22 Giugno 2015

Se le compagnie fanno le furbe… difendersi si può

Se le compagnie fanno le furbe… difendersi si può

di Gabriele Firmani Il numero di telefono che viene “perso” migrando da un operatore all’ altro, la connessione Internet ad alta velocità promessa ma mai arrivata, il costo di cessazione di un contratto telefonico che continua ad essere addebitato in bolletta, nonostante la sua abolizione sia stata sancita oramai da quasi dieci anni dal decreto Bersani: non è semplice a volte difendersi da abusi e soprusi messi in atto, sotto mille forme, dagli operatori delle telefonia mobile e fissa. I 65 sportelli toscani di Federconsumatori nel 2014 hanno raccolto ben 2812 reclami contro le compagnie telefoniche e in 1692 casi, tali contestazioni sono poi sfociate in sedute di conciliazione, il secondo grado cioè della procedura di rivalsa nei confronti di un gestore di telefonia. Nella maggior parte dei casi alla compagnia si chiede di risarcire un costo impropriamente inserito nella fattura bimestrale. Oppure, viene chiesto il rimborso per i disagi subiti in seguito alla mancata attivazione di un servizio richiesto. «Nonostante molti cittadini non ne siano a conoscenza – sottolinea Katia Tiberi, responsabile conciliazioni di Federconsumatori Toscana – per la gran parte dei problemi e disagi riscontrati nel rapporto con il gestore telefonico, si può avanzare richiesta di indennizzo». Il numero perso. Su tutti, c’ è il caso della perdita del numero di telefono che può verificarsi in caso di un passaggio fallito da un operatore all’ altro: il nuovo gestore è responsabile del successo dell’ operazione e la perdita del numero – che avviene in Italia nel 30% delle migrazioni, – è sanzionabile attraverso un tabellario fisso stabilito dall’ Autorità delle telecomunicazioni: si va da 100 euro di indennizzo fino a un massimo di 4mila euro, per ogni anno in cui è stata attiva la numerazione andata persa. «Il rimborso- spiega la Tiberi – è esigibile entro 12 mesi dalla perdita del numero di telefono, ma le compagnie si limitano a parlare di inconvenienti che possono accadere durante il passaggio». La fibra ottica che non c’ è. Altro frequente motivo di reclamo riguarda la mancata attivazione, a seguito di una regolare richiesta di installazione, della rete in fibra ottica. «Gli operatori – spiega Tiberi – si fanno scudo in questo caso con la mancata considerazione, da parte della legge, della rete Internet ad alta velocità come di un servizio necessario; la sua mancata attivazione prevede così per i gestori telefonici, in caso di richiesta di indennizzo da parte del cliente, penali del tutto irrisorie: in realtà il gestore, che conosce la copertura della rete nelle diverse zone, deve evitare di stipulare un contratto per la fibra ottica. Il disagio dovrebbe essere risarcito con un rimborso più cospicuo, variabile in relazione al tempo in cui la linea telefonica è rimasta sospesa, e la connessione ad Internet è risultata assente». Le fatture “incongrue”. Al terzo posto tra i reclami e le richieste di riconciliazione vengono poi le cosiddette fatture “incongrue”. «Qua – afferma Tiberi – si cerca di far pagare servizi mai concordati che si fondano sulla difficoltà di lettura delle fatture e sulla non trasparenza delle informazioni rilasciate in sede di stipula di contratto». In presenza di bollette telefoniche su cui si nutrono dei dubbi, il consiglio è di rivolgersi a un’ associazione di consumatori. Le associazioni. Nel caso di Federconsumatori la prima consulenza è offerta in forma gratuita, dopodiché, se sussistono i presupposti per avanzare una contestazione al proprio operatore telefonico e si vuole andare avanti, si potrà decidere di associarsi, e naturalmente l’ iscrizione ha un costo (dai 15 ai 35 euro). Disoccupati in gravi condizioni economiche e pensionati al minimo possono comunque ricevere un’ assistenza gratuita. L’ elenco di tutte le sedi di Federconsumatori presenti in Toscana è consultabile all’ indirizzo www.federconsumatoritoscana.it. (tel. 055 217195). Altre associazioni di consumatori cui ci si può rivolgere sono Aduc, Adiconsum, Codacons, Altroconsumo, Adoc e altre (l’ elenco completo è sul sito della Regione www.regione.toscana.it). ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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