11 Settembre 2019

Tassa sui rifiuti, rincari shock: perché la Tari aumenta così tanto

 

La tassa sui rifiuti (Tari) è il tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ed è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi. Si calcola su base annuale e il pagamento è suddiviso in due semestri : 1° gennaio-30 giugno e 1° luglio-31 dicembre. Fin qui tutto arcinoto. Il punto è che la tassa sui rifiuti per cittadini e imprese continua ad aumentare : nel 2018 è arrivata complessivamente a 9,5 miliardi di euro con un incremento, dal 2010, del 76% (+4,1 miliardi di euro). Perché la Tari (tassa sui rifiuti) aumenta così tanto Perché la Tari è aumentata così tanto? Lo scostamento dai fabbisogni standard è una delle principali cause dell’ aumento dei costi di gestione dei rifiuti: in Piemonte, Basilicata e Calabria gli scostamenti maggiori, Toscana e Abruzzo le regioni più virtuose. L’ aumento è generalizzato anche per la Tari pro-capite: la più elevata è nel Lazio (261 euro), la più bassa in Molise (130 euro). Questi i principali risultati del secondo monitoraggio dell’ Osservatorio tasse locali di Confcommercio , strumento permanente dedicato alla raccolta e all’ analisi di dati e informazioni sull’ intero territorio relative alla tassa rifiuti (Tari) pagata dalle imprese del terziario. A fronte di costi sempre più alti, calano livello e quantità dei servizi offerti dalle amministrazioni locali: solo cinque Regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte e Veneto) si collocano sopra il livello di sufficienza. Nonostante ciò, a quasi tutte le categorie merceologiche si continuano ad applicare coefficienti tariffari in crescita. Tra le attività che pagano di più ci sono ortofrutta, fiorai e pescherie (24,3 euro al mq.). I maggiori aumenti si registrano invece per discoteche, ristoranti, negozi di abbigliamento e librerie. La tassa sui rifiuti aumenta, ma il servizio peggiora La tassa sui rifiuti rappresenta un paradosso tutto italiano , afferma il Codacons commentando lo studio di Confcommercio. “I dati di Confcommercio confermano ancora una volta come i cittadini siano utilizzati al pari di “bancomat” attraverso l’ imposizione di tasse in costante aumento su servizi essenziali come i rifiuti, nonostante la qualità dei servizi resi sia in netto peggioramento – spiega il presidente Carlo Rienzi -. Emblematico in tal senso è il caso del Lazio, dove il costo della Tari pro-capite è il più elevato d’ Italia con una crescita del +7%, a fronte di un livello di qualità e quantità del servizio del tutto insufficiente e fermo a quota 3,2 su 10″. “Si tratta di una presa in giro a danno delle tasche dei cittadini, che in alcune regioni pagano tasse sempre più alte per riceve un servizio sempre più scadente – prosegue Rienzi – Per tale motivo l’ andamento della tassa sui rifiuti deve essere indicizzato al livello di soddisfazione degli utenti, legando le tariffe al reale servizio reso sul territorio”. Tassa rifiuti, l’ appello di Confcommercio alla nuova Arera Alla luce di questi risultati, Confcommercio auspica che la nuova Arera, Autorità dell’ energia elettrica e del gas che ha assorbito le competenze di regolazione e controllo sul ciclo dei rifiuti urbani, possa intraprendere un dialogo costruttivo con gli operatori e le associazioni imprenditoriali per avviare una riforma complessiva della fiscalità locale legata alla gestione dei rifiuti. Per Patrizia Di Dio, membro di Giunta di Confcommercio con delega all’ ambiente, la proposta è quella di ”avviare con urgenza azioni concrete affinché si limiti la libertà fino ad ora concessa ai Comuni di poter determinare il costo dei piani finanziari includendo voci di costo improprie, come i costi del personale, vincolando gli enti locali al rispetto di norme di legge come quella che li obbliga a tenere conto dei fabbisogni. Un servizio efficiente di raccolta e gestione dei rifiuti urbani non può che portare benefici all’ ambiente, ma anche a quell’ irrinunciabile esigenza di decoro, di immagine e di igiene pubblica che dovrebbe caratterizzare normalmente le nostre città”. “Invece, da anni – prosegue Di Dio – registriamo situazioni critiche specialmente in molte città del Sud. Pretendere un servizio adeguato non è solo un’ azione a tutela delle imprese ma anche e soprattutto un’ azione a tutela di tutti i cittadini e della loro salute. Una città libera dai rifiuti, decorosa e pulita non può che accrescere quel senso civico che invece si sta perdendo e che rischia di alimentare una pericolosissima deriva culturale”. Tari gonfiata per anni: molti Comuni hanno sbagliato a calcolarla.

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