15 Ottobre 2011

Sale al 3% l’ inflazione a settembre ma il carrello della spesa corre di più

Roma. L’ Istat ha rivisto al ribasso le stime sul’ inflazione a fine settembre. I prezzi al consumo sono rimasti fermi nel mese, ma risultano aumentati del 3% su base annua, il rialzo più elevato da ottobre 2008. Sulla base di questi dati, l’ inflazione acquisita è pari al 2,6%. Le variazioni mensili dei prezzi al consumo nel 2011 oscillano dalla "crescita zero" di settembre allo 0,5% di aprile. Su base annua, i rincari più vistosi sono stati registrati dai trasporti (+6,7%), trainati dal caro-carburanti. Seguono i prezzi del capitolo abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+5,2%); bevande alcoliche e tabacchi (+3,8%); altri beni e servizi (3,6%). In aumento i prezzi del "tempo libero", dagli spettacoli e cultura agli alberghi e ristoranti, all’ abbigliamento e calzature. Su base annua, la crescita dei prezzi dei beni sale dal 2,9 di agosto al 3,3 per cento, mentre per i servizi si ha un aumento dal 2,5 al 2,7 per cento. I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza sono aumentati in settembre dello 0,3% su base mensile e del 3,7% su base annua. E’ quella parte di inflazione che la gente comune subisce quotidianamente con il carrello della spesa. Anche la Banca d’Italia, nel suo Bollettino economico, rileva che le famiglie italiane hanno perso in sei mesi lo 0,9% del potere d’ acquisto. Infatti, dopo il recupero nella seconda metà dello scorso anno, il reddito reale delle famiglie è diminuito nei primi due trimestri di quest’ anno dello 0,7% e dello 0,2%. La debolezza dei redditi si riflette sui consumi, che ristagnano. Una nota di Federconsumatori afferma che "siamo di fronte ad una situazione terribile, una vera e propria fase di stagflazione dell’ economia, in cui i prezzi salgono ma l’ economia non cresce". Adusbef conferma l’ allarme e ricorda che stiamo assistendo, da tre anni a questa parte, ad una crescita molto forte del tasso d’ inflazione, passato dallo 0,8 del 2009 all’ 1,5 del 2010 e oggi al 3 per cento. In parallelo si ha un forte calo dei consumi: in molte Regioni si rischia di tornare sotto il livello del 2000, con una crescita del Pil vicina allo zero. Per il Codacons, l’ impatto finale sui prezzi dell’ aumento Iva sarà dello 0,64%. L’ organizzazione chiede l’ eliminazione di Mister Prezzi, che non è riuscito nel suo compito di stabilizzarne la crescita. A giudizio di Confcommercio, a ottobre l’ inflazione rialzerà la testa, perché si avvertiranno in pieno gli effetti dell’ aumento dell’ Iva. L’ Ufficio studi dei commercianti prevede per ottobre un rialzo dei prezzi al consumo dello 0,4% mensile e del 3,2% su base annua. Mentre l’ inflazione di settembre è al 3%, per i prodotti agricoli l’ aumento è dello 0,9%. Commenta così la Confagricoltura i dati diffusi dall’ Istat, sottolineando come "cominciano finalmente a risalire i prezzi all’ origine della frutta fresca, dopo la crisi dell’ E.Coli, anche se c’ è ancora un differenziale del 6,3% rispetto ai prezzi dell’ anno scorso". La confederazione ricorda che i vegetali freschi sono stati pagati il 10,6% in meno rispetto ad agosto e il 9,3% in meno rispetto a settembre dell’ anno scorso. In base ai dati Istat, i prezzi al consumo per le verdure hanno avuto un rialzo congiunturale dell’ 1,9% ma sono inferiori del 7,7% rispetto all’ anno scorso; i prezzi di vendita della frutta fresca continuano a calare (-0,8% a settembre rispetto ad agosto, e -3,1% rispetto all’ anno scorso). Secondo un sondaggio condotto dall’ Ipsos, ricordato da Confagri, bisogna ridare fiducia ai consumatori, servono quindi azioni concrete per la valorizzazione del made in Italy ed il riequilibro del valore."Un impegno – conclude la confederazione – che tutta la filiera alimentare e la politica devono assumere".

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