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3 Giugno 2011

Telemarketing Venditori: ecco come evitarli

Telemarketing Venditori: ecco come evitarli
 

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA dOre 20. Famiglia riunita per la cena. Suona il telefono e ti chiedono di esprimere il gradimento per la tua compagnia telefonica o quanto paghi per l’ assicurazione auto. E’ il telemarketing, spesso fastidioso. Invadente. A volte utile però, per esempio quando ti consente di prendere visione di nuove offerte e di risparmiare sulle spese. E soprattutto fonte di quasi 70 mila posti di lavoro fuori e dentro i contact center, di cui 45 mila a tempo indeterminato. E’ in questo quadro di interessi contrastanti che si inserisce la normativa approvata a febbraio e che recepisce una direttiva europea: vuoi evitare fastidi telefonici? Allora sei obbligato a esprimere il tuo dissenso iscrivendoti al Registro delle Opposizioni. Diversamente il settore del telemarketing farà il suo lavoro, più che legittimo in un’ economia di libero mercato. Al bando Il sistema funziona così. E responsabilizza direttamente i cittadini. Il registro delle opposizioni è gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni e iscriversi è molto facile: si può fare via fax, attraverso il numero verde (800265265), oppure online (vedi www. registro delle opposizioni it) o con lettera Le associazioni dei consumatori all’ attacco: «Così il silenzio-assenso potrebbe aprire la strada al direct marketing selvaggio» raccomandata inviata al Gestore del Registro Pubblico delle Opposizioni-Abbonati (Ufficio Roma Nomentano, Casella Postale 7211, 00162 Roma) specificando l’ utenza telefonica da iscrivere, codice fiscale e fotocopia di un documento di identità. Basta questo per mettere al bando il telemarketing invadente. E quelle aziende che dovessero azzardarsi a non rispettare il Registro, incorreranno in sanzioni piuttosto salate. Tutto a posto, dunque? Non proprio: la nuova normativa infatti, non ha mancato di suscitare polemiche. Da un lato ci sono le associazioni dei consumatori, convinte che il sistema del «silenzio assenso» possa aprire la strada al direct marketing selvaggio. Dall’ altra l’ industria del settore e il governo, che recependo la direttiva Ue hanno voluto tutelare migliaia di posti di lavoro. «Prima di febbraio, i call center potevano attingere agli elenchi telefonici pubblici, ma chiamando soltanto gli abbonati che avessero manifestato esplicitamente il proprio assenso – spiega Gianluca Di Ascenzo, vicepresidente del Codacons-: oggi però il meccanismo si è invertito, aprendo di fatto una voragine come già avviene per i fax o le email commerciali» . Utilità «Ad oggi già 560 mila persone si sono iscritte al Registro delle Opposizioni» sottolineano invece dalla Fondazione Bordoni, mentre Assocontact, l’ associazione che riunisce call center e aziende del settore, già lavora a un codice di autoregolamentazione spingendo molto su una migliore distribuzione degli orari di chiamata, la preparazione degli operatori e i temi da proporre agli utenti. Insomma, il settore vuole fare il salto di qualità e dimostrare la propria utilità, rispettando l’ assenso di chi (magari in precedenza) ha accettato di ricevere informazioni su alcuni argomenti o settori specifici. «La nuova normativa impone ai contact center anche di rendere visibile il numero dal quale si chiama, di informare l’ abbonato circa la sua presenza sull’ elenco telefonico e della possibilità di iscriversi al Registro delle opposizioni – conclude Di Ascenzo -. E se si viene inutilmente importunati, trascorsi quindici giorni dall’ iscrizione al Registro, si può presentare reclamo al garante della Privacy o all’ autorità giudiziaria»

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