19 Dicembre 2002

Scende l`inflazione nella zona euro a novembre, ma cresce in Italia

BRUXELLES Scende l`inflazione nella zona euro a novembre, ma cresce in Italia: l`indice armonizzato dei prezzi al consumo di Eurolandia è infatti calato al 2,2% contro il 2,3% di ottobre. La stima-flash di Eurostat – resa nota il 29 novembre scorso – aveva previsto la discesa al 2,2%. Nell`Ue l`aumento dei prezzi a novembre è rimasto stabile al 2,1%, mentre in Italia ha toccato il 2,9% dal 2,8% di ottobre.
Secondo Eurostat, i paesi che a novembre hanno registrato i maggiori aumenti dei prezzi su base annua sono stati l`Irlanda (4,7%), il Portogallo (4,1%), la Spagna e la Grecia (3,9); quelli con i tassi più contenuti sono stati invece Germania (1,0%), Belgio (1,1%) e Svezia (1,4%).
Rispetto al novembre 2001, le flessioni più significative in termini relativi hanno riguardato la Svezia (da 2,9 a 1,4%), il Belgio (da 1,8 a 1,1%) e la Germania (da 1,5 a 1,0%); gli aumenti più rilevanti si sono verificati invece in Regno Unito (da 0,8 a 1,6%), Lussemburgo (da 1,4 a 2,7%) e Danimarca (da 1,7 a 2,8%). Il tasso d`inflazione di Eurolandia depurato dalle componenti di energia, beni alimentari e tabacco si è confermato a novembre al 2,3%.
Lo «scalinO» dell`inflazione c`è stato, ma non è imputabile ai commercianti. Ad assolvere la categoria per gli aumenti dei prezzi al consumo è il vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, intervenuto ieri ad un convegno organizzato da Confcommercio e Confagricoltura sulla Convenzione Europea.
«Non è vero che gli aumenti sono imputabili ai commercianti – ha detto Fini – non è infatti sempre detto che tutte le previsioni si avverino e tutte le analisi siano suffragate dal confronto con la realtà. Semplicemente, non si è avverato quanto previsto, dal momento che tutti avevano pensato che il rialzo sarebbe stato minore del previsto. Insomma, non un problema italiano ma un problema europeo».
Soddisfatto per le parole del Governo il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, secondo il quale se l`Italia avesse mantenuto anche dopo il 31 marzo l`obbligo del doppio prezzo «probabilmente non avremmo avuto neanche questo scalino. Probabilmente – ha aggiunto – come italiani abbiamo fatto questo errore di abbandonare il doppio prezzario troppo presto. I francesi, ad esempio, hanno deciso di tenerlo in vigore fino alla fine di quest`anno. Noi avremmo dovuto fare lo stesso».
Sono «comiche» secondo l`Intesa dei consumatori (Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc) le dichiarazioni rilasciate dal vicepremier Gianfranco Fini e dal presidente di Confcommercio Sergio Billè sull`aumento del tasso di inflazione. «Per bocca di Fini – affermano le associazioni – il Governo assolve i commercianti», che, secondo il vice presidente del Consiglio, non avrebbero colpa degli arrotondamenti e dei ritocchi al rialzo. Per Billè, continuano i consumatori, la responsabilità del caro vita degli ultimi mesi sarebbe invece da attribuire alla scelta, sbagliata, di abbandonare troppo prematuramente l`obbligo di esporre il doppio prezzo. «Ma non erano Billè, i commercianti e il governo – si chiede l`Intesa – a considerare il doppio prezzo motivo di intralcio e di confusione all`agire economico? E non avevano accusato le associazioni dell`Intesa, che chiedevano per 12 mesi il doppio prezzo, come in Francia, di disfattismo e euroterrorismo?» Le organizzazioni dei consumatori chiedono dunque non solo «la pubblica ammenda di Gianfranco Fini», ma anche «le pubbliche scuse del governo e dei ministri economici competenti che hanno giocato con aumenti, rincari ed arrotondamenti sulla pelle dei consumatori, più poveri di 1.500 euro rispetto a 12 mesi prima».
Infine, per il leader della Uil, Luigi Angeletti, «Confindustria non vuole rispettare la regola della salvaguardia del salario reale, prevista nell`accordo del luglio `93». Secondo Angeletti il quale il tasso di inflazione programmata per il 2003 è «pretestuoso e viola l`intesa sulla politica dei redditi».
«Quello a cui il sindacato punta – ha spiegato Angeletti chiudendo i lavori della Uilcem – è la salvaguardia del salario reale prevista nell`accordo di luglio. L`inflazione programmata – ha aggiunto – aveva un senso quando si faceva una politica per far scendere l`inflazione da livelli molto elevati. Oggi gli scarti sono risibili, e in più il tasso di inflazione programmata per il 2003 non è stato concordato, anche questa una cosa prevista dall`accordo di luglio. Comunque, nessuno scommetterebbe su un`inflazione all`1,4% nel 2003: bene che vada sarà al 2%. Perchè dovremmo chiedere di meno?».
«La verità – ha proseguito Angeletti – è che Confindustria non vuol rispettare l`articolo 1 dell`accordo di luglio, quello sulla salvaguardia del salario reale. Noi invece vogliamo rispettare le regole. E` chiaro che senza regole nove volte su dieci perderemmo. E finchè le regole non vengono cambiate – ha concluso – quelle che ci sono vanno rispettate».
Intanto oggi le commissioni Industria del Senato e Attività produttive della Camera ascolteranno, alle ore 14, il commissario Ue per la concorrenza Mario Monti. L`audizione si svolgerà nell`ambito dell`indagine conoscitiva delle due commissioni sulle recenti dinamiche dei prezzi e delle tariffe e sulla tutela dei consumatori.

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