4 Luglio 2010

Scendono in campo anche i consumatori

 ROMA – I fondi che l’ Anas ricaverà dalla soprattassa sui raccordi autostradali, applicata ai caselli che circondano Roma, «devono restare sul territorio, sotto forma di infrastrutture per il trasporto, necessarie alla Capitale e al Lazio». Un territorio dove mancano molte, troppe infrastrutture, e anche i fondi scarseggiano. Bisogna quindi fare in modo che i sacrifici richiesti ai romani e ai pendolari siano quantomeno ripagati in termini di nuovi investimenti, che garantiscano ai cittadini di godere poi di infrastrutture migliori. E si eviti allo stesso tempo il paradosso che il gettito raccolto nel Lazio «venga utilizzato dall’ Anas per costruire strade in Lombardia o altrove». Il mondo politico romano, dal sindaco Gianni Alemanno al presidente della Provincia Nicola Zingaretti, si associa alla proposta del nostro giornale di vincolare l’ Anas a investire nel Lazio il ricavato della "tassa sul raccordo", che colpisce fortemente l’ area romana. «Concordo con la proposta lanciata da Il Messaggero rispetto agli aumenti sui caselli autostradali di Roma – commenta Alemanno – Se il Governo continuerà a sostenere che è inevitabile raccogliere questi 30-40 milioni annui dai caselli, invece di ottenerli da una rinegoziazione del contratto di servizio con la società Autostrade, come da me proposto, è necessario almeno che queste risorse rimangano sul territorio, come investimenti sulle infrastrutture della nostra area metropolitana». Il sindaco lancia una sua proposta: «Persino la manutenzione straordinaria delle vie principali di Roma potrebbe essere finanziata in questo modo, dando un’ ulteriore risposta allo storico problema delle buche romane». Domani Alemanno chiederà un incontro ufficiale con il ministero delle Infrastrutture e l’ Anas «per presentare in maniera strutturata questa proposta, in modo tale da avere una risposta chiara e speriamo positiva dai rappresentanti del Governo: se dobbiamo fare sacrifici, almeno che questi producano effetti che rimangono sul nostro territorio». Simile la posizione di Zingaretti, che ieri ha scritto una lettera al premier Silvio Berlusconi, chiedendo «un tempestivo ripensamento sull’ aumento delle tariffe autostradali e un impegno chiaro, da parte del Governo, per lo sblocco dei fondi necessari alla realizzazione di infrastrutture indispensabili per lo sviluppo di questo territorio». La soprattassa sui raccordi, secondo il presidente della Provincia di Roma, «è ingiusta e iniqua per almeno tre motivi: il balzello ai caselli colpisce i pendolari in modo indiscriminato, senza che ci sia al contempo nessun aumento dei servizi». «Inoltre, e siamo all’ aspetto messo maggiormente in luce da Il Messaggero – aggiunge Zingaretti – è un provvedimento che il Governo usa per fare cassa e senza prevedere ricadute di investimento nel territorio della Capitale. Infine, terzo aspetto, il territorio romano è stato in questi ultimi due anni oggetto di blocchi e definanziamenti di molti investimenti nazionali ora fermi al Cipe, come quello per il raddoppio della Salaria, la Civitavecchia-Orte e la Roma-Latina». La Provincia peraltro, sta valutando la possibilità di ricorrere al Tar del Lazio contro il provvedimento: «Contro tutte queste ingiustizie ci batteremo, utilizzando tutte le forme civili e democratiche che la nostra legislazione e il nostro ruolo istituzionale ci consentono», sottolinea Zingaretti. Sul punto interviene anche la Regione Lazio, con il vice presidente Luciano Ciocchetti: «Questa regione è molto indietro sul piano delle infrastrutture – spiega Ciocchetti – Da cinque anni aspettiamo che l’ Anas si metta al lavoro per realizzare i corridoi tirrenici a sud (Roma-Latina) e a nord (Civitavecchia-Grosseto), oltre alle due trasversali Cisterna-Valmontone e Orte-Civitavecchia. Il rischio è che si utilizzino i soldi degli automobilisti di Roma e del Lazio per costruire strade altrove. Sarebbe l’ ennesimo colpo inferto alla Capitale in questo periodo». Scendono in campo anche i consumatori: il Codacons ha chiesto alla Commissione europea di aprire un’ inchiesta per «valutare i profili di illegalità connessi agli incrementi dei pedaggi autostradali», e di verificare «se gli introiti incassati negli ultimi cinque anni dall’ Anas siano stati effettivamente utilizzati per migliorare le infrastrutture e aumentare la sicurezza stradale».

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