19 Settembre 2011

“Truffato in rete, ora niente contratto”

La scoperta è avvenuta notando un addebito in conto corrente, di 40 euro, per un rid bancario riferito ad un secondo contratto pay tv sottoscritto a Palermo. «In un primo tempo pensavo ad un errore – racconta Sfrappa – facendo presente l’ anomalia anche a Sky, ma quando mi sono accorto era ormai troppo tardi e la banca non mi ha mai riaccreditato l’ importo». Più eclatante quanto accaduto due mesi dopo, con il commerciante che si è visto addebitare questa volta 700 euro per un contratto telefonico, anche in questo caso mai sottoscritto. «Questa volta sono riuscito a farmi riaccreditare l’ importo dalla banca anche perché nel frattempo mi sono rivolto alla polizia postale di Perugia che poi mi ha indirizzato ai carabinieri di Torgiano dove ho depositato la denuncia. In questo caso qualcuno utilizzando i miei dati, è riuscito a sottoscrivere a mio nome un contratto con Infostrada consumando, solo con la prima bolletta, circa 700 euro». Soldi poi recuperati. «Avevo salvato i documenti del disco fisso del mio computer nell’ applicazione Google documents – spiega – ma evidentemente qualche pirata informatico si è riuscito a impossessare della mia identità». Ma i problemi non sono finiti. Andando a sottoscrivere un contratto con Wind, la compagnia glielo ha negato. «A causa di quei 700 euro che non pagati0, per il gestore telefonico ora sono un cattivo pagatore, quindi niente contratto». I casi di truffe telematiche sono spesso sfociati anche nel penale e meno di un anno fa un’ operazione anti phishing della polizia postale di Perugia ha portato a scopire un giro d’ affari di oltre un milione, frutto di illecite intromissioni nei conti correnti on line di ignari clienti bancari, con 17 persone finite nei guai. La tecnica utilizzata è quella delle mail civetta tramite le quali si annunciano fantomatiche vincite, invitando l’ utente a cliccare su un link che in tutto e per tutto riproduce logo, colori e layout delle principali banche. Ma posizionando il mouse sul link e leggendo quanto appare in basso a sinistra dello schermo, si scopre che il sito che si va a cliccare è di tutt’ altra natura. Tale giochetto ad un professionista perugino è costato il prosciugamento della propria poste pay. «Cambiate subito la password di accesso, sostituendo la carta» suggeriscono da Poste Italiane. Ultimamente anche piccole aziende e studi professionali sono finiti nel mirino dei furboni della rete. «Ci hanno segnalato – spiega Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – che ci sono sedicenti ditte che propongono telefonicamente servizi quali l’ immissione in appositi elenchi di aziende e studi professionali (una sorta di social network professionale con fini promozionali, ndr)». Anche se non si danno risposte in merito, dopo alcuni giorni, le persone contattate si vedono le caselle di posta ingolfate con mail che richiedono il pagamento del servizio, arrivando anche a trasmettere vere e proprie ingiunzioni di pagamento. «Abbiamo segnalato il tutto alla polizia postale – aggiunge la Falcinelli – si tratta di un’ attività poco chiara sulla quale stanno indagando. Raccomandiamo, ovviamente, di non pagare e di non aprire tali messaggi».
 
 

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