28 Giugno 2011

Rivolta sull’ Iva “Così pagano solo le famiglie”

Rivolta sull’ Iva "Così pagano solo le famiglie"
 

Non è ancora chiaro come verrà pagata la riforma fiscale, ma intanto montano le proteste, specie di fronte all’ ipotesi di un aumento dell’ Iva. La riduzione delle aliquote Irpef, sia in numero che in prelievo, potrebbe non essere compensata dall’ aumento dell’ Iva che – invece – potrebbe deprimere ulteriormente la già languente disposizione al consumo che gli italiani hanno manifestato dall’ inizio della crisi a oggi. E così ieri è iniziata la grande rimostranza sia del commercio, che della grande distribuzione che delle associazioni dei consumatori. Tanto più che l’ incremento di questa imposta era stato escluso con parole nette e tuonanti dal premier Berlusconi la settimana scorsa e dal ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani, dalla tribuna dell’ assemblea di Confcommercio, venerdì l’ altro. «Abbiamo ancora nelle orecchie le parole del ministro Romani – ha detto il presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli – alla recente assemblea di Confcommercio che, portando testimonianza diretta del Presidente del Consiglio, rassicurava affermando come non fosse assolutamente intenzione del Governo costruire la riforma fiscale sull’ aumento dell’ Iva, considerato uno strumento di freno per la crescita in un momento nel quale invece sarebbe necessario un forte stimolo alla ripresa della domanda interna. E voglio ricordare che una manovra sull’ Iva come quella prospettata indurrebbe una maggiore spesa per le famiglie italiane di circa 6 miliardi, coinvolgendo prodotti fondamentali ed essenziali nella spesa abituale, come carni, salumi, zucchero (aliquota al 10%) e abbigliamento bambini, prodotti per la casa e la cura della persona (aliquota al 20%)». Se, infatti, è vero – stando ad uno studio della Cgia di Mestre – che la riduzione dell’ Irpef comporterebbe un incremento di reddito disponibile per le famiglie «medie» oscillante tra i 430 e i 570 euro l’ anno, è altrettanto vero – e lo documenta un focus dell’ Ufficio studi di Confcommercio – che 341 euro di questi euro verrebbero fagocitati subito attraverso un l’ incremento dell’ Iva sui consumi incomprimibili. Non solo – dice ancora lo studio -, l’ operazione non assicura affatto parità di gettito per le casse dello Stato, in quanto il taglio dell’ Irpef è certo, mentre il rientro dell’ Iva è assai aleatorio, al punto che Confcommercio ipotizza un extradeficit da questa manovra calcolato tra l’ 1,1 e 1,6 miliardi di euro, associato ad una depressione del Pil dello 0,6% e una diminuzione dei consumi dell’ 1%. Questo non significa che Confcommercio non voglia la riforma fiscale, ma occorre farla con altre cose – ha ricordato ancora ieri il presidente Carlo Sangalli – e cioè con l’ applicfazione del federalismo fiscale e con la semplificazione procedurale «dato che il costo della burocrazia è ancora esorbitante». Fatta così, invece, dice la Coop, «si tratterebbe – dice una nota delle Coop – di una mossa perfetta per affossare la già scarsa propensione al consumo degli italiani in un contesto di perdurante difficoltà economica». Codacons è più tranchant: «E’ un’ operazione di facciata fatta sulle spalle delle famiglie che non arrivano alle terza settimana». La Coop: «La mossa ideale per affossare i consumi in un Paese in cui già ristagnano»

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