13 Marzo 2013

Prezzi e salari, si allarga la forbice

Prezzi e salari, si allarga la forbice

 

Roberto Ciccarelli Teniamoci lontani dalla frutta fresca. E non parliamo della carne, quella mangiamola una, massimo due volte a settimana. A febbraio i prezzi sono cresciuti, rispettivamente, del 7,6% e del 7% rispetto allo stesso mese del 2012. Circospetti tra gli scaffali dei supermercati si aggirano consumatori intimiditi, sostiene la Coldiretti che ieri ha commentato i dati pubblicati dall’ Istat sull’ inflazione e l’ andamento dei prezzi dei prodotti acquistati con più frequenza dai consumatori (dal cibo ai carburanti). L’ aumento registrato dall’ istituto nazionale di statistica è stato dello 0,4% su base mensile e del 2,4% su base annua, in ulteriore rallentamento dal 2,7% di gennaio. Cifre che prendono tutt’ altra consistenza se guardiamo al carrello della spesa. Il pane, ad esempio. Per Coldiretti è aumentato dell’ 1,9%, mentre i vegetali freschi che si comprano poco prima di arrivare alla cassa del 2,4% solo nell’ ultimo anno. Potremmo, forse, limitarci ad un primo, stringere la cinghia, e resistere. Niente da fare, la pasta è aumentata dell’ 1,5%, l’ olio d’ oliva dell’ 1,7%. Beviamo del vino, poco ma buono. Ma anche quello è aumentato del 4%. Dallo stillicidio si salva il pesce fresco di mare, costa solo lo 0,6% in più. Da Nord a Sud il carrello della spesa si è fatto più leggero. La spesa a febbraio costava 2,4% in più. A Genova 2,7%, a Reggio Calabria 3,5% a Venezia il 2,3%, mentre l’ inflazione è più contenuta a L’ Aquila e a Firenze (1,3%), l’ 1,4% a Palermo, Napoli e Aosta. Per la spesa quotidiana, calcola il Codacons, una famiglia di tre persone spende 335 euro in più rispetto a un anno fa: «Una stangata superiore persino alla tanto contestata Imu sulla prima casa, pari a 225 euro». Per Federconsumatori e Adusbef i dati Istat sull’ inflazione sono invece sottostimati. Qualora il livello della crescita dei prezzi fosse quello indicato (+2,4%), l’ aggravio per le tasche delle famiglie sarebbe pari a 888 euro all’ anno per una famiglia di tre persone. Considerando l’ aumento di prezzi e tariffe, in particolare per l’ affitto, l’ acqua, l’ elettricità e i combustibili (+4,6%), l’ istruzione (+2,9%), le bevande alcoliche e i tabacchi (+2,8%), i trasporti (+2,5%), l’ aggravio per il 2013 sarà addirittura di 1.490 euro, 3.823 euro considerando il devastante biennio 2012-2013. L’ Istat registra comunque un rallentamento dell’ inflazione. A febbraio sarebbe all’ 1,9%, il valore più basso da dicembre 2010. Si tratta della quinta frenata consecutiva. L’ aumento dei prezzi potrebbe essere contenuto se, al contempo, fossero aumentate le retribuzioni, che invece restano al palo. Nel 2012 sono aumentate solo dell’ 1,9%. È un dato in frenata sul 2011 (+2,1%) e nettamente al di sotto del tasso d’ inflazione, pari al 3% sempre nel 2012. È questa divaricazione tra prezzi e salari, oggi all’ 1,1% (contro lo 0,7% del 2011) a rivelare la gravità della crisi indotta dalle politiche di austerità che hanno aumentato i prezzi, mortificato i salari e depresso la domanda interna. Confcommercio è sincera. Se, da un lato, saluta favorevolmente il rallentamento dell’ inflazione, dall’ altro lato riconosce che stiamo vivendo «una crisi del consumo di dimensioni così profonde come mai la nostra economia aveva conosciuto dal secondo dopoguerra ad oggi». Un’ ammissione che fa tremare i polsi. Tra il primo trimestre del 2011 e il quarto del 2012 i consumi sono crollati di oltre il 6%. Il 2013 promette di sfondare questo tetto, imponendo la realtà di un’ economia in piena depressione: bassa domanda, causata da retribuzioni da fame e margini di profitto per le imprese in contrazione. Risultato: le aziende chiudono e il sistema delle imprese si impoverisce. 6,5 milioni di persone reagiscono ricorrendo alla spesa «low cost», ricorda la Confederazione italiana agricoltori (Cia), e ammettono di rivolgersi quasi esclusivamente ai discount per la spesa settimanale. PER CONFCOMMERCIO questa è la cifra del crollo dei consumi avvenuto tra il primo trimestre del 2011 e il quarto del 2012. «Una crisi così profonda non è mai stata conosciuta dal Dopoguerra a oggi». E gli italiani fanno la spesa ai discount, risparmiando sui beni primari (dal cibo ai carburanti). Nel frattempo è cresciuto il divario tra i prezzi e i salari: oggi è all’ 1,1%, ma nel 2011 era allo 0,7%. Questi gli effetti di un’ economia in piena depressione Foto: /FOTO EMBLEMA.

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