“Ricarica mi costi, anzi mi costi davvero un po` troppo“
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fonte:
- L`Unità
Servizi, tariffe, optional fantasia nell`universo miliardario dei cellulari, dove le compagnie trionfano
“TI AMO, ma quanto mi costi?“. Si può partire da una vecchia pubblicità per parlare del nostro telefonino, sempre più accanto a noi durante la giornata. Utilissi- mo, ma anche costoso. Soprattutto se usato senza pensare a quanto incide la spesa per il suo utilizzo. Negli ultimi mesi la polemica si è addensata sui costi di ricarica e un grande movimento di massa si è scagliato contro il fastidioso balzello che grava nelle tasche dei consumatori. Con grande beneficio, invece, per quelle dei gestori: 5 miliardi di euro in tre anni, secondo i calcoli del presidente del Codacons Carlo Rienzi. Ma il costo di ricarica non è che un elemento del mosaico di costi nascosti ed insidie messo in atto dai gestori telefonici italiani. Paradossalmente, il costo di ricarica lo si può vedere anche come il balzello meno nascosto e trasparente di quelli che ci attendono quotidianamente. Nelle tasche degli italiani ci sono, infatti, anche altre trappole su cui spesso è difficile mettere l`occhio. Partiamo dallo scatto alla risposta: è un costo lecito o un altro balzello? Fatto sta che è appena arrivato, nell`ultimo piano Vodafone “One Nation“, a costare ben 19 centesimi. Negli anni `90 era fermo sulle 240 lire, ora sfiora le 400 in barba all`inflazione. E lo scatto alla risposta può incidere molto. Prendiamo un esempio chiaro usando il gestore pioniere, Tim. Basta confrontare le sue due tariffe di punta, Unica New e Flash Tim per capire cosa produce questo balzello: la prima prevede un costo al minuto di 19 ct., la seconda di quasi 25 ct. ma non ha scatti alla risposta. “Unica“ risulta però più sconveniente in gran parte dei casi a causa dello scatto alla risposta di 16 centesimi, che porta a spendere per 60 secondi di conversazione ben 35 centesimi. Prendendo in considerazione tre minuti, ovvero quella che pare essere la media nazionale, la spesa sostenuta sarà di 73 centesimi, quindi di circa 24 ct. al minuto con un +25% rispetto al valore nominale. In Italia abbiamo costi nominali al minuto, infatti, molto bassi ma i costi reali per il cliente sono ben altri. Molte tariffe promettono pochi centesimi al minuto, ma come abbiamo visto prima il costo di ricarica e poi lo scatto alla risposta fanno saltare tutti i conti. Ma non ci sono loro. Se non fossero bastati quei due balzelli molte delle nuove tariffe attuali sono tariffate a scatti. Ebbene sì, proprio quegli scatti che negli anni 90 sembravano obsoleti e che la Wind dell`epoca si promise di togliere con le sue prime tariffe senza scatto. È arrivato il Nuovo Millennio e siamo tornati indietro nel tempo; la stessa Wind ha pressoché abbandonato quel sentiero introducendo, come i suoi concorrenti, tariffe che per una telefonata di 1 secondo fanno pagare, in barba al costo nominale del piano “Wind 10“, almeno 20 centesimi. Lo scatto alla risposta e l`addebito dei primi trenta secondi anche se non utilizzati infatti fanno il loro “dovere“, ossia rimpinguare le casse del gestore. E la lista dei costi più o meno nascosti non finisce qui. Ormai il roaming internazionale per i clienti italiani è diventato cosa da ricchi, le tariffe sono in continuo aumento e soprattutto tremendamente identiche tra loro alla faccia della concorrenza. Così accade che andando all`estero – come ha sottolineato anche il Commissario Europeo, Viviane Reding – ci sia la “summa“ del costo nascosto: scatto anticipato, tariffazione a scatti e, ultima ma non meno importante, la beffa dell`iva pagata dai prepagati anche quando non dovuta al di fuori dell`Ue. Comunque non ci sono soli i balzelli a cui fare attenzione, occhio anche a cosa comprate. Anche in Italia, infatti, si è mutuata l`esperienza estera di sovvenzionare i telefonini in cambio della “fedeltà“ del cliente. Si possono fare buoni affari, ma attenzione a quel che firmate. Il vostro nuovo videotelefonino vi regala spesso un contratto con una lunga durata minima e, soprattutto, con delle penali da pagare in caso di recesso anticipato. E pensare che il cellulare era nato per semplificare la vita dei cittadini.
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