Sms, in campo le associazioni dei consumatori
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fonte:
- Il Secolo XIX
Con i costi applicati a byte per i messaggini, scaricare una canzone da Internet costerebbe un patrimonio: circa 2.000 euro
«Io non so se l’invio di sms non costa davvero nulla agli operatori, anche perché nessuno si prende il disturbo di dircelo. Quel che so è che quel che viene fatto pagare agli utenti è uno sproposito». Non ci sta Elio Lannutti, senatore dell’Italia dei Valori e presidente dell’associazione consumatori Adusbef , che – contattato telefonicamente – annuncia battaglia in parlamento per venire a capo del reale costo degli sms. Ieri Il Secolo XIX ha rivelato i dettagli di uno studio di un’università canadese, rilanciati dal senatore americano Herb Kohl, secondo cui gli sms viaggerebbero a sbafo nella rete, non costando nulla alle compagnie. Questo perchè i dati contenuti in un messaggio sono talmente pochi da poter permettere all’sms stesso di nascondersi all’interno del segnale che collega il cellulare al ripetitore più vicino. Stando al titolare di quella ricerca, il professor Srinivasan Keshav, «quella porzione di spazio, denominata Control Channel, è un segnale sempre presente anche quando non transitano sms». E quindi a costo zero. «Sto preparando un’interrogazione parlamentare sui costi della telefonia, e in particolare degli sms, con il collega Adriano Musi (Pd) – fa sapere Lannutti -. A questo punto cercheremo di indagare anche su questo aspetto, che, se fosse vero, aggraverebbe la posizione degli operatori, che sui messaggi si arricchiscono già oltremisura». La ricerca americana sugli sms a cui nessuna delle compagnie telefoniche ha voluto rispondere con un dato certo, lanciava un altro dubbio. Quello del limite fissato a 160 caratteri per ogni sms: secondo il professor Keshav basterebbe un carattere in più per far scoprire il viaggio gratis degli sms nella rete. Tanto basterebbe per capire perché le compagnie non alzano il numero dei caratteri disponibili, facendoci così pagare il doppio quando sforiamo il limite. Questo limite, se si parla di dati, è rimasto lo stesso fin dall’anno di nascita dell’sms, il 1992. Ed è di 140 byte: un’inezia se si pensa che oggi con un cellulare si possono scaricare canzoni, vedere film e programmi tv. Tutti dati ben più pesanti di un paio di frasi che appaiono sullo schermo Perché, quindi, non alzare questo limite? Magari facendo risparmiare qualche soldo a chi oggi paga due-tre messaggio e potrebbe pagarne uno? Per le compagnie si tratta di una convenzione. Ma quando i tempi cambiano – e quelli della telefonia cambiano in fretta – possono cambiare anche le regole del gioco. Così sostiene Lannutti, che considera «indecente dover ancora pagare l’invio di più sms quando in realtà il messaggio potrebbe essere uno solo». Lannutti però non è solo in questa battaglia: «Altre associazioni, dall’Adoc al Codacons stanno facendo la loro parte, e poi si spera sempre nel ruolo super partes dell’Autorità per le telecomunicazioni», contatta ieri – per ora senza successo dal Secolo XIX. «Il servizio sms, nel suo complesso, ha costi irrisori che ne fanno la vera gallina dalle uova d’oro per le compagnie», dice l’avvocato Francesco Luongo, responsabile per le nuove tecnologie e i servizi a rete di Mdc (Movimento a difesa del cittadino). «È in corso un’indagine conoscitiva congiunta dell’Agcom e dell’Antitrust, che abbiamo caldeggiato per molto tempo – spiega Luongo-. D’altronde qui qualcosa non quadra». Un esempio per tutti è il costo comparato di un sms inviato a quello di una canzone scaricata: «Il numero di byte presenti in una canzone è notevolmente superiore a quella di un sms – insiste Luongo -. Se i bit presenti in un brano che scarichiamo ce li facessero pagare cari come quelli di un messaggio nessuno scaricherebbe più nulla: stiamo parlando di cifre astronomiche, assolutamente fuori mercato». Un unico brano da 3 megabyte (che contiene lo spazio di un sms 21.400 volte circa) si aggirerebbe intorno ai 2.000 euro di spesa.
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