«Rincari, un italiano su 4 in sciopero»
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fonte:
- Corriere della Sera
«Rincari, un italiano su 4 in sciopero»
Ma i supermercati: irrilevante il peso della protesta antieuro, in alcuni casi abbiamo venduto di più
MILANO – Convincere più italiani possibile a non comprare nulla per protestare contro il presunto aumento, causato dall?euro, dei prezzi di molti beni di consumo e contro il paniere Istat, «reo» di calcolare il tasso d?inflazione in modo inattendibile. Era questa la scommessa delle associazioni di consumatori – Adusbef, Federconsumatori, Adoc e Codacons – che hanno proclamato per ieri lo «sciopero della spesa». Il cartello dei consumatori sostiene di aver ottenuto un successo enorme e parla di 10 milioni di adesioni all?iniziativa: «Almeno 1 cittadino su 4 ha protestato contro i “ladri di euro“ e il caro prezzi», dicono. In realtà, al di là del valore simbolico e politico della manifestazione, verificare le adesioni è difficile. Quasi come passare 12 ore senza mettere mano al portafoglio. Gaetano Pergamo, di Confesercenti, parla di «adesioni statisticamente irrilevanti». Riccardo Garosci, direttore della Faid federdistribuzione, assicura: «Abbiamo rilevato i dati nei punti vendita del Nord, Centro e Sud Italia: rispetto a venerdì scorso pare che i clienti siano addirittura aumentati». E questi sono dati nazionali. Perché se poi si va a vedere che cosa è successo città per città e mercato per mercato si scopre che a Milano è calato il consumo dei caffè al bar e si è speso meno nei parcheggi a pagamento e anche nell?acquisto di fiori ai chioschetti (peccato). Che a Roma supermarket e mercati rionali erano in sofferenza. Che a Napoli lo «sciopero» colpiva soprattutto esercizi non alimentari e in Toscana Unicoop parla di «adesioni significative».
Ma insomma, davvero si spende di più? E se sì, per che cosa? E ancora, l?Istat calcola l?inflazione come si deve o no? «Forse si spende di più – dice Garosci – ma perché non abbiamo ancora metabolizzato il passaggio all?euro. Per esempio, ieri davamo 1.000 lire di mancia e oggi 1 euro, il doppio. E lo stesso accade in chiesa con l?elemosina. Secondo me conta anche il fatto che sia una moneta: se avessimo le banconote da 1 euro le spenderemmo con meno facilità». Ma allora il carovita non c?entra, è solo una sensazione. Possibile? «In realtà i prezzi di alcuni beni crescono davvero e noi lo abbiamo sottolineato – spiega Gian Paolo Oneto, responsabile delle statistiche congiunturali dell?Istat -. Gli alimentari, per esempio, sono aumentati di oltre il 4% e le verdure fresche, da dicembre a maggio, del 15%. Queste cose colpiscono molto la percezione dei consumatori, che poi magari si scordano del fatto che costano meno le tariffe aeree o il gas, voce importante nel budget delle nostre famiglie il cui costo è sceso del 6%». Sarà. Eppure proprio l?Istat era uno degli obiettivi della protesta. Sotto la sede romana dell?Istituto ieri c?è stato un sit-in. I partecipanti radunati dalle 4 sigle che hanno promosso lo sciopero, dicevano che il paniere è lontano dalla realtà, che si basa sui consumi di prodotti non indicativi delle possibili variazioni del costo della vita, che l?inflazione è nascosta e il carovita viaggia al 4-5% e non al 2,2% rilevato dall?Istat. Alla fine i rappresentanti dei consumatori sono anche stati ricevuti dai vertici Istat, che però hanno escluso la possibilità di aggiornare il paniere d?accordo con loro: «Le critiche sono utili e noi siamo pronti a dare chiarimenti – hanno detto all?Istituto – ma l?indagine deve basarsi su criteri statistici definiti dai regolamenti comunitari». Criteri giudicati insoddisfacenti anche da Alfonso Pecoraro Scanio (Sole che ride) che intende presentare una proposta di legge per cambiarlo. E da Confconsumatori e altre associazioni che non hanno aderito allo sciopero, ma che vogliono creare un paniere alternativo che tenga conto dei nuovi stili di vita lavorando assieme all?istituto di rilevamento Eurispes.
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