25 Ottobre 2018

«Telefonini fatti per autodistruggersi»

i due colossi multati dall’ antitrust per «obsolescenza programmata»: secondo l’ authority rilasciavano degli aggiornamenti che provocavano malfunzionamenti nei cellulari costringendo gli utenti a cambiare modello. dovranno sborsare 10 e 5 milioni
chiara mericoSi chiama «obsolescenza programmata» ed è quel processo che fa sì che prodotti tecnologici come smartphone e tablet «invecchino» in breve tempo, con un progressivo degrado delle prestazioni e della qualità, imponendo di fatto agli utenti la loro sostituzione. E questa pratica è finita nel mirino dell’ Antitrust, che ieri ha imposto una multa di 5 milioni di euro a Samsung e 10 milioni ad Apple, per pratiche commerciali scorrette. La sanzione riguarda il rilascio di alcuni aggiornamenti che hanno provocato gravi malfunzionamenti e ridotto in modo significativo le prestazioni dei prodotti.In particolare, Samsung è accusata di aver «insistentemente proposto, dal maggio 2016, ai consumatori che avevano acquistato un Note 4 di procedere a installare il nuovo firmware di Android denominato Marshmallow, predisposto per il nuovo modello di telefono Note 7, senza informare dei gravi malfunzionamenti dovuti alle maggiori sollecitazioni dell’ hardware e richiedendo elevati costi per le riparazioni fuori garanzia connesse a tali malfunzionamenti». Quanto ad Apple, per l’ Antitrust la casa di Cupertino «ha insistentemente proposto ai possessori di vari modelli di iPhone 6 di installare il nuovo sistema operativo iOS 10 sviluppato per il nuovo iPhone7, senza informare delle maggiori richieste di energia del nuovo sistema operativo e dei possibili inconvenienti – quali spegnimenti improvvisi – che tale installazione avrebbe potuto comportare». Per limitare queste problematiche, Apple ha rilasciato, nel febbraio 2017, un nuovo aggiornamento (iOS 10.2.1), senza tuttavia avvertire che la sua installazione avrebbe potuto ridurre la velocità di risposta e la funzionalità dei dispositivi. La notizia della multa ha suscitato il plauso delle associazioni dei consumatori. Altroconsumo ha ricordato di aver avviato le segnalazioni all’ Antitrust nel 2014, quando Apple aveva reso necessario l’ utilizzo di un piccolo cacciavite per alcuni interventi sull’ iPhone, attrezzo che però era particolarmente difficile da trovare. «Da allora le segnalazioni si sono succedute sino alla denuncia all’ Authority di gennaio scorso, che ha portato alla decisione resa nota oggi (ieri per chi legge, ndr). Una decisione storica che finalmente ristabilisce il diritto del consumatore a poter fruire di prodotti funzionanti». Da parte loro, Codacons e Federconsumatori hanno fatto sapere di avere allo studio possibili azioni risarcitorie da intentare contro Apple e Samsung. Non è la prima volta che i giganti tech finiscono nel mirino delle autorità per la concorrenza. Già nel 2014 l’ Antitrust italiana aveva inflitto una multa da un milione di euro a Samsung Italia per aver fornito informazioni inesatte sulla capacità di memoria effettivamente disponibile su smartphone e tablet. Quest’ anno il caso più eclatante è stato quello della maxi multa da 4,3 miliardi di euro comminata a Google dalla Commissione Ue, per abuso di posizione dominante in relazione al sistema operativo Android. Una sanzione che ammonta quasi al doppio di quella che la Ue aveva inflitto a Mountain View l’ anno scorso, per aver favorito il suo servizio di comparazione di prezzi Google Shopping a scapito dei concorrenti. A gennaio l’ Ue aveva multato il produttore di chip Qualcomm per 997 milioni di euro, con l’ accusa di aver pagato Apple per usare i propri processori in esclusiva su iPhone e iPad; nel 2009 anche Intel, il principale concorrente di Qualcomm, era stato multato per 1,06 miliardi. E anche Microsoft, negli anni, ha accumulato sanzioni dall’ Antitrust Ue per 2 miliardi di euro.

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