2 Febbraio 2017

Telefonate all’ estero, stop costi aggiuntivi

Telefonate all’ estero, stop costi aggiuntivi
accordo raggiunto in
europa: addio al roaming da metà giugno chiamate da cellullari, sms e
traffico dati costeranno come a casa abolito un peso sui cittadini da
8,5 miliardi l’ anno. tagliati i prezzi all’ ingrosso tra gli operatori.
bruxelles: niente rischi di altri rincari

LA SVOLTA ROMA All’ estero come a casa: funzionerà così da metà giugno in poi. Fare una telefonata, mandare un sms o navigare su internet in Europa, non avrà extra costi. Nemmeno quelli, ben più ridotti rispetto ai precedenti, previsti dopo i tagli recenti al roaming. L’ accordo firmato da Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sui prezzi all’ ingrosso che gli operatori applicano tra di loro sui dati scambiati ha di fatto messo agli atti che la rivoluzione annunciata da un decennio sul roaming ci sarà davvero. Già, il roaming. Per tutti ancora oggi è quel costo odioso che si paga quando la rete del mio operatore telefonico si appoggia all’ estero a quella dell’ operatore di casa. Altrimenti niente telefonate, sms e viaggi nella rete. Ma da giugno in poi sarà un po’ come avere una bolletta europea, senza più sorprese al ritorno dai viaggi. Telefonare a Roma da Parigi dovrà costare come se la chiamata partisse da Milano. Non un affare visto che secondo i calcoli del Codacons («soddisfatto»), il roaming è costato ai cittadini europei la bellezza di 8,5 miliardi all’ anno. Come dire il 10% dei ricavi dei gestori telefonici: basti pensare che nel 2006 un utente pagava da 1 a 6 euro al minuto per fare una telefonata dall’ estero, e dai 35 centesimi a un euro per riceverla. Presto sarà zero. A questo punto, però, rimangono almeno due incognite. Chi paga il conto finale delle tariffe all’ ingrosso? Non è che gli operatori telefonici finiranno per aumentare le tariffe nazionali per compensare i ricavi del roaming? Il secondo tema riguarda invece la possibilità di arbitraggi sui prezzi tra Paesi, che fa immaginare una guerra «tutti contro tutti» in Europa, fino all’ uscita dal mercato degli operatori più piccoli. I DUBBI Ebbene, quanto al primo capitolo, quello del rischio rincari per i clienti, dal Consiglio Ue assicurano che il taglio delle tariffe all’ ingrosso (il 90% più basse delle attuali), consentirà agli operatori di fornire servizio di roaming ai loro clienti senza aumentare i costi delle telefonate nazionali. Si tratterebbe infatti di tariffe sufficienti a permettere agli operatori dei Paesi visitati di recuperare i loro costi senza aumentare i prezzi al dettaglio. E questo vuol dire, sempre secondo l’ Ue, di coprire anche gli investimento nelle reti di nuova generazione (5G). Il compromesso trovato, spiegano a Bruxelles, tiene conto della situazione degli operatori Ue, con dimensioni e dinamiche molto diverse tra i Paesi del Nord, con offerte vantaggiose e il maggior numero di viaggiatori all’ estero come Svezia, Finlandia o i Baltici, e quelli del Sud come Italia, Spagna o Grecia, con mercati nazionali più grandi e un alto numero di turisti. Nel dettaglio, l’ accordo prevede che il 15 giugno 2017 il tetto dei prezzi all’ ingrosso per i dati ( secondo un tabellario già fissato) scenderà dall’ attuale 50 euro a Gigabyte a 7,7/GB, e poi scenderà ancora: dal 2018 il tetto sarà 6 euro a Giga, dal 2019 4,5/GB, dal 2020 3,5/GB, dal 2021 3/GB e dal 2022 2,5/GB, livelli ben più bassi di quelli proposti inizialmente dalla Commissione (8,5/GB). Comunque una minaccia per i clienti, sostiene David Borrelli, eurodeputato del Movimento 5 Stelle, convinto che l’ accordo Ue possa trasformarsi «in un aumentato delle tariffe domestiche». Contro l’ intesa anche gli operatori virtuali di Mnvo, che temono non rientreranno dei costi imponendoli sui consumatori con un aumento delle tariffe. In effetti i numeri di un recente studio di Equita dicono che il roaming pesa ben poco ormai sul fatturato dei big tra gli operatori mobili (il 5% del fatturato). Per TIM, pare, ancora meno. A conferma del fatto che l’ impatto sul fatturato del gruppo Telecom Italia davvero risibile. Più importante potrebbe essere l’ effetto dell’ arbitraggio tra prezzi Ue che rischia di scattare da giugno, cioè la migrazione di clienti verso paesi a costi più bassi. Anche su questo, però, l’ Italia non ha molto da temere. Gli Arpu (la media dei ricavi per cliente al mese) del mercato (circa 12 euro) sono fra i più bassi in Europa e quindi poco attaccabili. Roberta Amoruso © RIPRODUZIONE RISERVATA.
roberta amoruso
 

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