22 Ottobre 2017

Tlc, bollette a 28 giorni: una mail cambia i patti

A fine anno dovrebbero incassare grazie a questo escamotage quasi mezzo miliardo di euro. Ma l’ unico scotto che pagheranno è una sanzione (per ciascuno) di 1 milione e 160 mila euro. Francesco Posteraro, commissario dell’ Autorità della comunicazioni, ha annunciato a Repubblica l’ importo della multa che Tim, Vodafone, WindTre e Fastweb dovrebbero vedersi comminare per aver mantenuto la fatturazione a 28 giorni e non ogni mese, come ha provato imporre lo stesso garante. Soprattutto Posteraro ha ammesso senza remore che l’ organismo ha le mani legate. Le sue sanzioni non possono superare il 10% del fatturato e non possono certamente spaventare una controparte le aziende di telefonia – che con questa manovra commerciale ha visto crescere mediamente il proprio fatturato dell’ 8,6%. Il tutto, chiaramente, a scapito dei consumatori. Consumatori sempre più deboli in un comparto da proporzioni immense, visto che solo la telefonia mobile ha un giro d’ affari intorno ai 13 miliardi. Poco più di un punto di Pil, quasi due terzi della prossima Finanziaria. Dove a sancire una certa sproporzione tra le parti è l’ articolo 70, comma 4 del Codice della comunicazioni elettroniche regolando il cosiddetto ius variandi, la facoltà delle compagnie di modificare le condizioni contrattuali unilateralmente. Il codice dà il diritto al «contraente, qualora non accetti le modifiche delle condizioni contrattuali da parte delle imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica, di recedere dal contratto senza penali né costi di disattivazione». Ma contemporaneamente garantisce grandi margini di discrezionalità alle aziende se «le modifiche sono comunicate al contraente con adeguato preavviso, non inferiore a trenta giorni, e contengono le informazioni complete circa l’ esercizio del diritto di recesso». Gli stessi elementi che sono al centro del contendere anche nella vertenza sulla tariffazione a 28 giorni. Basta quindi una mail o un sms non letti e si è costretti ad adeguarci alle nuove regole senza poter protestare. Elvira Cocca, responsabile telecomunicazioni dell’ associazione Aduc, dice che «è vero che la portabilità dei numeri ci permette di cambiare gestore nel mobile in tre giorni e nella telefonia fissa in quindici, ma molto spesso, quando ci si libera, ci si trova di fronte a offerte spesso non diverse da quelle che ci siamo lasciati alle spalle. Non voglio parlare di cartello, però dico che è difficile per l’ Antitrust scoprire l’ esistenza di patti anticoncorrenziali». Ancora più difficile, poi, cambiare compagnia se non c’ è la possibilità di chiedere il recesso gratuito: inserendo dei vincoli di fedeltà nelle offerte commerciali o nell’ uso in comodato di smartphone e tablet, le aziende si legano con il cliente a doppio filo, impedendogli di sfruttare i benefici in termini di prezzi e servizi che il libero mercato garantisce e facendo pagare loro in caso contrario multe salate. In quest’ ottica non deve sorprendere che molte delle misure a favore dell’ utenza telefonica inserite nella legge della concorrenza approvata ad agosto non abbiano visto l’ applicazione con gli appositi decreti. E parliamo della «disdetta facile» da fare senza dover spedire una raccomandata, il diritto a pagare il «numero non geografico», cioè quello dei call center, solo dall’ inizio della conversazione con l’ operatore, e l’ espresso consenso per abbonamenti ai servizi premium. Secondo Cocca si paga «la presenza di un’ autorità che dovrebbe muoversi più ex ante e che invece, troppo lentamente, interviene a cose fatte. Prendiamo la tariffazione a 28 giorni: se tutto va bene le sanzioni arriveranno a febbraio 2018, un anno e due mesi dalla sua introduzione». L’ Agcom, a differenza dell’ Ofcom britannico che si interessa anche di antitrust nei media, può imporre in presenza di comportamenti scorretti ai suoi controllati misure volte a correggere le distorsioni. Se le imprese continuano a essere inadempienti, scattano multe che però non possono superare mai il 10% del fatturato. Inutile dire che i ricorsi alla giustizia amministrativa ne ritardano l’ applicazione. Parallelamente gli utenti possono ricorrere ai bracci regionali dell’ Agcom (i Corecom) per dirimere le controversie con le imprese. Nel 2016 le multe comminate non hanno superato i 2,8 milioni. Le controversie aperte sono state 2.702, che nel 61% dei casi si sono concluse con una transazione o una conciliazione. Seguendo questa strada il legislatore ha voluto ridurre sia i tempi della giustizia sia il numero dei giudizi pendenti. Ma secondo Italo Mannucci, avvocato esperto di tutela dei consumatori cresciuto al Codacons alla scuola di Carlo Rienzi, «ha finito solo per indebolire gli utenti, perché si è portato tutto questo contenzioso fuori dai tribunali, dove il cittadino è meglio difeso. In quest’ ottica l’ Agcom diventa un tribunale alternativo, speciale, una tipologia non riconosciuta di fatto dalla Costituzione, che non può entrare nel merito e incidere sulla validità di un comportamento con la sanzione, ma finisce solo per decidere sull’ uso specifico. In fondo non poteva essere altrimenti con un’ industria, quella della telefonia, così potente». Intanto, dall’ autorità guidata da Angelo Marcello Cardani fanno notare che la partita sulla fatturazione a 28 giorni non si chiuderà con una sconfitta. «Gli operatori spiegano da via Isonzo non hanno voluto accettare il nostro approccio cauto alla base della delibera del marzo scorso, che prevede che dal 24 giugno non sarebbe più dovuta esistere la fatturazione a quattro settimane nella telefonia fissa, perché resta ancora un servizio di interesse pubblico generale, lasciando margini discrezionali in quella mobile. No, hanno voluto guadagnare di più e ora rischiano su due fronti: il Tar a fine febbraio dovrebbe respingere il ricorso delle aziende contro la nostra delibera, ma prima ancora arriverà un intervento legislativo, che non solo rafforzerà la nostra posizione, ma limiterà il loro business anche nel mobile». Il riferimento è alla proposta di legge di Alessia Morani (Pd) che non solo vuole eliminare la fatturazione a 28 giorni nei servizi, ma punta anche a restringere lo ius variandi sulle condizioni tariffarie e contrattuali. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
francesco pacifico

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this