Spariranno 20 mila negozi
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fonte:
- Corriere Adriatico
Roma Alla fine dell’anno in Italia si conteranno quasi 20 mila negozi in meno e 130 mila lavoratori del commercio saranno lasciati a casa. Lo scenario descritto dalla Confcommercio è di crisi profonda, ma le aspettative migliorano e l’associazione rivede in lieve rialzo le stime per consumi e prodotto interno lordo. Nel 2009 la crescita non cadrà del 4,8% bensì del 4,6%, mentre i consumi scenderanno del 1,8% e non dell’1,9%. Un miglioramento delle previsioni troppo timido per cedere a facili ottimismi. Secondo l’associazione, infatti, "siamo tornati ai livelli di consumi e Pil dell’inizio del 2000". E il 2010 non consentirà il balzo in avanti necessario: per Confcommercio il prossimo anno la crescita sarà dello 0,7% e i consumi faranno segnare un più 0,6% . Intanto la crisi morde, oltre 50 mila esercizi al dettaglio hanno già chiuso nei primi 9 mesi del 2009 e a fine anno si prevede un saldo negativo tra aperture e chiusure di circa 20 mila unità. In termini di disoccupazione il conto è amaro, quest’anno perderanno il posto 130 mila lavoratori, cifra destinata a crescere nel 2010, sfiorando quota 180 mila. E spesso chi rimane è in cassa integrazione: nel commercio le ore di cig concesse nei primi nove mesi del 2009 equivalgono da sole all’ammontare complessivo di quelle totalizzate nell’ultimo triennio, segnando un più +330% rispetto allo stesso periodo del 2008. "La coda della crisi è insidiosa e dire che nel 2010 potrà considerarsi tecnicamente conclusa la fase di recessione non significa in alcun modo che si registrerà uno scenario di crescita stabile e vigoroso", ha detto il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, commentando i dati dell’indagine. Certo, ha aggiunto, "la grande depressione è stata evitata e siamo prossimi al giro di boa", ma per dare una spinta alla ripresa, secondo Sangalli, è necessaria "una riduzione della pressione fiscale complessiva: di quella che grava sui reddito da lavoro come di quella che pesa sulle imprese". "Ben venga allora un primo intervento sull’Irap", accompagnato però da una "parziale detassazione delle tredicesime per i livelli di reddito medio bassi". Secondo l’associazione, un eventuale taglio per i redditi al di sotto dei 75 mila euro annui costerebbe allo Stato 5,47 miliardi e porterebbe nelle tasche di oltre 27 milioni di persone 200 euro in più. Verrebbe dato così ossigeno alle famiglie. Per consumatori e sindacati il dato è grave: secondo il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, l’indagine "si contrappone a una realtà virtuale, fatta di ottimismo" e, visto lo scenario, il Codacons propone di "anticipare i saldi a dicembre, prima del periodo natalizio".
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