20 gennaio 2018

Telefonini in classe, la scuola si divide

Di che cosa stiamo parlando Ieri nel corso della tre giorni di Bologna sull’ educazione digitale, la ministra Fedeli ha presentato un decalogo, in cui vengono dettate regole generali sull’ introduzione degli smartphone nella didattica. Ciascun istituto dovrà adottarle e condividerle. Ma è già cominciata la discussione: alcuni professori vedono lo sdoganamento del cellulare come un elemento pericoloso. Altri lo apprezzano. BOLOGNA Lo smartphone in classe per fare lezione divide il mondo della scuola. La ministra Valeria Fedeli tira dritto annunciando 25 milioni entro febbraio per la formazione degli insegnanti al digitale. Ma c’ è chi frena. E reagisce contestando duramente il provvedimento. Il dibattito è più che mai acceso. I presidi sono cauti, ma tendenzialmente favorevoli così come la platea di insegnanti presenti a ” Futura”, la kermesse della scuola digitale allestita a Bologna dove ieri la ministra all’ Istruzione ( contestata da un gruppetto di insegnanti dei sindacati di base) ha presentato il decalogo per l’ uso dei device personali nella didattica. « Lo smartphone è uno strumento utilizzato da docenti e alunni in modo personale – osserva Licia Cianfriglia, dell’ associazione nazionale presidi – Val la pena, quindi, utilizzare le potenzialità di questa tecnologia per arricchire la didattica, sotto la guida attenta di insegnanti formati». Il pedagogista Daniele Novara invece non usa mezzi termini: « Sono indignato, la ministra cede alla lobby delle aziende digitali mettendo a repentaglio la salute psichica dei bambini. Non c’ è alcuna considerazione dell’ età: un bambino di sei anni non può imparare a leggere e a scrivere su una tastiera. E non si tiene conto della predisposizione infantile e adolescenziale del cervello alla distrazione mettendo a disposizione questi strumenti nelle classi ». Mariagrazia Contini, pedagogista dell’ università di Bologna, mette in guardia: «Il principio è positivo, ma occorrono insegnanti preparati e un patto forte con gli allievi. Perché se questo non si verifica cosa succederà nelle scuole di periferia? ». La stessa Fedeli ha ribadito che le linee guida saranno discusse e condivise nelle scuole nel rispetto della loro autonomia. Intanto il Codacons annuncia ricorsi a tutela della salute degli alunni. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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