«Ristoranti vuoti»
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fonte:
- Il Secolo XIX
Sondaggio Fipe: peggiorati gli affari per il 60% dei locali. Le associazioni dei consumatori: giù i prezzi
E i gestori lamentano la recessione
Roma I ristoranti sono sempre più vuoti. A dirlo è un sondaggio effettuato dalla Fipe (Federazione dei pubblici esercenti), relativo ai primi quattro mesi del 2005. Secondo l`indagine, il 60% dei ristoratori lamenta un peggioramento degli affari, mentre solo il 13% ha registrato un aumento della clientela.
Il 75% degli interpellati descrive come negativo l`andamento del settore in generale, che per il 33% è addirittura “molto negativo“.
Quasi tutti invece sottolineano il calo sia della clientela sia dell`incasso per ogni singolo cliente.
Gli italiani, insomma, vanno molto meno al ristorante e quando ci vanno spendono meno rispetto a prima. Colpa della recessione, certo, ma anche di «un cambiamento nello stile di vita dei consumatori», come sostiene il direttore generale della Fipe, Edi Sommariva. Secondo il quale “il calo non è solo un segnale della difficoltà economica in cui versa il settore, ma anche del fatto che la gente ormai esce sempre meno fuori da casa.
Del resto quest`anno i prezzi nei locali si sono stabilizzati, quindi il problema è un altro, ossia che si gioisce di meno e che sta venendo meno la convivialità. E questo – conclude Sommaria – è un vero peccato. La tesi del direttore della Fipe è però (in parte) smentita dai dati del ministero dell`Economia, che nella “Relazione generale sulla situazione economica“ dello scorso giugno ha evidenziato un netto aumento delle spese per il cinema e per gli altri servizi ricreativi e culturali, a fronte invece di un sensibile calo (-0,6%) delle spese per i ristoranti.
Vuoti soprattutto negli ultimi giorni del mese, a causa della cosiddetta «sindrome della quarta settimana». Ossia della brusca riduzione dei consumi in tante famiglie, che fanno fatica ad arrivare a fine mese e che perciò nell`ultima settimana tagliano tutto il tagliabile, compresi i beni di prima necessità come il latte o la carne.
E` insomma crisi vera per i ristoratori, che oltretutto lamentano un netto aumento dei costi delle materie prime (i generi alimentari), sottolineando invece di aver tenuto (nell`86% dei casi) i prezzi nei menù invariati. Anche se chi li frequenta, per la verità, non sembra accorgersi che siano proprio invariati.
Come prima risposta al calo degli affari, dallo scorso 5 luglio oltre 1000 tra pizzerie e ristoranti hanno aderito al cosiddetto “patto della pizza“, ideato dal presidente della Fipe (e di Confcommercio) Sergio Billè, grazie a cui si possono consumare una pizza, una bibita e un caffé al prezzo fisso di 7,50 euro (7,00 senza caffé). Un`iniziativa che secondo Billè«rappresenta un segnale di serenità che tante imprese hanno voluto dare per ridare fiducia ai consumatori e che fan ben sperare per il rilancio di un settore in difficoltà».
Ma il patto non ha convinto le associazioni dei consumatori. Adiconsum non ha dubbi. E sentenzia: «Si tratta di un`iniziativa puramente propagandistica, perché pagare 7 euro per un pizza e una bibita è comunque esoso». Dura anche l`Adusbef, secondo cui «il patto della pizza è una vera e propria truffa mediatica, confezionata ad arte, perché solo 1000 su oltre 15000 locali della Fipe vi hanno aderito, e perdipiù l`offerta è valida solo un giorno alla settimane».
Positivo invece il giudizio di Codacons, secondo cui «quella del patto è una buona notizia, anche se tardiva, considerati gli aumenti praticati nella ristorazione dal 2001 ad oggi. L`iniziativa andrebbe però estesa ad altri ristoranti, con un menù di varie portate, magari a 12 euro».
Al di là delle offerte promozionali e delle polemiche, l`unica certezza è che per i ristoratori è recessione. Crisi forse inevitabile, data la crisi economica galoppante che attanaglia le famiglie e soprattutto dati i prezzi che sono comunque raddoppiati rispetto a quando c`era la vecchia liretta.
Ora però i gestori dei locali contano sull`estate, stagione in cui tradizionalmente la gente esce più spesso da casa, per recuperare clienti. Si spiegano così i dati secondo cui il 25% dei ristoratori si aspetta un miglioramento e solo uno su tre è pessimista per il futuro. Comunque incerto, anche per chi non possiede una pizzeria.
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