Prodotti alle stelle? I camion non c’ entrano
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fonte:
- Repubblica.it
Sorpresa: la colpa degli aumenti dei prodotti al dettaglio (leggi settore elettronico come telefonini, alimentare ecc.) non sono dovuti all’ aumento del trasporto su gomma ma a ben altre cause. A svelarlo è un’ inchiesta pubblicata sul mensile TIR la rivista dell’ Albo degli Autotrasportatori sui dati Confcommercio e Adiconsum che capovolge una volta per tutte la diffusa opinione che la voce “autotrasporto” sia molto rilevante nel determinare gli aumenti patiti da tutti i consumatori. Secondo infatti uno studio realizzato da Confcommercio, il camion incide da un mimino dell’ 1,1,% nel settore elettronico fino a un massimo del 5,5% nel settore alimentare. Anche arrivando a temi di strettissima attualità, come i costi della sicurezza, la musica non cambia: ipotizzando un aumento addirittura del 20 % dei servizi di autotrasporto in conto terzi oggetto di contratti scritti, i prezzi al dettaglio restano praticamente invariati: un litro di olio, per esempio, costerà 2 centesimi di euro in più (+0,020 euro), mentre per un chilo di zucchero l’ aumento sarà di soli 3 millesimi di euro (+0,003 euro). E il risultato non cambia nemmeno per prodotti di altro tipo: un telefonino del valore di 45 euro subirà un aumento di 0,030 euro (3 centesimi), le scarpe da ginnastica di 0,122 euro (12 centesimi) e i jeans di 0,216 euro (21 centesimi). Interessante incrociare questi dati con le denunce del Codacons. Secondo l’ associazione dei consumatori le speculazioni sui costi e i troppi passaggi nella filiera provocano ingiustificati rialzi dei prezzi dell’ ortofrutta, con ricarichi dalla terra al consumatore che raggiungono anche il 1.100%. I passaggi di mano delle merci agricole sono mediamente tre o quattro, ma possono salire, in alcuni casi, anche fino a otto. E ad ogni step, il prezzo cresce. Basti pensare al caso delle melanzane che dal campo alla tavola registrano ricarichi del 1.118%, o alla lattuga e ai pomodori (+600%), ai limoni (+542%), agli spinaci (+497%), o ad arance, carciofi, cipolle e radicchio, i cui rincari superano quota 300 per cento.
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