19 Settembre 2006

Rovati lascia: “Per il bene di Romano“

Rovati lascia: “Per il bene di Romano“
Il consulente del governo attacca Tronchetti Provera: “Ho sbagliato a fidarmi di chi non lo meritava“

Roma. “Mi dimetto per non danneggiare Romano, ma non ho commesso errori“. Invocata da tutta l`opposizione, sollecitata da ampli settori della stessa maggioranza, all`alba di ieri mattina, quando a Pechino ormai era giorno fatto, la resa di Angelo Rovati alla fine è arrivata. Una lettera di mezza cartella consegnata al presidente del Consiglio, Prodi, ha chiuso almeno un capitolo del tormentato “caso Telecom“, spingendo l`autore dell`ormai famoso studio sul futuro del gruppo telefonico che ha fatto divampare le polemiche intorno al governo, a lasciare il suo incarico di consigliere del capo del governo. Un addio che era nell`aria e che l`altra sera, dopo la decisione di Prodi di acconsentire a un confronto parlamentare sulla vicenda, non poteva più essere rinviato. Rovati ha avuto a Pechino un ultimo colloquio con Prodi poi, a metà mattinata, quando a Roma era l`alba, ha convocato i giornalisti al seguito della missione e ha reso ufficialmente nota la sua decisione. “Ho parlato con il presidente – ha spiegato ai cronisti – e insieme abbiamo convenuto che era giusto che togliessi tutti dall`imbarazzo. Dopo il mio gesto, ora in Parlamento si potrà parlare del futuro delle telecomunicazioni in questo Paese, e non del caso Rovati o del suo progetto, che francamente sono questioni strumentalmente ingigantite“. I contenuti della lettera inviata al presidente del Consiglio ricalcano queste convinzioni e spiegano ufficialmente i motivi della scelta: “Dopo le dimissioni di Tronchetti Provera e la disponibilità del governo a riferire in Parlamento sul sistema delle telecomunicazioni – ha scritto Rovati – ho ritenuto doveroso, per sgombrare ulteriormente il campo da ogni strumentalizzazione, rinunciare al mio incarico a palazzo Chigi. Resta il rammarico per il fatto che la mia iniziativa sia stata travisata per danneggiare te e il governo“. Questo rammarico si unisce a un certo risentimento nei confronti di Tronchetti Provera: “C`è stato sicuramente un eccesso di fiducia nei confronti di una persona che non ha mantenuto impegni di fiducia e di riservatezza“. Ma, a parte questo, Rovati è convinto di non aver commesso errori, neanche quello di aver spedito su carta intestata di palazzo Chigi una bozza alquanto impegnativa sul possibile futuro della maggiore azienda di telecomunicazioni del Paese. Rovati è, però, convinto che la sua uscita di scena può rappresentare la migliore strada per consentire al governo di procedere senza condizionamenti: “Ora voglio sperare che in Parlamento si possa fare un dibattito sul piano delle tlc, non su quello di Rovati. Sarebbe una cosa ridicola“. Ma era ortodosso, in quella forma e in quei tempi, dal punto di vista delle regole di mercato, proporre, da parte di un consigliere di palazzo Chigi, all`azienda di telefonia uno schema di riassetto societario? E` proprio questo uno dei quesiti su cui si fonderebbe l`indagine formalizzata ieri dalla Procura di Roma sulla vicenda Telecom. Il fascicolo, coordinato dallo stesso procuratore Ferrara, è intestato al momento “atti relativi a“: ossia, senza ipotesi di reato, né indagati. Per ora, contiene la denuncia del Codacons, inoltrata sabato scorso, e un`infinità di ritagli di giornale. Eventuali responsabilità penali andranno vagliate. Un aspetto decisivo sugli sviluppi dell`inchiesta penale verrà fornito dalle eventuali conclusioni dell`istruttoria avviata dalla Consob. Fonti vicine alla commissione, intanto, ribadiscono che l`autorità di vigilanza del mercato sta continuando a valutare “attentamente la vicenda in tutti i suoi aspetti“. La relazione della Consob sarà elemento decisivo per le valutazioni della Procura che, solo dopo aver esaminato il rapporto che la commissione guidata da Cardia potrebbe inviarle, deciderà se formalizzare un`ipotesi di reato, come ostacolo alla stessa autorità di vigilanza.

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