Scambio Irpef Iva: commercianti furiosi, ok dei sindacati
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- TM News
Roma, 10 ott. (TMNews) – Lo scambio meno Irpef con più Iva deciso dal governo ha lasciato “moderatamente” soddisfatti i sindacati, ma ha sollevato il putiferio tra le fila dei consumatori e dei commercianti. Il via libera del consiglio dei ministri alla legge di stabilità che prevede tra l’ altro il taglio dell’ Irpef di un punto percentuale sui primi due scaglioni di reddito, con l’ obiettivo di incentivare i consumi, sarà invece la classica “stangata” stando al Codacons. “L’ aumento dell’ Iva significa una stangata media, su base annua, considerando la famiglia media Istat da 2,4 componenti, pari a 273 euro: 176 euro per l’ Iva dal 21 al 22% e 97 euro per l’ Iva dal 10 all’ 11%. Ovviamente, ha spiegato il Codacons, la stangata sarà ben maggiore per le famiglie più numerose: 324 euro per una famiglia di 3 persone, 432 per 4 componenti. A calcolarlo è il Codacons che avverte: “presi in giro i consumatori”. Ancora più pessimistica la previsione della Coldiretti secondo cui l’ aumento dell’ Iva porterà un rincaro di 500 milioni di euro nella spesa delle famiglie. Ma è la Confesercenti a tracciare il quadro più fosco, traducendo la manovra fiscale di scambio Iva con Irpef in “una inaccettabile mazzata da 1,5 miliardi di euro mascherata da taglio della pressione fiscale”. Negativo anche il parere della Confcommercio che, pur non lanciandosi in stime, ha commentato secca: “E’ il caso di dire che la notte non ha portato consiglio”. Per Confcommercio-Imprese per l’ Italia si tratta, infatti, di “un duplice errore di metodo e di merito”. Di metodo, “perché gli obiettivi fondamentali dell’ azione di politica economica del Governo, peraltro ribaditi anche in occasione dell’ incontro con le parti sociali di ieri pomeriggio, non possono essere repentinamente rimessi in discussione”. Di merito, “perché l’ aumento dell’ aliquota Iva del 10 per cento all’ 11 per cento e dell’ aliquota Iva del 21 per cento al 22 per cento, in un contesto ancora pienamente recessivo e segnato dall’ estrema debolezza della domanda interna, genererà effetti pesantissimi a carico dei consumi e degli investimenti, delle imprese e dell’ occupazione”. Le uniche reazioni timidamente positive alla decisione del governo sono arrivate dal fronte sindacale. In primis dalla Cisl di Raffaele Bonanni secondo il quale il taglio delle due aliquote rappresenta una “svolta” da parte del governo, si tratta di un “segnale parziale ma molto, molto importante”. Molto più cauta la Cgil: “È un timido segnale, vedremo concretamente che incidenza avrà l’ insieme delle scelte della manovra del governo sul reddito da lavoro e da pensioni. È evidente che se c’ è un abbassamento dell’ Irpef si dimostra che è possibile farlo; bisogna capire la qualità e la quantità dei provvedimenti, se danno dei benefici effettivi o se invece tra il prendere da una parte e togliere dall’ altra non siamo di fronte ad una contraddizione che non risolve i grandi problemi che abbiamo”. INt1 Int1.
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