1 Settembre 2011

Resta carica l´arma Iva, può portare 6 miliardi

Resta carica l´arma Iva, può portare 6 miliardi
 

ROMA – Sembra il gioco delle tre carte. Anzi delle tre aliquote dell´Iva. Alla fine l´ipotesi di innalzamento dell´Iva dell´1% è ritornata in ballo, anche se il sottosegretario al ministero dell´Economia Luigi Casero continua a negare che il governo stia lavorando su questo fronte. Eppure quello dell´Iva è un piatto che farebbe gola a molti, in primis a Berlusconi. Appoggiato da Confindustria, Cisl e Uil, Udc e Anci (Comuni). L´aumento può far incassare da un minimo di 4 miliardi (aumento dal 20 al 21% della sola aliquota principale) ad oltre 6 miliardi (aumento di tutte e tre). Se tutti pagassero, visto che è l´imposta più evasa in Italia: nel 2010 il Fisco ha scoperto pagamenti omessi per sei miliardi. I primi ad evadere sono gli autonomi, solo il 12,5% di loro la paga, contro il 50,3% dei dipendenti. Evasione fiscale, inflazione e contrazione dei consumi sono le preoccupazioni del fronte del no, guidato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, da Bossi, da Confcommercio e dalle associazioni dei consumatori. In prima battuta Tremonti l´aveva spuntata con un rinvio del ritocco dell´imposta. Un rinvio, appunto. Meglio se nell´ambito dell´attuazione della delega fiscale, in cui il rialzo dell´Iva è già previsto. In quel caso l´innalzamento potrebbe essere deciso senza passare dal Parlamento. Sarebbero le famiglie ancora una volta a pagare. Si schierano quindi contro questa operazione Confcommercio e associazioni di consumatori. La Confcommercio è preoccupata per l´effetto depressivo sui consumi, causato da una lievitazione dei prezzi. E di conseguenza sulla crescita del Paese. Secondo i calcoli della confederazione avrebbe un impatto negativo sul Pil, che, in assenza di una compensazione Irpef, potrebbe ridursi di oltre l´1%. E il quadro non è dei più allegri, visto che l´Fmi ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell´Italia, con un incremento di Pil stimato per il 2011 dell´0,8%. Confcommercio fa notare inoltre che degli oltre 93 miliardi complessivi di gettito Iva, 90 derivano dall´aliquota ordinaria (20%) e da quella intermedia (10%) e più del 70%, cioè quasi 66 miliardi, viene proprio dai consumi delle famiglie. Ancora una volta quindi si taglierebbero le gambe alle famiglie. Che secondo il Codacons pagherebbero 290 euro in più all´anno. I settori più penalizzati sono quelli dei beni di largo consumo, quelli su cui grava l´Iva ordinaria al 20% e in cui rientrano, per esempio, anche le automobili, nuove e usate. Ma anche l´intermedia – quella al 10% che si applica su elettricità domestica, farmaci, seconda casa, frutta e carne – e quella al 4% su prima casa, libri, giornali, pane, latte, formaggio, potrebbero non uscire indenni dalla manovra, per effetto dei tagli lineari che potrebbero essere operati sulle agevolazioni. Aumentare solo sull´Iva sui beni di lusso? Un´altra ipotesi. Un altro giro di carte.
 

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