24 Dicembre 2004

Sirchia: proteggiamo chi non fuma

Roma.Il ministro della Giustizia Roberto Castelli, uscendo da palazzo Chigi, l?ha buttata sull?ironico: «Oggi ho fumato l?ultima sigaretta». E già, nella riunione non si è minimamente accennato ad un possibile rinvio dell?entrata in vigore della legge antifumo. Quindi il divieto scatta dal 10 gennaio. Nessuna proroga verrà concessa. Girolamo Sirchia, ministro della Salute canta vittoria: «Questa legge è un?azione di governo e io sono un semplice strumento di questa importante misura di tutela della salute dei non fumatori e di chi ha problemi, come gli asmatici e i cardiopatici». Il punto – aggiunge il ministro – è che «non si può proibire di fumare a chi vuole farlo, ma si deve proteggere chi non fuma. Confesso che non mi aspettavo ora tanta resistenza, me l?aspettavo forse prima». Il conto alla rovescia è dunque iniziato. E se i tabagisti vivono la data del 10 gennaio come un vero e proprio incubo, i non fumatori affilano le armi per far rispettare i divieti. Saranno loro i veri sceriffi all?interno dei locali pubblici: già ora intolleranti, dopo sarà peggio. Sirchia non ha dubbi sul fatto che l`adozione di politiche antifumo «fa crescere il business» nei locali, perché potranno entrare persone anche «con problemi di salute». Insomma ai fumatori non resta che stare all?angolo, sborsando anche un bel po? di soldi per pagarsi il vizio: «Una strategia dissuasiva, per questo è stato aumentato il prezzo – precisa Sirchia – avrei voluto una maggiore imposizione fiscale, ma non è stata accolta». Gli esercenti ritardatari stanno cercando di mettersi in regola con le nuove norme. Anche nei dicasteri, là dove ancora si può fumare è un corsa contro il tempo. Intesaconsumatori ha preso di mira il ministero dell?Ambiente e il ministro Altero Matteoli favorevole ad un proroga dell?entrata in vigore della legge. Il blitz è scattato ieri mattina e sono stati trovati «fumatori in libertà». Uno scandalo per l?associazione – raggruppa Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc – che dovrebbe portate alle immediati dimissioni del ministro: «Come può un ministro dell`Ambiente difendere l`ambiente quando consente che i suoi stessi uffici vengano inquinati dal fumo?». Il ministro dell?Ambiente non ha accettato le accuse: «Le sedi ministeriali – sottolinea Matteoli – non rientrano nella categoria degli uffici pubblici per la quale è attualmente in vigore il divieto di fumo». Il ministero precisa che la normativa attualmente in vigore prevede il divieto di fumo per gli uffici pubblici aperti al pubblico e, con tale nozione, si intende un locale «al quale la generalità degli amministrati e degli utenti accede senza formalità e senza particolari permessi negli orari stabiliti». Il ministero dell`Ambiente e della tutela del territorio sostiene infine di essere intento a prepararsi «a adottare i principi della nuova normativa per tutelare la salute dei suoi dipendenti, anche attraverso la predisposizione di una apposita cartellonistica». La Confcommercio, visto il no del governo, rilancia e attacca: «Spero che da qui al 10 gennaio – ha detto il direttore generale di Fipe-Confcommercio, Edi Sommariva – nessuno, ma proprio nessuno nell`universo mondo del lavoro, si azzardi a infilarsi fra le maglie della legge Sirchia per tentare di sfuggire dalla responsabilità oggettiva e quindi dall`obbligo di denuncia sanzionabile nei confronti di un soggetto sorpreso a fumare in un luogo chiuso non riservato ai fumatori». Non è accettabile – ha aggiunto Sommariva – che si creino zone franche all`interno di imprese, siano esse private o pubbliche. «Siamo tutti – ha sottolineato il direttore della Fipe – sulla stessa barca: ai datori di lavoro e dirigenti toccano gli stessi obblighi e responsabilità dei ristoratori in relazione alla sorveglianza dell`azienda».

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