13 Gennaio 2005

Sale per fumatori in Sicilia a norma soltanto 25 locali

Sale per fumatori in Sicilia a norma soltanto 25 locali

Indagine Fipe: «Costi troppo alti, ma tra poco in molti s`adegueranno per non perdere clienti»





Qualcuno l`ha già definita «una nuova frontiera del marketing». Un itinerario antiproibizionista – ma assolutamente legale – composto da un ristrettissimo elenco di locali. Posti per Vip? No, ancora più esclusivi: stiamo parlando delle aree attrezzate per fumatori nei locali pubblici. Una facoltà non obbligatoria, ma purché dotata comunque di tutte le prescrizioni, secondo la legge Sirchia. Un`opzione per pochissimi intimi, nella realtà. In Sicilia – secondo un`indagine della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) della Confcommercio – soltanto 25 locali pubblici sono adeguati con la sala per fumatori contemplata dalla legge Sirchia. La stragrande maggioranza di questi pubblici esercizi è rappresentata dai ristoranti. In testa alla classifica regionale delle aree smoking c`è la provincia di Palermo (6 locali attrezzati), seguita da Catania e Caltanissetta (4), con Messina a quota 3; Agrigento, Ragusa e Siracusa (2) anticipano Enna e Trapani, dove un solo esercizio è in atto adeguato al Ma il dato più curioso viene dal numero di gestori che dichiare di avere intenzione di attrezzare il proprio locale. Appena in 20 – secondo i dati della Fipe -stanno per predisporre la sala fumatori: 8 a Catania, 3 a Palermo e Trapani, 2 a Enna e Ragusa, 1 ad Agrigento e Siracusa, nessun locale a Caltanissetta e Messina.
Quest`ultimo dato potrebbe far pensare a un misto tra accettazione del divieto e rassegnazione. Ma il presidente regionale della Fipe ha una precisa chiave di lettura: «Non è una resa, ma il risultato di un atteggiamento culturale tipicamente italiano, che si enfatizza in Sicilia. Si tratta dell`abitudine di aspettare fino all`ultimo, sperando magari in colpi scena o proroghe dell`ultimo momento. Evenienza che questa volta, come aveva peraltro assicurato il ministro Sirchia, non si è verificata. E quindi soltanto adesso, che sulla legge ci siamo sbattuti, molti stanno pensando di dotarsi della sala per fumatori, accollandosi dei costi altissimi. Presumo che in Sicilia si possa arrivare a un 10-15 per cento di locali con sala fumatori».
Pistorio commenta i primi giorni di applicazione della legge in Sicilia: «Abbiamo ricevuto telefonate drammatiche. Particolarmente colpiti i pub e i locali notturni: allo scoccare della mezzanotte tra domenica e lunedì, in molti, dove il titolare e i dipendenti hanno invitato a spegnere le sigarette, si sono svuotati. Un po` meglio bar e ristoranti: i primi per l`abitudine del “mordi e fuggi“ che caratterizza la sosta del cliente, i secondi per una maggiore comprensione da parte della clientela. Ci stiamo adeguando, a denti stretti, ma la legge va rispettata». Ma Pistorio lancia l`allarme cartelli a norma: «I tre tipo di insegne che la legge prescrive di esporre in ogni locale pubblico sono praticamente introvabili nelle cartolerie. Noi ne abbiamo avuto un numero adeguato per i nostri associati e i cartelli sono andati a ruba. Ma chi non ha seguito il canale associativo sta davvero avendo grossi problemi».
Anche l`altra associazione dei commercianti, più defilata nella guerra a Sirchia, registra un trend analogo: «L`adeguamento è un`operazione costosa – afferma Giovanni Felice, presidente regionale di Confesercenti – e strutturalmente impossibile in molti casi. E questi primi giorni di applicazione dei divieti hanno dimostrato che la strada dei divieti bruschi non sempre è praticabile, soprattutto in una realtà a tratti difficile come quella siciliana. Abbiamo ricevuto numerose telefonate con richieste d`informazione da parte dei nostri associati. Le soluzioni più attuate? La cortesia dell`esercente e l`autoregolamentazione della clientela».

«Smokebuster» del Codacons a Palazzo Chigi
E intanto continuano i blitz del Codacons per accertare il rispetto delle norme anti-fumo: dopo Galleria Colonna, il presidente dell`associazione Carlo Rienzi e i suoi «smoke-busters» armati di pistola ad acqua sono riusciti ad entrare a Palazzo Chigi ed hanno constatato che i cartelli di divieto, tranne uno, erano tutti in regola, e che nessuna sigaretta era accesa.

Telefono Blu: «Non esagerare con la liquirizia»

In questi giorni di negazione del fumo, qualcuno come prevedibile cerca di trarre un vantaggio economico. I primi sono i venditori di farmaci con tutti i palliativi inutili e spesso inutilizzabili, da ieri si aggiungono anche i venditori di liquirizia». È la denuncia di TelefonoBlu-Sos Consumatori: «La liquirizia aumenta la pressione e per il fumatore, preso anche dallo stress, potrebbbe costituire disagio se non pericolo».

    Aree Tematiche:
  • FUMO
Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox