento di un antennista per il riposizionamento dell’antenna. Disagi a cui, tuttavia, seppur indirettamente, la Rai ha risposto in una nota dicendo che le operazioni per il passaggio dalle reti pubbliche del sistema analogico al digitale terrestre «sono state concluse positivamente entro i tempi previsti e con successo». Anche a DGTVi, il consorzio di broadcaster coinvolti nel passaggio alla nuova tecnologia l’invito è a guardare che tutto, in realtà, si è svolto piuttosto serenamente. «La parte tecnica – fa sapere il presidente Andrea Ambrogetti – è andata esattamente come ci aspettavamo: tutte le emittenti hanno spento il segnale analogico e l’hanno riacceso in digitale». Per poi chiarire ancora meglio: «Già a fine mattinata tutti i segnali erano in onda, sono oltre 200 i programmi che è possibile vedere, tra nazionali e locali». Eppure i problemi segnalati dai cittadini non sono mancati, a cominciare dalle lamentele fatte per lo più dagli anziani sui costi. Tra acquisto del decoder, intervento dell’antennista o comunque di un operatore specializzato si possono spendere anche 60 euro. Troppi soldi per molti anziani che hanno lamentato anche una certa difficoltà a gestire più telecomandi per vedere la televisione e in qualche caso hanno rimpianto la vecchia televisione. Messa da parte una certa nostalgia del passato di fronte ai cambiamenti tecnologici, il presente ha visto ieri anche una parte politica gridare allo scandalo. Critiche le parole del Pd con Giorgio Merlo che parla di «incubo» riferendosi alla giornata del passaggio al digitale. E a far discutere ci si è messa anche la posizione dei canali del telecomando in base al sistema Lcn (logical channel numbering), cioè all’ordinamento automatico. Il comitato di redazione di Rainews 24 ha protestato, ad esempio, per la retrocessione dal numero 16 al 42 e l’Usigrai ha parlato di «penalizzazione del canale all news». Nel giorno in cui Roma è diventata la prima capitale europea a mandare in pensione il segnale analogico non è mancato l’assalto agli scaffali dei punti vendita specializzati, che ieri ha raggiunto l’apice. «Ce lo aspettavamo – è stato il commento della maggior parte dei rivenditori – come al solito ci si riduce sempre all’ultimo momento per fare acquisti inevitabili». I decoder sono stati venduti uno dopo l’altro dalle prime ore della mattina. Nessun problema di scorte in quasi tutti i punti vendita nonostante un aumento medio delle vendite nel solo mese di ottobre nel Lazio, sia di tv che di decoder, tra il 15 e il 30%. Alcuni rivenditori come Euronics hanno toccato punte di 800 decoder venduti in un solo pomeriggio. Da Mediaworld alla Bufalotta non sono stati presi d’assalto soltanto i decoder ma anche il settore tv. «C’è chi viene con l’idea di acquistare un decoder – spiega un dipendente – ma esce invece con un televisore nuovo evitando in un colpo solo il decoder, l’installazione e tutto ciò che comporta». Ma c’è anche chi lamenta di aver acquistato magari sabato scorso un apparecchio nuovo e ieri non è riuscito a vedere la televisione. «Quasi sempre non è un problema di apparecchio – spiegano da un negozio specializzato – ma di un suo uso non corretto».

 

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