21 Gennaio 2005

SPUNTA UNA TASSA SUI TELEFONINI


SPUNTA UNA TASSA SUI TELEFONINI

Il Tesoro vorrebbe estendere alle prepagate l?imposta governativa. Siniscalco smentisce




Una nuova tassa sui telefonini. Questo il regalo ai cittadini da parte del governo. Sarebbe, infatti, pronto il decreto del ministero dell?Economia che aumenterà bolli, imposte di registro e concessioni governative per circa 1,12 miliardi di euro. Anche se via XX Settembre nega e si scaglia contro le anticipazioni comparse sulla stampa. Così il decreto, che per legge deve essere varato entro la fine del mese, rischia di contenere l?ennesima brutta sorpresa per gli utenti della telefonia cellulare: l?estensione alle schede prepagate della tassa di concessione governativa, oggi, invece, riservata esclusivamente agli utenti che hanno un contratto di abbonamento.
Ma, l?ultima trovata per reperire risorse per coprire la riforma dell?Irpef del valore di un miliardo di euro, vede contrapposti due ministeri: quello del Tesoro, che gradirebbe la nuova tassa anche alle prepagate e quello delle Comunicazioni, con Gasparri, invece, che si oppone. La cosa più probabile, a oggi è che l?aumento delle tasse di concessione, che riguarderà almeno la vecchia tassa sugli abbonamenti business e family ferma dal 1993 venga estesa a tutti gli utenti.
Tornando alla bagarre politica, i deputati diessini Giuseppe Giulietti e Giorgio Panattoni fanno sapere di non stupirsi che, nonostante le smentite ufficiali, si pensi a una nuova tassa sui consumi di massa. I due esponenti della Quercia sottolineano che la concessione era stata introdotta «quando i cellulari erano un prodotto d?elite» e «avrebbe dovuto essere cancellata o ridotta adesso che siamo diventati tra i primi nel mondo nell?uso e consumo di telefonini». In ogni caso, concludono, «una tassa di concessione minima viene già versata da chi usa le prepagate, aumentarla per avvicinarla a quella degli abbonamenti, «sarebbe una vera ingiustizia». Anche in questo caso a pagare, com?è costume nelle decisioni del governo di centrodestra, sarebbero «i ceti meno abbienti».
Anche Intesaconsumatori si oppone all?ipotesi di una tassa sui telefonini. «E? antidemocratica, antitecnologica e illiberale», dicono all?Intesa. Antidemocratica perchè va contro 50 milioni di utenti, antitecnologica perchè sbarra la strada all?innovazione e illiberale perchè nel momento in cui un cittadino acquistava un cellulare non poteva certo sapere di dover pagare in futuro un?imposta «odiosa come questa».

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