1 Febbraio 2014

Scontro aperto fra associazioni e Rossi «L’ inceneritore può essere riattivato»

Scontro aperto fra associazioni e Rossi «L’ inceneritore può essere riattivato»

E’ GUERRA, sia pure a colpi di fioretto, fra gli ambientalisti versiliesi e il presidente della Regione, Enrico Rossi, ma con i primi pronti a tirare di sciabola. Motivo del contendere: la temuta riapertura dell’ inceneritore di Falascaia. Daniela Bertolucci, dell’ Associazione per la Tutela Ambientale della Versilia, ha scritto nuovamente a Rossi per chiedergli spiegazioni in merito ad alcune affermazioni contenute nella risposta del governatore ad una prima lettera nella quale la stessa Bertolucci gli chiedeva di fare il punto sulla situazione giuridica e operativa dell’ impianto. Rossi concludeva la propria risposta augurandosi di avere fatto chiarezza sulla vicenda, ma pare che così non sia. «Il presidente ha risposto che è superfluo abrogare la delibera 890 del 2002 con cui la Regione confermava l’ esistenza dell’ impianto di Falascaia – ha affermato Bertolucci – , però il piano dell’ Ato Costa del 2009, aggiornato nel 2011, prevede l’ inceneritore. Perchè riconfermarlo con un processo in corso e con l’ autorizzazione revocata? E poi: se ora è indisponibile, può tornare ad essere disponibile. Se un pazzo volesse investirci trenta milioni di euro e riaprirlo, chi glielo può impedire? Tanto poi i costi li paghiamo noi cittadini». IN QUESTA seconda lettera, Bertolucci prende spunto dalle affermazioni conclusive di Rossi («Si segnala che gli enti competenti sul territorio provvedono regolarmente ad effettuare i controlli e i monitoraggi sulle condizioni sanitarie ed ambientali del sito»), per chiedergli di essere informata su queste azioni, e di sapere: «in che cosa consiste tale attività, poiché agli atti risultano due indagini a firma Arpat, una del 202 e una del 2012, che arrivano a conclusioni divergenti; se dopo le analisi dell’ Arpat disposte dell’ Autorità Giudiziaria e non dagli enti territoriali, effettuate nel 2009 (dalle quali risulta l’ inquinamento da diossine del rio Baccatoio) ne sono state eseguite di nuove; se risulta bonificato o meno il terreno dietro la discarica di ceneri e scorie prodotte dal vecchio impianto (fra l’ altro nel 1995 la costruzione del nuovo impianto era subordinata alla completa bonifica di tutta l’ area di 28mila mq); se i piezometri vengono regolarmente controllati (sono gli strumenti che monitorano il percolato proveniente dalla discarica che è stata solo messa in sicurezza, ndr.); se e come viene raccolto e adeguatamente smaltito il percolato della discarica considerato che l’ impianto di depurazione a servizio dell’ area è fermo dal luglio 2010; quali provvedimenti sono stati presi a tutela dell’ ambiente e della salute dei cittadini e se è stata avviata la bonifica del rio Baccatoio; se è a conoscenza dello stato in cui versa la struttura dell’ inceneritore, visto che l’ impianto è fermo da tre anni e mezzo, che tutta l’ area appare in uno stato di degrado allarmante con abbandono di rifiuti probabilmente anche pericolosi; quali provvedimenti sono stati presi per la messa in sicurezza dell’ area e della struttura dell’ impianto». «NON VOGLIAMO più parole e, dato che tranquillizza la gente, invitiamo Rossi a vedere in che stato è Falascaia», ha rilevato Bertolucci insieme a Massimo Mencarini (Medicina Democratica), Giuliana Barsella (Associazione per la Tutela Ambientale della Versilia) ed Enrico Santambrogio (Coasver). Ma gli ambientalisti non si limiteranno a questa lettera. Infatti ne spediranno un’ altra al direttore dell’ Ato Costa, Franco Borchi, e a tutti i 105 sindaci che ne fanno parte affinché sia posta al primo punto dell’ ordine del giorno dell’ assemblea la definitiva chiusura di Falascaia e la sua eliminazione dal piano interprovinciale dei rifiuti: «Il presidente Rossi dice che la decisione tocca all’ Ato – hanno rilevato gli ambientalisti – e quindi vogliamo vedere chi si prende le responsabilità dei danni che ha fatto l’ impianto. Siamo stufi di anni di scaricabarile». Inoltre, tramite i legali del Codacons, sarà inviato un esposto alla Corte dei Conti su questa vicenda, che «è un esempio di come non deve essere gestita la cosa pubblica. La battaglia non è affatto conclusa». Gianfranco Poma.

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