10 Luglio 2007

Sei distributori sopravvissuti e uno è pure sotto sfratto

Sei distributori sopravvissuti e uno è pure sotto sfratto

“Siamo una specie in via d`estinzione. Resistiamo in pochi. Anzi pochissimi, visto che uno è sotto sfratto“. Dopo i residenti e i negozi di prima necessità, il centro di Milano perde anche i piccoli storici “benzinée“. Gli ultimi sopravvissuti si contano sulle dita della mano: l`Api in via Visconti di Modrone (zona San Babila), Tamoil in via Palestro, i due Ip, uno in via Marina, l`altro in piazza della Repubblica, poi il distributore in via Pantano, sotto la torre Velasquez, infine quello in via San Marco (zona Moscova). “In effetti, dal 2004 ad oggi i gestori di pompe sono passati da 330 a 296. Il che vuol dire che ben 34 hanno chiuso i battenti“, fa sapere Confcommercio. Di questi, quasi la metà si trovava nel cuore della città. “Ogni anno dicono che ci vogliono sfrattare, perchè lavoriamo poco“, dice il benzinaio di via Palestro, che ha alle spalle più di quarant`anni d`attività. “In una giornata non arriviamo a guadagnare 700/800 euro. Del resto, abbiamo una sola pompa. Chi ha bisogno del gasolio e non vuole fare troppi chilometri ha una sola scelta: andare in via Visconte di Modrone“. L`unico che può rifornire le auto diesel. Per il signor Barra, proprietario dell`Ip in piazza della Repubblica, l`imminente chiusura non è solo una paura, ma una certezza. “Il Comune vuole costruire un mega parcheggio di cinque piani proprio sotto qui . E io, che ci sto da 16 anni, rischio di non arrivare nemmeno alla pensione“. “Il progetto è già stato approvato“, spiega Micaela Goren Monti, presidente del Consiglio di Zona 1, nonostante le diverse raccolte di firme organizzate dai residenti del quartiere. “E` assurdo“, si lamenta Carolina, domiciliata in via Giuseppe Parini. “Per fare il pieno al mio motorino dovrò andare in via Galvani e farmi più di un chilometro. Dal momento che sono sempre a secco, prevedo che mi capiterà spesso di doverlo spingere fino al distributore“. Stesso problema per Anna, che abita in via Torino: “Dieci anni fa c`era l`imbarazzo della scelta. Solo in piazza Repubblica mi ricordo si contavano quattro benzinai. Adesso mi tocca percorrere più due/tre chilometri per arrivare alla stazione di servizio di viale Papiniano o, peggio ancora, a quella di via San Marco“. Il disagio non lo avvertono solamente i residenti. “Chi non è di Milano e non conosce bene le strade, la notte si trova a partecipare a una vera e propria caccia al tesoro“, aggiunge Marco Donzelli, presidente nazionale del Codacons. “In più, molti di questi piccoli distributori non hanno nemmeno il self service. Oltre il danno la beffa: una volta faticato per trovarli, si scopre che non sono funzionanti. E la ricerca continua“. Ormai, per andare sul sicuro, meglio restare sulla circonvallazione. “E` la politica cittadina: se vogliono tenere le auto fuori dal centro, che senso ha lasciarci i benzinai?“, commenta la Monti. Unico vantaggio dei grandi distributori sulla cerchia esterna il prezzo. Qui il costo medio del carburante al litro non supera 1 euro e 36. Invece, in quelli del centro la spesa è di 1 euro e 37/38. Per il Condacons “a lungo andare il risparmio c`è“. Ma resta aperta la questione comodità. “Non direi“, dichiara Tiziana Maiolo, assessore comunale alle Attività Produttive. “La benzina serve per lunghi viaggi, non certo per girare qualche via dello shopping. Poi, basta spostarsi di pochissimi chilometri per poter fare il pieno“. “L`importante è che non finiamo come i francesi“, ironizza Riccardo, residente in zona Bastioni di Porta Venezia. “Che ne ne devono percorrere 30 prima di trovare una pompa“. Il rischio potrebbe essere dietro l`angolo? “Dal 2000, dopo il decreto Marzano, stiamo semplicemente ristrutturando e razionalizzando la rete dei punti vendita. Ne abbiamo troppi rispetto alla media europea“, spiega Marco Daloisi dell`Unione Petrolifera, che raggruppa le principali aziende operanti nel settore della distribuzione della benzina. “Ed è inevitabile“, precisa Luca Squeri, presidente della Figisc (Federazione italiana dei gestori di impianti stradali di carburante), “che le prime stazioni ad essere chiuse siano quelle meno efficienti. Come le vecchie monopompe, le quali, per motivi di spazio urbanistico, non hanno la possibilità di ammodernarsi e di ingrandirsi“. Insomma, meglio una in meno, a favore di una più fornita. Ma i milanesi che dormono all`ombra del Duomo non la pensano allo stesso modo. Specialmente Pietro, 30 anni, un appartamento in San Babila da poco preso in affitto. “Dovrò ridurmi ad andare a fare il pieno in tangenziale. E io che speravo che questi problemi in centro non ci fossero“. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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