2 Novembre 2017

Telefonia: torna la bolletta mensile, resta l’ aumento

Si tornerà presto a pagare i consumi telefonici calcolandoli a cadenza mensile anche per la rete mobile e non più ogni 28 giorni, come avevano stabilito unilateralmente le maggiori compagnie telefoniche ai danni degli utenti. Un emendamento presentato dal Pd al decreto fiscale all’ esame del Parlamento e le pressioni del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, stanno spingendo gli operatori a una rapida retromarcia. Il ministro vorrebbe però limitare l’ efficacia del divieto al futuro ed evitare così alle compagnie il pagamento di rimborsi che potrebbero superare il miliardo di euro, come rivendicano le associazioni dei consumatori. Il primo ad annunciare pubblicamente il ritorno alla fatturazione mensile è stato Aldo Bisio, amministratore delegato di Vodafone Italia, la prima compagnia a imporre la nuova cadenza dei pagamenti già ad aprile 2016. Sky si è adeguata a ruota e anche il nuovo amministratore delegato di Tim, Amos Genish, ha confermato la volontà di fare marcia indietro sulle fatture a scadenza ristretta nel corso di un incontro con lo stesso ministro Calenda. “Era un’ operazione legittima in un sistema di mercato liberalizzato, dove i prezzi sono tra i più competitivi d’ Europa, ma alla luce dell’ attenzione posta dal governo e dalle Autorità, ci siamo resi conto che abbiamo sottovalutato un elemento importante che ci lega ai clienti, la trasparenza” ha dichiarato al Corriere della Sera Bisio, che non ha mancato però di sottolineare gli ingenti costi che l’ operazione reset del sistema comporterà per gli operatori. Asstel, l’ associazione di categoria che, nel sistema di Confindustria, rappresenta le imprese che offrono servizi di telecomunicazione fissa e mobile, dice che ci vorranno decine di milioni. Spese che si vanno ad aggiungere agli investimenti sostenuti in precedenza per l’ operazione contraria: l’ aggiornamento dei software di gestione della clientela con l’ invio delle fatture tarato per farle partire ogni 28 giorni. Ma sul piatto della trattativa con il governo c’ è anche altro. L’ obiettivo di marketing apertamente dichiarato dalle compagnie è mantenere comunque nei bilanci quell’ 8% di margine in più sulle tariffe finora assicurato dalle bollette emesse come fosse sempre febbraio, applicate finora. Uno studio dell’ Authority delle Comunicazioni avrebbe quantificato in 2 miliardi di euro gli incassi aggiuntivi realizzati da quando è stata applicata la fatturazione a 28 giorni. L’ Agcom si appresta a multare gli operatori per “mancata trasparenza” nei confronti della clientela. Ma l’ entità della sanzione è del tutto trascurabile rispetto ai guadagni realizzati con la violazione: al massimo 1,1 milioni di euro. Le associazioni dei consumatori tuttavia non mollano. Nei giorni scorsi il Codacons ha presentato in 104 procure d’ Italia esposti per presunta truffa e appropriazione indebita contro i gestori delle telecomunicazioni. “Se è illegale emettere bollette ogni 28 giorni, sono nulli tutti gli effetti che derivano da tale pratica, compresi i maggiori ricavi incassati dalle compagnie telefoniche a oggi che dovranno interamente essere restituiti ai consumatori”, attacca il presidente di Codacons Carlo Rienzi. Senza restituzione di quanto versato in più, i consumatori hanno pronta la class action.
luciano cerasa

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