19 Febbraio 2011

Sanremo, Vecchioni e la “profezia” del televoto

Sanremo, Vecchioni e la "profezia" del televoto
 

Quando si dice la nemesi: alla fine il mistico televoto che tutto può e che tutto determina nell’ Italia catodica si abbatté sull’ Ariston come uno tsunami. E così il grande Roberto Vecchioni balza – segno dei tempi – sul podio più alto di Sanremo tra minacce di ricorsi, Rai in subbuglio, consumatori sul piede di guerra, i pompieri della tv di Stato in fibrillazione e bookmaker in panne: un’ ombra gigantesca e un po’ tragicomica è stesa minacciosa sul festival del Morandi I. Hai voglia a far zompettare l’ ululante rockeuse Avril Lavigne, hai voglia a vestire la neopasionaria Emma di rosso come la rivoluzione, hai voglia a far ugolare una Belen rosa confetto insieme al suo papà, hai voglia a far giocare a Luca & Paolo l’ infinito gioco tra destra e sinistra («Piergianni, tu credevi di presentare Sanremo: in realtà è il festival di Arcore», e un’ ora dopo il numero sulle convulsioni della sinistra, tra Fiat, Iraq, primarie, Di Pietro, immigrati… e alla fine «allora vieni via con me ad Arcore: c’ è bunga bunga!»). Il vero dramma si è consumato ieri mattina alla fine della "messa cantata" che è la rituale conferenza stampa stile Politburo che si mette in scena ogni giorno sul «roof» dell’ Ariston. Le facce: il direttore artistico Gianmarco Mazzi che sgrana gli occhi e urla «quel che sta succedendo è gravissimo, il prode Gianni Morandi che abbandona la sala facendosi sfuggire un «vaffa…» appena smorzato sul finale dell’ epiteto rivolto supponibilmente alla Rai nella sua interezza, il direttore di rete Mauro Mazza livido e mummificato. E’ che un consulente di Rai Trade, richiesto di spiegare i «flussi» del televoto, comincia a dire, serafico: «Ci sono 182mila televotanti, 130 mila sms e 52 mila chiamate dalla telefonia fissa, Roberto Vecchioni è al primo posto nel televoto…». Il tapino non se ne rende conto, ma la bomba è già esplosa. Mazzi esplode pure lui: «Ma dice questo qua?». Fuga di notizie nel pieno dello svolgimento della gara, come se si divulgassero sondaggi politici durante l’ ultima settimana prima delle elezioni, col rischio di condizionare il televoto della finale. Il consulente riprende a parlare, come sotto trance: «Van De Sfroos è il più votato in Lombardia, Al Bano primo in Puglia…», il direttore artistico lancia un urlo strozzato: «Ma allora questo proprio non capisce!», e ringhia che si tratta di «un errore gravissimo», «questa cosa rischia di danneggiare l’ artista che è stato nominato». Via agenzia arriva subito la decisione del Codacons di chiedere l’ annullamento del televoto e di ricorrere al Tar e successivamente presentare un esposto alla magistratura, all’ Agcom e all’ Antitrust per accertare se vi possano essere «responsabilità penalmente rilevanti». Intanto crollano le quotazioni di Vecchioni presso i bookmaker: il «professore » si ritrova adun soffio dalla favorita Emma, la Snai prima blocca e poi riprende le scommesse, la Sisal le tiene bloccate. Corrono gli uomini Adoc e Unione consumatori per spiegare come vengono controllato il flusso delle telefonate nella «war room» del televoto, Viale Mazzini e Agcom giurano che «non ci sono rischi per la gara », ma oramai la fiducia è incrinata. Qualcuno evoca l’ azzeramento del televoto (finale esclusa), ma questo avrebbe aperto scenari difficilissimi, perché sarebbero dovuti rientrare in gara i cantanti finora esclusi, ossia Patty Pravo, Anna Oxa, Max Pezzali, Tricarico. Parte la strategia dell’ annacquamento. «E’ stato un piccolo incidente», «non è successo niente», il Mazzi incredibilmente (e inutilmente) implora i giornalisti sorteggiati per il Question Time che va in onda su Rai1 di evitare le domande in tema. Nando Pagnoncelli, il capo della Ipsos, spiega che «in effetti non è scientificamente dimostrabile che la fuga di notizie possa influenzare in qualche modo il voto, danneggiando o favorendo qualcuno degli artisti». Non sarà dimostrabile, ma è convinzione diffusa: tanto che, appunto, c’ è il blackout dei sondaggiprima delle elezioni, e così si fa, almeno in teoria, anche a Sanremo. Povero Morandi. Pensare che era contento, per gli ascolti (qualche punto in meno e 10 milioni per la quarta serata: un successo) e per l’ aura di ritrovata unità nazionale che avvolge il suo festival. Aveva appena raccontato l’ esilarante lite con Robbie Williams per un forte ritardo alle prove («non è modo, that’ s not the way… youare not professional, sì, gli ho detto proprio così»), aveva ribadito che tutto sommato gli piacerebbe pure fare il Sanremo 2012 «ma come cantante in gara» (secondo i boatos, in realtà lui si contenderebbe la prossima conduzione del festival con l’ incontenibile Bonolis). Insomma, business as usual: il consigliere Rai berlusconiano Antonio Verro se la prende con Mazzi e con le Iene perché considera i loro numeri «una caduta di stile», quell’ altro replica appellandosi alla libertà d’ espressione, Al Bano accusato di plagio da un tenore di Ragusa. Niente da fare, la nemesi colpisce lo stesso: il mistico televoto è stato profanato.

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