Quanto ci costa l’ ultima stangata Ma per 36 mila c’ è lo sconto sull’ Irpef
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fonte:
- La Nazione
di SALVATORE MANNINO NON È UNA MANOVRA, si schermiscono Mario Monti e i suoi ministri tecnici, ma il conto è salato lo stesso. Circa 32 milioni di euro quanti ne pagheranno gli aretini come differenza fra la stangatina sull’ Iva, i tagli alle aliquote sui redditi più bassi e il tetto alle detrazioni, che colpirà invece soprattutto chi guadagna di più. In realtà, a voler entrare nei dettagli della legge di stabilità che il consiglio dei ministri ha varato martedì notte, ci si ritrova dentro una vera e propria babele di numeri. Perchè è chiaro che ogni contribuente, compreso ogni aretino che paga le tasse, ci guadagna o ci perde in relazione alla sua situazione personale o familiare. Le associazioni dei consumatori, però, hanno messo al lavoro i loro esperti, che qualche stima sono riusciti ad abbozzarla subito. E allora il calcolo è che lo sconto medio dovuto al ribasso delle aliquote Irpef sui redditi fino a 28 mila euro sarà di un paio di bigliettoni da cento all’ anno, mentre il rincaro causato dall’ aumento Irpef sarà intorno ai 500 euro. La differenza, dicono al Codacons in base a complicatissimi conti, è di 328 euro per una famiglia media di tre persone. Ad Arezzo e provincia, si può calcolare approssimativamente che fra single, semplici coppie, nuclei con un solo figlio o più di uno, questo coefficiente si possa moltiplicare per 100 mila. Basta una semplice moltiplicazione a quel punto per arrivare alla somma di 32 milioni di cui si parlava all’ inizio. MA PROVIAMO a entrare nel dettaglio. L’ aumento dell’ Iva (due scaglioni che passano dal 10 all’ 11% e dal 21 al 22) riguarda indistintamente tutti i consumatori, quindi quasi tutti i 350 mila aretina (fanno eccezione neonati e bambini) che acquistano. Per i 2 mila contribuenti cosiddetti incapienti, quelli che guadagno meno di 8 mila euro e non pagano Irpef, ci sono solo i costi: pagheranno di più le merci per effetto del rincaro Iva ma non avranno alcun sollievo fiscale perchè già non versano niente. Idem dicasi per gli oltre 10 mila che superano la soglia dei 28 mila euro entro la quale scatta lo sgravio: anche loro spenderanno più per l’ Iva ma non godranno di alcun vantaggio sulle imposte perchè vengono considerati come contribuenti in grado di cavarsela da soli, senza la manina degli sconti governativi. Resta la grande platea di coloro che hanno un reddito compreso fra gli 8 mila e i 28 mila euro. Sono la maggioranza del «popolo fiscale» aretino, tanto che il reddito medio pro-capite della provincia, stando alle denunce Irpef, è di 23 mila euro. In totale raggiungono la quota di circa 36 mila contribuenti. Di loro quelli che dichiarano da 8 a 15 mila euro sono circa 15 mila: la loro aliquota Irpef scende dal 23 al 22 per cento. Il gruppone di coloro che invece guadagnano fra 15 mila e 26 mila euro è composto di circa 21 mila contribuenti: anche per loro sconto dell’ 1 per cento, ma con un’ aliquota che scende dal 27 al 26%. C’ È POI IL CAPITOLO dolente del tetto alle detrazioni introdotto dal consiglio dei ministri per i redditi sopra i 15 mila euro: non si potranno sottrarre alla denuncia più di 3 mila euro, compresa una delle voci più comuni come è quella degli interessi passivi sul mutuo della prima casa. Una situazione che riguarda decine di migliaia di aretini. Molti di loro, però, dovrebbero riuscire a rientrare nel tetto. Prendiamo un mutuo di 100 mila euro stipulato da qualche anno: la quota attualmente detraibile è di circa 700 euro. Per arrivare a 3 mila resta un bel margine, nel quale si possono inserire anche altre voci come le assicurazioni, capitolo anch’ esso assai gettonato nelle dichiarazioni. Restano fuori, invece, a quanto si capisce dal testo di legge, le spese sanitarie: quelle potranno continuare a essere detratte con i criteri di adesso. Comunque sia, resta quel prelievo forzoso di 328 euro che va ad aggiungersi alla pressione fiscale di ora. Se invece di guardare alla famiglia media, si considera il singolo, siamo a una media di circa 100 euro a testa. Sottratti evidentemente ai consumi e al risparmio. Pensare a una ripresa trainata dal mercato interno, compreso quello locale, diventa sempre più difficile. Anche gli aretini restano più che mai nel bel mezzo del tunnel.
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