15 Luglio 2010

Telecom, il governo apre sugli ammortizzatori

 E Bernabè congela i tagli

Lo Stato tende la mano e Telecom Italia congela i tagli. Ieri il gruppo di telecomunicazioni ha ritirato le procedure di licenziamento partite per 3.700 lavoratori da effettuare entro metà giugno 2011. Il dietrofront è arrivato al termine del tavolo con i sindacati e il governo alla sede del ministero dello Sviluppo economico. Ora «parte il negoziato che si dovrà concludere entro 15 giorni. Poi ci sarà un momento di verifica il 30 luglio», ha precisato l’ amministratore delegato del gruppo Franco Bernabè, specificando che la trattativa con i sindacati è partita ieri stesso. La decisione di Telecom di ritirare i licenziamenti, è stata presa «a fronte della disponibilità del governo a trovare gli strumenti per attenuare l’ impatto sociale delle procedure e la disponibilità del sindacato ad avviare il negoziato da concludere entro 15 giorni», quando ci sarà «un momento di verifica». Bernabè ha aggiunto di essere «ottimista» riguardo al raggiungimento di un accordo. Tanto più che in caso contrario il piano messo ieri nel cassetto verrà riproposto. «Oggi abbiamo rimediato a un grave errore», ha commentato Fabrizio Solari, segretario confederale della Cgil. A fine mese sono anche attese novità sul tema della reta. Secondo il vice ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, infatti, «entro il 30 luglio daremo risposte ai lavoratori e al Paese su un grande progetto industriale» che è quello della rete di nuova generazione. «Contemporaneamente – ha aggiunto Romani – ora ci sono due tavoli: uno sugli esuberi e uno di strategia industriale». Proprio ieri il Codacons aveva chiesto al governo di portare sul tavolo dell’ incontro che con Telecom e i sindacati «la proposta di scorporo della rete telefonica che deve tornare a essere pubblica». Secondo il Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’ Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori, i licenziamenti previsti dalla società tlc, 3.700 nel 2011 per un totale di oltre 6.800 entro il 2012, «dimostrano come l’ azienda non sia in grado di fare quei massicci investimenti sulla banda larga di cui il Paese necessita, investimenti che semmai richiederebbero più personale e non certo meno».

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